Dopo un’estate come quella appena passata, non si poteva non intervistare Mino Raiola. Il supercolpo Pogba (trasferimento record), insieme al passaggio di Ibrahimovic e Mkhitaryan allo United, hanno fatto di lui il re del mercato 2016. E pensare che stava per chiudere anche il ritorno di Lukaku al Chelsea per la modica cifra di quasi 70 milioni di euro. Ecco che quindi, dopo aver fatto passare un po’ di tempo, lo stesso procuratore italo-olandese ha deciso di raccontare qualche aneddoto interessante al Financial Times.

E come non partire dal vero e proprio inizio? Dopo aver lavorato come cameriere nella pizzeria di suo padre ad Haarlem, Raiola aveva fondato Intermezzo, una società per aiutare le aziende olandesi a, sostanzialmente, fare affari in Italia. E sarà proprio con Intermezzo che Raiola entrerà nel mondo del calcio come qualcuno e non più come nessuno, aiutando nella trattativa per la cessione di Bryan Roy dall’Ajax al Foggia. Già, perché prima il giovane Mino non era nessuno, al punto che agli inizi veniva letteralmente snobbato da chi era nell’ambiente. Un primo aneddoto raccontato è quello riguardante Luciano Moggi: ai tempi del Torino, infatti, Raiola doveva essere ricevuto dal futuro dirigente della Juventus, il quale però lo fece aspettare troppo, motivo per il quale Mino se ne andò. Un paio d’ore dopo, però, il neo procuratore trovò Moggi in un ristorante e andò a parlargli, dicendogli che aveva trovato molto maleducato farlo aspettare così tanto. Di tutta risposta, il DG del Torino rispose “Ah, sei Raiola. Se sarai scortese con me, non venderai mai nessun giocatore in Italia“.

Tuttavia, proprio grazie al trasferimento di Roy, Raiola conobbe Zdenek Zeman, con il quale parlò a lungo di calcio. Dopo aver spiegato come fosse per il boemo il giocatore ideale, Raiola affermò che il calciatore che voleva non esisteva, in quanto sarebbe stato il giocatore perfetto: uno che corresse 17 chilometri a partita, dribblasse come Maradona e si allenasse più duramente di tutti. Le ultime parole famose: nel 1996 Raiola portò alla corte di Zeman (ai tempi alla Lazio) Pavel Nedved.

Ma non dimentichiamoci di uno dei personaggi del mondo del calcio più mediatici degli ultimi 20 anni: Zlatan Ibrahimovic. Raiola incontrò lo svedese in un ristorante giapponese ad Amsterdam. Se lo svedese era vestito elegante, con un completo, Raiola si presentò con una maglietta della Nike e dei jeans. E come fece a ottenere la piena fiducia di uno come Ibra? Con poche semplici parole. “Vuoi essere il migliore al mondo? O vuoi essere il giocatore che guadagna di più?”. Ovviamente Ibra rispose di voler essere il migliore, motivo per il quale poi richiamò Raiola chiedendogli di essere il suo agente. “Ok. Ma se lavorerai con me devi fare come dico: vendi le tue macchine, i tuoi orologi e inizia ad allenarti tre volte più intensamente, le tue statistiche fanno schifo“. Ecco che quindi nel giro di poco tempo Ibra si allenava come Nedved. Paragone non casuale: poco tempo dopo Moggi chiamò Raiola per portare Nedved dalla Lazio alla Juve. Raiola ha riportato al Financial Times la breve conversazione: “Hai un orologio?” “Guarda, non essere scortese. Ce l’ho”. “Allora per che ora ci incontriamo?” “Alle 12 a Firenze”, rispose Moggi. “Va bene. Sarò lì alle 11:50, me ne andrò alle 12:10. Poi il prezzo raddoppia.”. Moggi non si presentò, ma, storia nota, Nedved andò comunque alla Juve e nel 2003 vinse il Pallone d’Oro.

Ibrahimovic, però, non è conosciuto solo per la sua forza, ma anche per il suo girovagare per l’Europa cambiando squadre. Ne sanno qualcosa sicuramente i tifosi juventini, che in piena calciopoli l’hanno visto passare all’Inter. Ma anche qui c’è lo zampino di Raiola, che è sempre in grado di anticipare gli affari di mercato: fiutando i problemi che avrebbero coinvolto la Juve nell’estate 2006, il procuratore aveva chiuso la trattativa con l’Inter mesi prima che i bianconeri finissero in B. Allo stesso modo, d’anticipo, fece andare lo svedese, anche se controvoglia, via dal Milan: aveva detto alla dirigenza che sapeva perfettamente che non erano più in grado di pagare uno stipendio pesante come quello di Ibra. Premonitore: giocatore al PSG con stipendio faraonico mentre il Milan lentamente affondava.

Ovviamente un rimpianto resta Mario Balotelli. “Balotelli ha scelto, consciamente o meno, di non mettere il calcio al centro della sua vita, motivo per il quale cose marginali lo hanno sempre condizionato. Un grande errore che ho fatto è stato farlo andare dal City al Milan, sebbene sia successo contro il mio consiglio”.

Ma, ora come ora, la punta di diamante tra tutti i suoi calciatori è e resta Paul Pogba. Anche riguardo al momento in cui il francese ha rotto con lo United prima di andare alla Juve Raiola ha voluto riportare il breve dialogo con Sir Alex. “Non parlo con te se il giocatore non è qui”, disse Ferguson. “Bene, chiama il ragazzo dagli spogliatoi e fallo entrare qui allora”. Dopo che Pogba entrò, Ferguson gli chiese se non volesse firmare il contratto con lo United. “Non firmeremo il contratto a queste condizioni”, fu la risposta di Pogba. Secca, decisa la reazione di Ferguson: “You’re a twat” (sei un idiota). In tutto questo Raiola rimase imperterrito, anche perché non conosceva il significato del termine usato da Ferguson: “questa è un’offerta che non accetterebbero nemmeno i miei chihuahua”. Anche qui secca fu la risposta di Ferguson. “You’re a twat”. Ecco che quindi Pogba firmò con la Juve, anche qui contro il consigli dello stesso Raiola. Alla sua domanda del perché avesse scelto la Juventus, Pogba rispose “Perché nella mia vita ho sempre scelto il percorso più difficile”. Ma la parte più importante riguarda la cessione di qualche mese fa del francese proprio allo United per la cifra record di 105 milioni di euro. Raiola dichiarò che a lui spetta solo una percentuale dello stipendio dei giocatori che segue, ma quando gli si è chiesto di spiegare i 20 milioni di euro guadagnati dal trasferimento di Pogba allo United, Raiola ha risposto che “le società non sono state le uniche a guadagnarci, la Juventus non era l’unica proprietaria del cartellino di Pogba e ciò fu vantaggioso per noi durante le trattative per il trasferimento”, non entrando nei dettagli per evitare problemi legali con la Juventus. Non appena si è accennato al discorso TPO, Raiola ha detto: “Non si trattava di vera e propria TPO, ma comunque dopo la legge della FIFA del 2015 che le ha bandite, un tipo di accordo come il nostro non si potrebbe più stipulare”.

Anche quando si svela, Raiola resta sempre, inevitabilmente, criptico.

Nicola Cavagnetto 

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