Quando Paulo Sousa schierò Federico Chiesa dal primo minuto all’Allianz Stadium (allora era ancora lo Juventus Stadium) in una calda serata di fine agosto 2016, quasi tutto il tifo fiorentino lo prese per pazzo. Il figlio di Enrico, che non aveva nemmeno 19 anni, non aveva sfigurato all’esordio assoluto in Serie A, ma il cambio al 45° sembrò l’ennesima provocazione del tecnico lusitano verso la proprietà viola.

In realtà, dei due anni seduti sulla panchina della Fiorentina, quella di inserire Federico Chiesa nell’11 iniziale che affrontò la Juventus alla prima giornata di campionato fu una delle mosse più azzeccate dall’allora tecnico viola.

Sousa lavorò duramente con il figlio d’arte cresciuto nella Settignanese, tanto che per rivederlo titolare in campionato bisognò aspettare Fiorentina – Sassuolo del 12 dicembre. Da quel momento, Chiesa si è preso la Fiorentina e la Fiorentina si è presa Chiesa.  Le 100 presenze raggiunte ieri sera dal classe ’97 sono il risultato del lavoro con il portoghese prima, e con Pioli poi, due tecnici di fondamentale importanza nella crescita di Federico.

Sousa, nel suo collaudato 3-4-2-1, utilizzava Chiesa come esterno di destra, ruolo a lui congeniale per quanto stava facendo vedere alla prima stagione tra i grandi. Tanta corsa, tanto fiato ed un bel piede quando bisognava far arrivare palloni importanti a Kalinic, ma ancora troppo poco incisivo negli ultimi metri sotto porta.

L’evoluzione di Chiesa sotto l’ala protettiva di Pioli è sotto gli occhi di tutti: accantonato il 3-4-1-2 di matrice Sousiana per il più classico 4-3-3, il classe ’97 nella prima annata con il tecnico di Parma agiva come esterno destro dei tre d’attacco assieme a Simeone e, il più delle volte, a Gil Dias. Il miglioramento di Chiesa è stato notevole, sia dal punto di vista delle prestazioni, sia dal punto di vista dei risultati individuali: 6 gol e 9 assist in 36 presenze in Serie A, di cui alcuni di pregevole fattura che dimostrano le abilità del figlio d’arte viola. I due gol contro il Bologna, ad esempio, mostrano le qualità con entrambi i piedi del giovane esterno viola.

Questo il gol in casa alla quarta giornata di campionato: magistrale il controllo di destro, così come perfetta è l’esecuzione. Un gol alla Enrico Chiesa.

Questo, invece, il gol messo a segno al Dall’Ara: stop, finta, e tiro di sinistro sotto all’angolino.

Il lavoro di Pioli ha portato a degli ulteriori miglioramenti in questa stagione: Chiesa è più maturo, più responsabile, e quando la squadra soffre è lui a caricarsela sulle spalle nei momenti decisivi. Diventato sempre più leader, con la scomparsa di Astori, l’addio di Badelj e la promozione a capitano di Pezzella, il numero 25 è diventato anche vice capitano della squadra più giovane della Serie A.

Inoltre, con l’arrivo di Muriel nel mercato di gennaio, l’apporto di Chiesa in zona gol è aumentato notevolmente. Dall’approdo del colombiano, Chiesa è andato a segno in Coppa Italia contro Torino (due gol), Roma (tripletta) e Atalanta (gol); mentre ha timbrato il cartellino in campionato contro il Chievo (due gol). In confronto allo scorso anno, il suo contributo negli ultimi metri è quasi raddoppiato, quando manca ancora un terzo di stagione: 11 gol e 8 assist in totale. Di pregevole fattura il primo gol contro i clivensi ed il secondo contro i granata, che mostrano tutte le qualità di Chiesa: forza fisica, intelligenza calcistica, corsa e freddezza.

Questo lo splendido gol di Verona.

Al minuto 3:54 l’azione del raddoppio viola.

L’obiettivo dichiarato della Fiorentina per questa stagione è quello di tornare in Europa, o tramite il piazzamento in campionato o con la Coppa Italia. Con un Chiesa così, tutto è possibile.

A cura di Gabriele Burini (@gabrieleburini)