Forse citare Hitchcock nel titolo di un film pietra miliare, per un giocatore presto dimenticato dalla Milano rossonera, è tanto. Forse un insulto. Eppure “o rei da pedalada”, come lo chiamano, invece, al Santos, è un istituzione. Dopo Pelè, certo. Ma più di Diego,più di Neymar. Prima del giovane talento del Barcellona, era lui ad infiammare gli spalti di Vila Belmiro, a segnare 60 reti e portare 3 campionati in dote ai bianconeri. Lui, scoperto da Pelè in persona, arrivato al Milan come acquisto di secondo piano solo perchè contestualmente arrivò un certo Ibrahimovic. Anche in serie A un campionato, 25 reti di cui 16 al primo anno, quello dello scudetto,ma un rendimento in calo vertiginoso,sino alla cessione quasi forzata in prestito di nuovo al Santos, nel 2014, dove continua a farsi apprezzare con 6 reti in 17 presenze.

Ma il prestito, ora, è finito. Il brasiliano da contratto deve rientrare a Milano, dove in circostanze normali non lo vuole nessuno, figuriamoci ora che di normale al Milan non c’è niente. La certezza è proprio questa, che il Milan non punterà su di lui, ma anche che il Santos non vuole nè sborsare i soldi per il suo cartellino(Galliani l’anno scorso chiese 7 milioni)nè quelli dell’ingaggio(1.8 milioni annui). Il presidente Modesto(di nome ed evidentemente di fatto) forse ha messo nel porcellino i soldi del cartellino di Neymar e, all’italiana,proporrebbe solo contropartite tecniche ai rossoneri.

Alla fine è la volontà del giocatore che la spunta, ed essendo Robinho innamorato dei suoi colori(d’altronde andare a svernare altrove pare utopistico ora), sembra non esserci altra opzione nel suo futuro che il Santos. Magari con un prestito di un ulteriore anno che porterebbe a naturale scadenza il suo contratto. Soluzione semplice semplice e al momento più veritiera per sciogliere l’intrigo e far dormire felici tutte le parti, comprese quelle che, al momento, hanno gatte da pelare ben più serie.

 

Giorgio Rizzi

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