Dai dubbi iniziali alle prestazioni sempre più buone: le tappe del percorso di Olsen

La Roma non sta attraversando il momento migliore della sua storia. I risultati in campionato tardano ad arrivare e la qualificazione agli ottavi di Champions (sebbene sia un fattore più che positivo) è stata accolta dai fischi dell’Olimpico dopo la sconfitta con il Real Madrid. Tuttavia, il pessimismo generale è alleviato dalla crescita di alcuni singoli, tra i quali va sicuramente citato Robin Olsen.

Il portierone svedese, infatti, è arrivato nella Capitale tra i dubbi e le critiche di larga parte della tifoseria. Il principale motivo dello scetticismo era dovuto al fatto che non fosse così semplice sostituire un giocatore dal valore di 70 milioni come Alisson. In effetti, le prestazioni iniziali del gigante di Malmö non hanno fatto gridare al miracolo, anzi…

Per caratteristiche fisiche, la figura di Olsen avrà rievocato in qualcuno lo spettro di Stekelemburg (non propriamente un idolo ai tempi di Luis Enrique). A mano a mano, però, l’estremo difensore si è fatto apprezzare in più di qualche intervento, infondendo sempre più sicurezza al reparto arretrato giallorosso.

Le ragioni di questa crescita vanno ricercate, oltre che nel graduale ambientamento, nel lavoro svolto da Marco Savorani, l’ottimo preparatore dei portieri giallorossi, che tanto bene aveva fatto con Szczesny e, soprattutto, con il già citato Alisson.

Un curioso dato che conferma le buone qualità tecniche di Olsen riguarda l’accuratezza dei suoi rinvii:

Insomma, anche se all’inizio il portiere della Svezia ha fatto storcere la bocca a tanti, gli va dato atto che la situazione generale della squadra non è che sia molto più rosea. Per questo, il costante miglioramento del numero 1 è un segnale che tutti devono rimboccarsi le maniche per risalire una classifica che, fino ad ora, non rispecchia le reali potenzialità della rosa giallorossa.

A cura di Samuel Giuliani (9Giuliani)