Quando la questione stadio diventa un problema. Atalanta e Torino costrette a cambiare casa per le gare casalinghe in Europa, ma pure la Spal rischia grosso. L’Italia è troppo indietro sulla questione stadi, ma quacosa si sta muovendo.

Partiamo dal principio: l’Atalanta è costretta a cambiare stadio per le gare casalinghe in Champions League, a causa della ristrutturazione della curva nord del prossimo Gewiss Stadium. La necessità di cambiare ‘casa’ in ambito europeo viene dalla possibilità di accogliere più tifosi in un’altra sede meglio organizzata, visto che si potrebbe comunque utilizzare l’Atleti Azzurri d’Italia seppur riducendo la capienza a 20mila posti. Si pensava al Mapei Stadium di Reggio Emilia, come già fatto per l‘Europa League gli anni scorsi, ma l’esclusione dalle coppe del Milan ha regalato l’assist ai bergamaschi. Il comune di Milano e le due società di San Siro hanno appena dato il via libera all’entrata della Dea nella Scala Del Calcio, ora è l’Uefa che deve completare l’opera.

La non partecipazione del Milan alle coppe europee ha favorito anche l’entrata del Torino in Europa League. L’Olimpico di Torino è a norma secondo i parametri UEFA, quindi i Granata dovrebbero essere apposto. Almeno questo è quello che si credeva. Il problema riscontrato è che lo stadio ospiterà vari concerti nei tour estivi di Biagio Antonacci e Laura Pausini, programmando un lavoro di rizzollatura generale per il ripristino del manto. Il problema? Non si finirà prima dell’1 Agosto. I preliminari in casa granata sono il 25 Luglio e la richiesta di spostare le date di andate e ritorno ( 1 Agosto ) è già stata respinta. Non rimane che cercare una nuova casa: la piccola, ma vicina, Alessandria o la più capiente Dacia Arena della lontana Udine? In questo caso, per fortuna, si tratta solo di una partita.

La Dacia Arena di Udine

Lo stadio ‘all’Italiana’, tanti problemi tra progetti e ristrutturazioni.

La ‘sindrome da stadio’ non è legata solo alle squadre qualificate all’Europa, dove, giustamente, l’impianto di gioco è sottoposto a controlli più ferrei, ma anche alle realtà più piccole. I lavori sugli stadi italiani, tra progetti e ristrutturazioni, sono davvero disastrosi e l’ultima frittata riguarda la Spal. Il Paolo Mazza, infatti, è stato messo in gran parte sotto sequestro. Questo perchè, nell’ampliamento dello stadio, le procedure di collaudo della copertura metallica della curva Nord non sono state rispettate. In sostanza i valori riscontrati sono ben superiori a quelli di progetto. Questo ha comportato il sequestro della parte dell’impianto interessata dal problema (poi esteso alla curva Ovest), al quale conseguirà un processo che definirà il futuro dello stadio ferrarese. Il rischio per la SPAL è quello di iniziare la stagione lontano dalle mura amiche (Bologna?).

Il Paolo Mazza sotto sequestro

Il probema degli stadi va molto più a fondo e riguarda un pò tutti: società di calcio e politica. Tra ristrutturazioni fatte male e progetti mai incominciati si arriva alla definizione di stadio all’italiana: impianti di gioco sempre più vecchi e poco curati.

Tanti sono gli esempi, ma il più famoso rimane la telenovela dello stadio della Roma. Il cantiere dovrebbe partire alla fine di quest’anno ma lo scetticismo generale, soprattutto a livello politico, è molto elevato. Anche la Fiorentina, dai tempi dei Della Valle, ha presentato il progetto, trovando però il blocco dei lavori della città di Firenze.

Un movimento che prova a crescere

L’Italia in generale è anni luce indietro sulla questione stadi rispetto al resto d’Europa. Gli impianti sono quasi tutti comunali e si fatica a rinnovarli. Da quando la Juventus ha tracciato il cammino con lo Stadium qualcosa si muove: la Dacia Arena di Udine e il Benito Stirpe di Frosinone sono stadi di proprietà. Tutte le problematiche degli stadi di oggi stanno spingendo tutte le società a seguire la linea dei top-club, perchè rinnovarsi è inevitabile, soprattutto in questo sport. Il nuovo stadio milanese è la conferma di ciò. E molte altre squadre hanno già sviluppato i loro progetti. La stessa Atalanta sta rinnovando il proprio stadio dopo averlo comprato. L’Empoli ha appena trovato l’accordo per rinnovare il Castellani. E pure il Cagliari è pronto a far sorgere un nuovo impianto moderno sopra il vecchio Sant’Elia.

C’è, però, ancora un problema? La questione stadio non è mai stata ancora affrontata in politica, in quanto non c’è alcuna legge al riguardo. Se ne parla da anni, ma non c’è niente di concreto. Senza una legge su cui basarsi gli stadi si costruiscono senza criteri ben definiti. Inoltre i progetti sono troppo speculativi, poco precisi e quando affrontano il sistema burocratico italiano si fermano in un punto morto. Ma il movimento è in crescita e, nonostante tutte le difficoltà del caso, le soluzioni ci sono. Bisogna dare un pò più di consapevolezza a tutto il sistema. Dopodiché gli impianti miglioreranno e sarà essere il primo passo verso la modernità con un’Italia, e la Serie A in primis, che può tornare sul tetto d’Europa.

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