Tuchel PSG

Da innovatori a santoni mal sopportati, il passo spesso è breve. Ne sa qualcosa Thomas Tuchel, che sta vivendo un periodo decisamente non facile della sua carriera: noi stessi avevamo esaltato le innovazioni tattiche del tedesco nel Dortmund post-Klopp, ma ora ci ritroviamo a commentare un PSG decisamente irriconoscibile e un Tuchel che sembra essere diventato ”prigioniero di sè stesso”. Il BVB di Tuchel non aveva mezze misure: poteva vincere con chiunque e perdere con chiunque. Arrivò secondo e terzo in Bundes, vinse una Coppa di Germania e null’altro, con inevitabile e turbolenta separazione: Tuchel è poi rimasto fermo un anno, ed è stato ”ripescato” dal PSG col solo e unico obiettivo di vincere la Champions League. 

Nel suo anno parigino, Tuchel ha fallito il grande obiettivo e non solo. Il PSG vinceva da quattro anni la Coupe de France e da cinque anni la Coupe de la Ligue: nella prima ha centrato la finale (sfiderà il Rennes), mentre la seconda è stata un assoluto flop, con l’eliminazione ai quarti contro il Guingamp, poi sconfitto in finale dallo Strasburgo. Uno su due in coppa dunque, ma soprattutto il dramma della Champions League: il PSG aveva la competizione europea come reale obiettivo stagionale, ragionamento che vale anche per la Juventus, e ha fallito nuovamente. Dopo anni di ”schiaffi” europei nonostante le grandi spese, la proprietà qatariota si aspettava il salto di qualità, e invece si è ripetuto il consueto copione: infortunio di Neymar, da un paio d’anni ormai più attento a preservarsi per giugno/luglio per la nazionale e allungare i propri tempi di recupero, che al suo club, e PSG che si scioglie come neve al sole. Senza O Ney, i parigini hanno subito una nuova ed incredibile rimonta dal Manchester United, uscendo agli ottavi in quello che doveva essere l’anno della maturità. A Tuchel è rimasta così la Coupe de France, perchè la Ligue 1 ormai viene vinta ”a prescindere’‘. Il PSG ha espresso un gioco altalenante, e ha utilizzato il campionato come palestra, ma nonostante tutto aveva già chiuso i discorsi dopo un paio di mesi e tuttora mantiene un vantaggio di 17 punti che, dopo il recupero col Nantes, potrebbe garantire il titolo con sei match d’anticipo.

Tuchel, dal canto suo, ha sulla coscienza l’eliminazione in Champions League e anche in campionato ha mostrato le sue idee tattiche estreme. Il PSG è ”tatticamente” instabile: il tecnico ha alternato 4-2-3-1, 4-3-3, 3-5-2, 3-4-3, cambiando parecchi giocatori da un match all’altro. Si è adeguato alla scelta societaria di ”far fuori” Rabiot, e ha risposto agli infortuni aumentando il minutaggio di qualche baby e spostando i giocatori come se fossero figurine: quando un PSG gioca mezza stagione con Marquinhos, professione difensore centrale, come mediano qualcosa non va, quando Dani Alves gioca sulla trequarti neppure. E qualcosa non va anche quando il tecnico decide deliberatamente di ridurre i suoi panchinari a cinque per 6-7 gare (ieri erano sei) per dimostrare alla società che la rosa, a suo dire, è inadeguata in alcuni interpreti. Nonostante tutto il PSG ha dominato la Ligue 1 segnando 90 reti in 31 match (miglior attacco e miglior difesa), ma non sempre ha convinto, e ieri ha subito uno ”schiaffo” che il club espressione della grandeur francese e dell’opulenza qatariota si ricorderà a lungo. La sfida era quella contro il Lille secondo a 20pti di distacco, una squadra che a differenza dei parigini ha un’identità tattica solida e una formazione brava in entrambe le fasi: doveva essere il match ”da titolo”, è stato un autentico massacro. Il PSG è stato colpito al 7′ dal fuoco amico (aut. Meunier), ha pareggiato con Bernat su un’intuizione di Mbappé, ma quando lo spagnolo è stato (giustamente) espulso per fallo da ultimo uomo, è crollato totalmente: Pépé (19 gol e 13 assist), Bamba, Gabriel Magalhaes e Fonte hanno impallinato Areola, e il Lille ha vinto 5-1.

Manita da ricordare per il PSG, e gara gestita malissimo tatticamente da Tuchel, che ha schierato una formazione inadeguata (Dani Alves sulla trequarti) e poi non ha saputo correggere: a tutto ciò va aggiunto il suo atteggiamento, dato che è stato espulso per proteste e nel post-gara ha parlato solo dell’arbitro. Schiaffone difficile da dimenticare per il PSG, che mercoledì dovrà rispondere nel recupero contro il Nantes e giocherà senza Neymar, Cavani, Marquinhos, Di Maria, Thiago Silva, Meunier (infortunati), Bernat, Verratti squalificati (come Tuchel) e Rabiot fuori rosa: formazione da reinventare e il rischio di un’altra figuraccia per i parigini. Una figuraccia che, sommata al flop-Champions e ad altri cali nei momenti decisivi, potrebbe anche portare all’addio estivo del tecnico tedesco.

TUCHEL-PSG, IL FUTURO NON È SCONTATO: SARÀ ADDIO ESTIVO?– L’estremismo di Tuchel, sia nella gestione tattica che nella gestione di alcuni elementi e del mercato (acquisti come Choupo-Moting hanno lasciato basita la dirigenza), sembra aver fatto perdere la pazienza alla dirigenza del PSG, che dopo la sconfitta di ieri ha iniziato a considerare seriamente l’idea di una separazione dal tecnico tedesco. Da un lato c’è un contratto fino al 2020, dall’altro il rischio concreto di non centrare il risultato in Champions anche l’anno prossimo: in casa-PSG non sono più convinti di crescere con Tuchel (odiato dai tifosi e aspramente criticato), e dunque potrebbe anche arrivare l‘esonero a fine stagione, soprattutto se gli ultimi match saranno poco convincenti. A quel punto, si aprirebbe una pista davvero interessante per i maggiori tecnici europei: da qualche ora ormai si vocifera di contatti tra il PSG e Josè Mourinho, che sarebbe uno dei primi nella shortlist dei qatarioti per l’eventuale cambio di guida tecnica, ma non il solo. I parigini monitorano anche la situazione del ”rivale” Jardim, unico tecnico capace di strappare il titolo al PSG nel suo dominio francese e non così convinto di proseguire a fine stagione col Monaco, visto l’esonero invernale e la spending review monegasca, e due piste italiane: Antonio Conte se non rientrerà in patria (piace a Roma e Inter, anche se crescono le quotazioni della conferma spallettiana), Max Allegri se dovesse separarsi dalla Juventus per ”colpa” (eliminazione) o ”merito” (vittoria) della Champions League. Il PSG vuole rompere gli indugi e fare uno scatto in ottica-Champions, e Tuchel potrebbe non rientrare più nei piani: il cambio tecnico è tutt’altro che escluso, anche dopo un campionato dominato, nel quale il PSG ha segnato quasi il doppio rispetto a ogni avversaria. Ma ormai è chiaro che l’obiettivo parigino non è più la Ligue 1, ma la grande vittoria europea…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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