Il direttore sportivo della Roma, Monchi, ha fatto il punto della situazione giallorossa

Passate le feste, la Roma si ritrova a Trigoria per iniziare a preparare quella che dovrà essere una grande seconda parte di stagione. Intanto, però, il DS Monchi ha fatto il punto della situazione attuale in casa giallorossa. Queste le sue parole alla Gazzetta dello Sport:

Un bilancio dopo i primi 20 mesi di Roma.

“I bilanci si possono fare quando finisce un progetto e il mio è ancora lungo. Se penso alla stagione scorsa, è positivo; mentre per questa, finora, non è buono. Ma non saranno alcuni risultati a cambiare il mio modo di pensare e a farmi passare l’entusiasmo di lavorare nella Roma”.

Quindi non lascia a fine stagione…

“Ogni giorno, sento dire che mi dimetto o che mi mandano via. No, l’ho già detto: resto alla Roma. Capisco che ora la prima necessità del tifoso sia vincere, ma è importante anche essere sempre competitivi, di alto livello e vicini al successo. Meglio così, piuttosto che vincere solo una volta e poi nulla. Aldilà dei risultati o di qualche acquisto giusto o sbagliato, la nostra è una società modello. Mi piacerebbe che si giudicasse a 360° e non ci si concentrasse solo su Monchi o Di Francesco. La Roma è più di quello che si legge o si sente”.

A proposito, ha faticato a difendere Di Francesco?

“No, perché ero fiducioso al 100% sull’idea di tenerlo e tutti l’hanno condivisa. Ci sono momenti, come le sconfitte a Udine e a Bologna o il pareggio a Cagliari, in cui vorrei uccidere il mister e me stesso… ma lì prevale il mio essere tifoso. Ho grande fiducua nel mister e i bilanci si faranno a fine stagione”.

Di Francesco è spesso accusato di essere un “aziendalista”…

“Eusebio non è aziendalista: è un dipendente, come tutti noi. A me non è piaciuto vendere Salah e Rüdiger lo scorso anno, ma l’ho dovuto fare. Fortunatamente, il nostro tecnico ha compreso il momento e ha raggiunto comunque dei risultati. Per questo, non posso perdere la fiducia in lui per qualche riultato negativo. Nella mia carriera, ho sempre fatto fatica a licenziare un tecnico. Si fa solo se perde la testa. Ma io arrivo a Trigoria la mattina alle 07:30 e me ne vado alle 20:00: ho la percezione di ciò che capita”.

E la sua percezione è che la Roma sia uscita dalla crisi?

“Voglio pensare di sì. Ci sono segnali che indicano che stiamo crescendo. Stiamo ritrovando giocatori importanti. Anche a livello fisico, i dati dell’ultimo mese sono nettamente migliori. Stiamo riprendendo la strada giusta per arrivare all’obiettivo finale”.

Capitolo De Rossi: com’è la situazione?

“Conoscendo Daniele e il suo romanismo, neanche a lui fa bene parlare del futuro adesso. Tutti dobbiamo sperare nel suo recupero. Per fortuna, abbiamo avuto notizie buone dal punto di vista radiologico. Ora bisogna capire cosa succederà quando tornerà ad allenarsi sul campo. Due giorni fa, per la prima volta, l’ho visto diverso, ottimista, positivo, perché non ha dolore”.

Quando si parlerà dei rinnovi di Manolas, Ünder, El Shaarawy e Pellegrini?

“Sono situazioni diverse. Alcune saranno valutate a fine mercato, altre al termine della stagione. Poi c’è Zaniolo che, visto il rendimento, sarà forse il primo rinnovo che affronteremo. Se mi aspettavo che potesse fare così bene da subito? No. Sapevo che fosse un ragazzo di prospettiva, ma pensavo più a lungo termine. Adesso sta stupendo tutti, ma dobbiamo essere tranquilli con lui perché ha solo 19 anni”.

Una domanda che tutti i tifosi si sono posti: Zaniolo resterà a lungo?

“In passato, abbiamo dovuto cedere giocatori importanti per sistemare i conti, perché una società modello deve rispettare le regole, anche se in Italia o all’estero ci sono squadre che fanno finta o prendono strade diverse. Tuttavia, Zaniolo è il futuro della Roma e non sarà venduto. Avrà un percorso lungo e importante in questa società”.

La Roma ha già molti giocatori italiani: aumenteranno?

“Io ho tanti difetti, ma due grandi virtù: riconosco gli errori e mi piace imparare. Il Monchi che è arrivato qui aveva una conoscenza indiretta del calcio italiano. Oggi lo conosco meglio e ho capito che è più opportuno prendere giocatori italiani. Tra gli acquisti fatti, spesso quelli che sono andati meglio sono gli italiani. Questo non significa che trascurerò il mercato estero, ma la Roma, in futuro, sarà molto italiana”.

A proposito di errori: è stato uno sbaglio prendere Pastore e Schick?

“Sono due discorsi diversi. Pastore è forte, ma bisogna ritrovare quello di Palermo e Parigi e credo che siamo ancora in tempo. Il problema di Schick invece è la persona, non il calciatore. Ha grande qualità e si vede in allenamento, ma non riesce ad esprimersi in partita. L’adattamento è complicato a volte, ma io ci credo”.

Cosa aspettarsi dal mercato di gennaio?

“La Roma in estate ha investito tanto. Le cose importanti le abbiamo già fatte, cerchiamo solo giocatori che alzino il livello della squadra. Non è facile, ma ci proveremo fino alla fine. Come qualità e quantità, però, siamo pronti”.

Finiamo con un gioco. Per ogni nome, ci dice se si tratta di un obiettivo possibile o impossibile per la Roma.

“Piatek? Possibile, se solo non chiedessero 70 milioni. Per me è forte, ma al Genoa. Siamo sicuri che lo sarebbe, per esempio, anche al Chelsea?

Malcom? Quando uno fa il d.s. di un club, deve capire che rappresenta anche il cuore e i sentimenti dei tifosi. Lui si è preso gioco della Roma e a me importa dell’immagine della società.

Tonali? Uno dei giovani più importanti del calcio italiano, ma potrei dire lo stesso di Barella…

Mancini? Ora impossibile. Forse se ne potrà parlare in estate.

Rugani? Impossibile sia ora che dopo. Hanno già rifiutato 40 milioni dal Chelsea e noi non siamo disposti a spendere così tanto per un difensore centrale.

Thiago Mendes? Impossibile.

Ziyech e Belotti? Piacciono entrambi.

Bennacer? Ci piace, ma se ne parlerà a giugno.

Dendocker e Ozyakup? Impossibili, esattamente come Herrera”.

A cura di Samuel Giuliani (9Giuliani)