Un inizio difficile, una ripresa lenta e piena di insidie.

Eppur si muove” l’Arsenal di Unai Emery, il primo dopo 22 anni senza Arsene Wenger in panchina.

Dalla sua, l’allenatore basco ha l’attenuante di aver esordito in Premier League contro due degli avversari più temibili: il Manchester City di Guardiola, che aveva dominato lo scorso campionato, e il Chelsea di Sarri, anche lui nuovo arrivato ma già partito in quinta.

Dopo le due sconfitte e i 5 gol totali incassati contro citizens e blues, i gunners hanno dato il via ad una risalita timida, un cambio di marcia che però fa ancora fatica a concretizzarsi in maniera pulita.

Alla terza giornata, i londinesi hanno battuto 3-1 il West Ham dopo essere andati sotto alla mezz’ora e hanno messo al fresco il punteggio solo nei minuti di recupero.

Alla quarta uscita, quella in trasferta contro il neo-promosso Cardiff, è successa una cosa simile, con una vittoria ottenuta a 10 dalla fine grazie a un guizzo di Lacazette e senza alcuna parvenza di aver dominato il match, come evidenziato dai primi due gol stagionali messi a segno dai gallesi dopo 3 partite a secco.

È andata meglio, ma ancora senza clean sheet, la trasferta di sabato contro il Newcastle, che ha fatto registrare il ritorno al gol di Ozil, pedina fondamentale ma molto chiacchierata negli ultimi mesi, e di Xhaka, uno tra i pochi calciatori esentati dal turn-over di inizio stagione.

Finora i biancorossi sono sembrati una squadra dalle grandi potenzialità ma affetta da preoccupanti e continue amnesie difensive, che sulla carta sarebbero dovute cessare grazie agli arrivi in estate di due difensori esperti come Sokratis e Lichtsteiner.

Per un calendario favorevole c’è da aspettare ancora, dato che, dopo l’esordio in Europa League contro il Vorskla Poltava previsto per giovedì, ci saranno Everton e Watford da affrontare e da non sottovalutare.

C’è lavoro, dunque, per Unai Emery, che anche durante la sua prima stagione in Francia non era riuscito ad esprimere al massimo il suo gioco ed era riuscito a perdere la Ligue 1 nonostante il suo Paris Saint-Germain partisse sulla carta da favorito assoluto.

Giuseppe Lopinto