In principio era l’Italia che dominava il calciomercato internazionale, grazie a Berlusconi e alla televisioni, con la pazza storia di Gianluigi Lentini. Questo fenomeno stile “scheggia impazzita” è stato poi esportato, con le big spagnole e inglesi che acquistarono campioni a fior di milioni. Ricordiamo in primis il Real dei Galacticos, ma in un periodo in cui le italiane la facevano da padrone. Nel 1997 l’Inter riuscì a portare a casa quello che era considerato il miglior calciatore al mondo, ovvero il Fenomeno Ronaldo, per una cifra nell’ordine di 48 miliardi di lire, ovvero l’intero ammontare della clausola rescissoria.

Nel 1999 le romane erano in grandissimo spolvero. La Roma acquistò Felipe dal Vasco per ben 40 miliardi. Il calciatore fu poi “ripudiato” da Capello, che aveva nel frattempo sostituito Zeman. Lo stesso anno la Lazio era vicinissima a Rivaldo, altro fenomeno brasiliano. Costo dell’operazione? 100 miliardi di lire, inclusa una contropartita tra Salas (che, negli anni successivi, sarebbe dovuto essere la contropartita per… CR7 alla Juve!), Almeyda e Stankovic. L’agente poi rinnovò con il Barça, strappando un ingaggio monstre.

Negli ultimi 10 anni le inglesi hanno poi lavorato alla grandissima a livello economico, esportando il marchio oltreoceano. Dopo il trionfo in Champions nel 1999 e le grandi vittorie di Sir Alex Ferguson, lo United è diventato uno dei primi tre club più ricchi al mondo, mentre Barça e Real sono state sempre grandissime potenze. Ricordiamo nel 2009 il doppio colpo CR7-Kakà firmato Florentino Perez, per un valore totale superiore ai 160 milioni di euro.

Queste cifre, a distanza di soli 8 anni, sono bazzecole: un ragazzo a soli 18 anni dopo una grande stagione viene valutato quasi la cifra pagata da Perez per due fenomeni all’apice della carriera! Uno dei migliori centravanti al mondo, ma neanche lontanamente paragonabile a Ronaldo il Fenomeno né a CR7, è stato pagato 90 milioni solo un anno fa. Il bello è che quest’anno, calciatori nettamente inferiori al Pipita, potrebbero andare via per cifre simili o poco più basse. Inoltre, un attaccante emergente a certi livelli come Harry Kane viene valutato… 200 milioni di euro!

In Inghilterra, in virtù del nuovo contratto per i diritti TV di cui parliamo da oltre un anno, i club nuotano nell’oro. Club anche più piccoli. Vedi il Bournemouth, che sta per acquistare Nathan Aké per 20 milioni di sterline. E un bravo centrocampista come Matic, ma non un top, si sta trasferendo allo United per la folle cifra di 40 milioni di sterline, che può arrivare a 50 con i bonus. E pensare che solo 7 anni fa il Milan ha preso Ibra a metà prezzo! E Ibra aveva la stessa età di Matic oggi. Vero che era un “esubero” (chiediamo scusa a Sua Maestà Zlatan per l’abuso di questa parola), ma la cifra di circa 24 milioni di euro era ridicola per gli standard attuali.

In Cina c’è stato il boom, con calciatori di alto livello ma non top, andati via a 40, 50 o 60 milioni. Sembra una gara “a chi ce l’ha più grosso con la Premier”, fermo restando che si tratta di contesti del tutto diversi. Le big di Spagna continuano a spendere, ma anche le nostre non stanno a guardare. L’Inter ha speso oltre 70 milioni di euro (bonus compresi) per Joao Mario e Gagliardini, due giovani che hanno tantissimo da dimostrare e che campioni non sono.

Per quanto riguarda la Premier League crediamo che si tratti di normale evoluzione, vista l’espansione dei mercati oltreoceano, con cifre che saranno sempre più elevate, in altri contesti, quando non siamo al cospetto di club che fatturano 500-600 milioni di euro e, con le ovvie proporzioni di piccoli club che ricevono oltre 100 milioni di sterline dai diritti TV. In merito agli altri campionati c’è da dire che per restare competitivi sul mercato, molti club rischiano, portano avanti operazioni di acquisto tramite “pagherò”, con la speranza di nuovi ricavi. Per questo tipo di operazioni, il rischio che la bomba ad orologeria possa presto deflagrare è alto.
L’importante è pianificare e assumere un atteggiamento prudenziale. Prendiamo il caso del Milan: i giornalisti millantavano fenomeni, ma i dirigenti sono consapevoli di questa situazione e stanno acquistando calciatori con ingaggi contenuti, potenzialmente rivendibili anche in mercati ricchi, di età piuttosto giovane e dal costo magari alto, ma certamente neanche lontanamente comparabile con quello pagato da club “piccoli” di Premier per profili nettamente inferiori. Bonucci è l’unica eccezione ma, come spiegato più volte, è un acquisto perfettamente sostenibile in termini di cartellino ed è stato pagato meno del suo reale valore.