Lo sapete, il calciomercato non si ferma mai, neanche dopo il “gong” finale: non si fa in tempo a leggere lista dei trasferimenti avvenuti con successo nella scorsa sessione, che già si guarda a quella di gennaio, fiutando affari che possono andare in porto. Uno, tra tutti, quello riguardante Rafael Alcântara do Nascimento, per tutti Rafinha, centrocampista del Barça che, per diversi motivi, si trova un po’ fuori dai progetti di Ernesto Valverde.

Piedi buoni e tanta testa: d’altra parte, a parlare per lui è la sua storia, anzi, la sua famiglia. Figlio di Mazinho, ex Fiorentina, fratello di Thiago Alcântara, faro in mediana che il Bayern Monaco, allora di Guardiola, ha “scippato” ai blaugrana, adesso in crisi lì in mezzo. Rafinha, però, nonostante il bisogno del Barcellona di un giocatore capace di cambiare le sorti tra le linee, non sembra essere in cima alla lista dei preferiti del suo attuale allenatore, anche a causa di un infortunio al ginocchio che lo ha un po’ frenato: e alla finestra spunta il Milan. Sì, perché i rossoneri appena un mese fa avevano già pensato di prendere il brasiliano (con passaporto spagnolo), che ha poi deciso di rimanere dalle parti della Masia per recuperare la condizione fisica. Metà stagione e, chissà, anche qualche partita da titolare e potremmo vederlo in Italia… sulle orme di Deulofeu. Perché? Semplice: storie simili e finale che rischia di essere identico. Fare esperienza altrove, riconquistare la Seleçao (ha scelto quella verdeoro, come sapete) e tornare alla base da protagonista.

Tutto questo grazie al diritto di recompra, che permetterebbe quindi a Rafinha di essere ceduto, mettersi in mostra e poi essere riacquistato dal Barça, così come accaduto a Gerard Deulofeu negli scorsi mesi. E, chissà, anche di essere convocato per i prossimi Mondiali in Russia. Tanti i club su di lui: Milan, ma non solo, con Arsène Wenger pronto ad offrirgli un ruolo da protagonista all’Arsenal. Ma il calcio non è una scienza esatta: questo Rafael lo sa e, cuore e gamba, tenterà di tornare grande.

A cura di Antonio Torrisi (@ped1722)

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