E’ andato di scena ieri a Londra il TransferRoom Summit, l’incontro riservato ai dirigenti di alcuni tra i più grandi club mondiali per facilitare le relazioni in sede di calciomercato. L’ospite d’onore di ieri è stato Monchi, direttore sportivo della Roma, che ha dispensato consigli agli aspiranti dirigenti e regalato delucidazioni sul suo operato ai più curiosi.

Il percorso di Monchi da ds non lascia ombra di dubbio sul fatto che è un predestinato per il tipo di incarico che ricopre. Basti pensare al percorso fatto con il Siviglia: il club andaluso nei 110 anni di storia prima dell’arrivo di Monchi ha conquistato 4 trofei per poi accaparrarsene 9 dal 2006 in poi. Un percorso vincente culminato con la vittoria nella finale di Europa League nella stagione 2013/2014. Nonostante ciò, non sono mancate le critiche nei confronti dell’attuale ds giallorosso nei momenti nevralgici della stagione in corso, critiche riguardanti in particolare le cessioni di due pilastri del centrocampo come Nainggolan e Strootman. Monchi però non demorde e insiste nel professare la sua filosofia di calcio, fiducioso e ottimista per il futuro. Ieri ha definito così il TransferRoom: “Uno strumento molto utile, meno intermediari sono coinvolti, meno sono i costi. TransferRoom semplifica molti processi e ci permette di risparmiare molto tempo”. Presenti all’incontro emissari di club prestigiosi come Manchester City, West Ham, Liverpool, Juventus, Roma, Chelsea, Siviglia, Newcastle, Wolfsburg, Shanghai SIPG, Real Sociedad, Hoffenheim, RB Salzburg, FC Copenhagen, Bayer Leverkusen, Sparta Praga e Club Brugge. L’abilità più importante per un direttore sportivo è essere pratici, perché non c’è tempo da perdere – ha poi continuato il ds capitolino – Bisogna essere sempre raggiungibili, saper comunicare con chiunque si occupi dell’area scouting e soprattutto saper delegare quando serve. Di fatto, il lavoro di un direttore sportivo è un lavoro di squadra, bisogna saperlo se si vuole arrivare al top”. Come si fa a negoziare? Ma soprattutto, come si fa quando ci si ritrova di fronte un esperto direttore come Monchi? Prima di tutto, non mi ritengo un negoziatore. Bisogna essere molto più freddi di me. La mia strategia è avere sempre più opzioni: se per esempio una squadra sa che mi piace un portiere valutato tra i 7 e i 10 milioni, magari me ne chiedono 15. Ecco che è importante avere subito un piano B, ma non solo: bisogna avere una lista di alternative la più lunga possibile”. Come indicazione generale vige comunque la regola secondo cui tutte le parti in causa devono rimanere soddisfatte delle trattative portate a termine. “È importantissimo. Perché poi tutto torna: non bisogna mai approfittarsi della controparte ma lasciarsi sempre nel migliore dei modi. I benefici si coglieranno nel tempo”.

 

a cura di Biagio Rocchi