In principio fu Cesare Prandelli, attuale allenatore del Genoa: gli successero, in ordine cronologico, Sinisa MihajlovicDelio RossiVincenzo Guerini (anche se solo per due partite), Vincenzo MontellaPaulo Sousa Stefano Pioli. Cos’hanno in comune tutti questi nomi? Nessuno di loro si è lasciato bene con la Fiorentina e con la famiglia Della Valle. Chi per un motivo, chi per un altro, al momento dei saluti gli ultimi sette tecnici dei viola hanno avuto delle divergenze con la proprietà, ma sono sempre stati fatti passare per colpevoli. Sicuri che tutto ciò sia reale?

L’esonero del tecnico di Orzinuovi avvenne al termine della stagione 2009-2010. La Fiorentina veniva da quattro stagioni in cui aveva centrato sempre l’Europa (ma nel 2006-2007 non la giocò a causa dello scandalo di Calciopoli), e addirittura era stata eliminata ingiustamente dagli ottavi di Champions League dal Bayern Monaco e in semifinale di Coppa Italia dall’Inter del tirplete. Probabilmente arrivata allo sprint finale in condizioni non ottimali, visti i risultati nelle due coppe, la squadra non centrò l’Europa e Prandelli, che chiedeva dei rinforzi per competere con le big del campionato e riportare un trofeo a Firenze, venne esonerato perché troppo ambizioso, come da lui confermato in una recente intervista. “Avevo ancora un anno di contratto. Mi dissero che avrebbero ridimensionato e che io, allenatore ambizioso, potevo andare dove volessi. Due giorni dopo leggo un’intervista di Diego Della Valle che mi dà del traditore perché volevo andare alla Juve. Era vero? Era vero che la Juve mi voleva, ma io amavo la Fiorentina, volevo portare un titolo in bacheca. Quello tradito ero io.” La società scaricò sulle spalle del tecnico ogni responsabilità, ma Prandelli con una rosa non propriamente di livello eccelso, soprattutto nelle seconde linee, più di quanto ottenuto non poté fare.

La squadra passò così nelle mani di Sinisa Mihajlovic, che restò in carica da giugno 2010 a novembre 2011. L’obiettivo della società era sempre quello di centrare la zona europea, ma la rosa a disposizione tecnico serbo non poteva competere con le prime della classe. Così, dopo una prima stagione in cui la squadra terminò al nono posto, Mihajlovic venne esonerato dopo la sconfitta sul campo del Chievo a novembre 2011, quando alla decima giornata la Fiorentina aveva soltanto 12 punti. Troppo pochi, secondo la società, per una squadra in cerca della qualificazione europea. L’attuale allenatore del Bologna non venne mai accusato direttamente del fallimento da parte dei Della Valle, e forse è l’unico allenatore di quelli citati ad aver chiuso in buoni rapporti con la dirigenza viola. Certo è che, se gli obiettivi stipulati dalla Fiorentina fossero stati alla portata della rosa a disposizione del tecnico (salvezza tranquilla con valorizzazione di qualche giovane), allora la storia sarebbe potuta essere diversa.

A Mihajlovic successe Delio Rossi, allenatore romagnolo che non migliorò la situazione, anzi. A tre giornate dalla fine la Fiorentina era in piena lotta retrocessione e al Franchi arrivava il Novara già matematicamente retrocesso. La squadra era sotto 2-0 alla mezz’ora, e Rossi sostituì Adem Ljajic prima della fine del primo tempo con Olivera. Il cambio non venne apprezzato dal serbo, che applaudì ironicamente il suo tecnico e gli disse qualche parola poco gradita. Rossi perse le staffe e i due vennero quasi alle mani, con Ljajic che non venne colpito in pieno grazie al pronto intervento dei componenti della panchina viola. La società non poté fare altrimenti che esonerare Rossi al termine della gara. Inoltre, il tecnico romagnolo fece causa al club di viale Manfredo Fanti impugnando il provvedimento di licenziamento e chiedendo un risarcimento danni di 200.000 euro. Dopo una serie di processi, il tribunale dette ragione al club viola, che non venne risarcito ma non dovette nemmeno pagare la cifra richiesta da Rossi.

