Vi ricordate i titoli sensazionalistici della stampa sportiva italiana al momento dell’arrivo di Cristiano Ronaldo? Noi sì. Si parlava di una Serie A che sarebbe cresciuta esponenzialmente di livello grazie a un solo giocatore, di un ”bene” per il nostro calcio malato, di un campionato che riacquistava vigore. Ai tempi, chi vi scrive aveva esternato (con amici e/o colleghi) tutte le proprie perplessità: se tante squadre sono mediocri, come può un campionato crescere grazie all’arrivo di un solo giocatore? Se in Italia vige il non-gioco e il ”prima fai giocare peggio l’avversario”, come può cambiare tutto con un rapido colpo di spugna? Nove mesi dopo, possiamo dire di aver avuto ragione e ci spingiamo oltre: Pippo Russo ha lanciato il sasso nella serata di ieri, durante un Napoli-Inter che ha dimostrato la disarmante pochezza della squadra che ha oscillato tra il terzo e il quarto posto per tutta la stagione, noi lo raccogliamo e lo facciamo nostro rinvigorendo un’idea che avevamo da tempo. La Serie A ha quattro posti in Champions League grazie alla riforma della massima competizione europea, ma non li merita minimamente: tre squadre sarebbero il giusto numero, quattro sono un premio immeritato. Vi spieghiamo perchè.

CRESCITA? NO, LIVELLAMENTO VERSO IL BASSO: LA SERIE A E LA DOLCE MEDIOCRITÀ

Per settimane, dopo l’arrivo di CR7, abbiamo assistito ai proclami di crescita del nostro calcio. Era tutta un’illusione autoprodotta. La Serie A assegnerà all’ultima giornata due posti-Champions e deciderà l’ultima retrocessa in un turno al cardiopalma, ma è stata tutt’altro che un bel campionato. Troppe gare bloccate, tatticismo esasperato, ritmi bassi anche nei big match ed eccessivo squilibrio tra le 20 squadre iscritte: tra la Juventus e le altre (sic) in termini di continuità e cinismo, tra le prime otto/nove e le altre in termini di doti tecniche e forza complessiva dell’organico. Mettendo le attuali Udinese, Genoa ecc nella Serie A di cinque anni fa, probabilmente chiuderebbero all’ultimo posto, vista la mediocrità complessiva degli interpreti e la pessima gestione societaria: facendo il ragionamento inverso, le retrocesse di qualche anno fa si sarebbero salvate tranquillamente contro alcune di queste formazioni. Per avere la certezza della mediocrità generale di questa Serie A e di un complessivo livellamento verso il basso, basta analizzare con criterio la stagione di quella che fino a ieri sera era la terza classificata. L‘Inter ha ottenuto 39 punti nel girone d’andata (12 vittorie) e solo 27 nel girone di ritorno nei 18 match disputati sin qui: 7 vittorie, 6 pareggi e 5 sconfitte. Le sette vittorie sono arrivate contro Parma, Sampdoria, Spal, Milan, Frosinone e Chievo: quindi, due squadre già retrocesse, la Samp che aveva staccato la spina a febbraio, tre squadre che hanno lottato/lottano per non retrocedere (anche se la Spal gioca un ottimo calcio) e il Milan nel derby. Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che una squadra che fa 27 punti nel girone di ritorno sia ancora terza/quarta: la risposta viene proprio dal livellamento verso il basso del campionato, perchè le squadre alle spalle dei nerazzurri hanno avuto lo stesso cammino o un percorso ancora peggiore.

Lo stesso discorso vale anche per il Milan, che nonostante mille difficoltà e continui ”accendi e spegni” potrebbe andare in Champions approfittando dei passi falsi altrui. E per la Roma, che con una stagione tra il disarmante e il disastroso è a tre punti dalla UCL. Anno dopo anno, il divario tra la Juventus e le altre si allarga, e anche il divario tra il Napoli e le altre: gli azzurri, out in Coppa Italia, in Europa League e secondi a distanza abissale in Serie A, sono comunque avanti rispetto a tutti nonostante un’annata complessivamente deludente. Il Napoli aveva messo in pausa il campionato quando sognava la vittoria in EL, eppure di fatto non ha perso punti: un altro segnale che qualcosa non funziona nella Serie A e nel resto dell’alta classifica. E il divario si è visto tutto nella serata di ieri: il Napoli ha ”toreato” l’Inter, che avrebbe potuto subire anche più dei quattro gol effettivamente presi da Handanovic e soci. I nerazzurri, vada comunque vada, chiuderanno con svariati punti in meno rispetto al 2018-19 in un’annata che li ha visti comparire sui media più per dissidi interni e vari caos, che per le prestazioni in campo. Sono tante le squadre peggiorate rispetto all’anno scorso, perchè non sempre ”vivacchiare” sul mercato e ripescare i soliti noti funziona: l’unica squadra cresciuta (e parecchio) è l’Atalanta, una squadra italiana che gioca a ritmi inglesi, non molla mai e segna tantissimo. Una mosca bianca in un campionato che è sempre meno attrattivo per il pubblico estero, una squadra che meriterebbe il 3° posto a certificare la sua grande stagione: perchè la Dea ha iniziato a fine luglio col 2° preliminare di EL, e nonostante un calo tra novembre e dicembre, è pienamente in lotta per la Champions e per un 3° posto che meriterebbe con ampio margine. La Dea è un raggio di sole in un campionato che vive di titoloni volti a ”oscurare” la sua dolce mediocrità: mediocrità che però è lampante, basti pensare alla salvezza conquistata da un’Udinese che raramente ha giocato a calcio quest’anno, oppure ad altre squadre che hanno smesso ”mentalmente” di giocare da mesi e sono ancora in top-10. Banalmente, a nessuno spettatore verrebbe voglia di guardare un’intera giornata di Serie A, se in contemporanea ci sono Liga, Premier ecc. La Serie A è sempre più simile alla Ligue 1, come divario tra le big e le altre e dominio totale della Juve.

E qui torniamo al punto: il nostro campionato merita davvero quattro squadre in Champions? La risposta è no, per lo scarso gioco, i ritmi poco europei e la tendenza a speculare e non a costruire. Analizziamo il 2018-19 europeo: Inter e Napoli sono uscite nei gironi più difficile, ma sono uscite rispettivamente per due pari contro PSV e Stella Rossa, altrimenti sarebbero andate avanti. In entrambi i casi, la paura di perdere ha prevalso sulla voglia di vincere, aiutando Liverpool e Tottenham, le due finaliste di Champions. La Juventus, la nostra miglior squadra, è stata surclassata sul piano del gioco dell’Ajax, la Roma invece ha perso contro il peggior Porto degli ultimi anni negli ottavi, e in Europa League non è andata meglio: Lazio out col Siviglia quinto nella Liga, Milan fuori nel girone contro Olympiakos e Betis, Inter out con l’Eintracht senza incantare. Unica nota positiva il Napoli, che comunque ha faticato col Salisburgo e perso nettamente con l’Arsenal. Il nostro torneo è ”arretrato” su tutti i piani: competitività, gestione degli introiti dei diritti tv, fatturato, ritmi bassi e scarsa propensione al gioco. E un torneo così arretrato e ”squilibrato”, a nostro avviso, non merita quattro squadre in Champions…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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