Per la salvezza la squadra venne affidata a Vincenzo Guerini, club manager della Fiorentina dal luglio 2011 che, dopo aver centrato la salvezza grazie alla vittoria sul campo del Lecce e al pareggio interno con il Cagliari, rimase in società sempre con il ruolo di club manager fino al 2016. Impossibile parlare del suo operato, ma dopo la separazione dalla Fiorentina Guerini si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, dichiarando come i giocatori da lui proposti non siano mai stati presi in considerazione: “Segnalai Torreira quando era a Pescara ma mi dissero che era troppo piccolo. Suggerii anche Barella e non lo andarono neanche a visionare. Dissi alla dirigenza che potevamo prendere Belotti per 900.00 euro e si misero tutti a ridere. Il mio rimpianto è di non essere mai stato ascoltato dalla Fiorentina.”

Nuovo anno, nuovo tecnico: Vincenzo Montella venne scelto dopo l’ottima stagione sulla panchina del Catania. A Firenze il tecnico campano centrò per tre anni consecutivi il quarto posto, arrivò in finale di Coppa Italia al secondo anno e in semifinale di Europa League e di Coppa Italia al terzo anno. Definito da molti come l’allenatore ad aver espresso il miglior calcio nell’era Della Valle, al termine della terza stagione in viola venne esonerato dopo alcune dichiarazioni contro la società a riguardo delle clausole contrattuali. Montella voleva delle garanzie sul mercato per continuare la sua avventura in viola: mancate quelle venne a mancare la fiducia reciproca e la società scaricò le colpe del divorzio sul tecnico.

La panchina venne affidata a Paulo Sousa, che a fine girone d’andata era in piena corsa Champions League. Il tecnico portoghese richiese esplicitamente un difensore per continuare a sperare nella qualificazione alla massima competizione europea: a Firenze arrivò così Benalouane, ma il tunisino non vide mai il campo perché sempre infortunato. Sousa centrò l’Europa League, ma al secondo anno il rapportò si incrinò ulteriormente e in molte conferenze stampa accusò implicitamente la società, che al termine della stagione lo sollevò dall’incarico anche perché la squadra non raggiunse la qualificazione all’Europa League. Sousa sbagliò tanto nella seconda stagione fiorentina, ma la colpa è sicuramente da dividere visto che finché la squadra ha retto, lo spettacolo non è mancato.

Arriviamo così a Stefano Pioli, l’uomo che ha avuto il duro compito di non mollare e di non far mollare la propria squadra dopo la tragedia di Davide Astori. Pioli a Firenze verrà ricordato sempre per l’uomo più che per l’allenatore, perché è a livello umano che ha dato il meglio di sé. Ecco perché mettere in dubbio le sue capacità umane non è stata la scelta migliore da parte della società, che ancora una volta ha fatto ricadere l’intera colpa sul tecnico.

 

Dall’ultimo anno di Prandelli ad oggi sono passate 9 stagioni e 7 allenatori, a cui sono sempre state scaricate le responsabilità di un fallimento. Tutti loro hanno sicuramente sbagliato e tutti loro hanno giustamente pagato, ma ogni qual volta che l’allenatore ha provato a chiedere un miglioramento tecnico della rosa, esplicitamente o implicitamente, gli sono state tagliate le gambe. Oggi è iniziata la seconda avventura di Montella sulla panchina viola, un tecnico che viene dall’ultima stagione fallimentare (esonerato con il Milan e con il Siviglia) e che è in cerca di rilancio: avrà avuto le garanzie necessarie per tornare a fare calcio a Firenze o sarà tornato per il solo amore della città?

E poi, siamo sicuri che la colpa sia sempre del tecnico di turno o la società avrebbe potuto gestire meglio alcune situazioni? La risposta sembra essere chiara.

A cura di Gabriele Burini (@gabrieleburini)