E’ da poco terminata la prima conferenza stampa di Pioli come allenatore dell’Inter, dove ha evidenziato i punti sui quali è intenzionato a lavorare da qui a giugno per portare l’Inter alle posizioni che maggiormente le competono.

La testa ovviamente è al derby, il primo bivio nell’avventura del tecnico ex Lazio, dove il 20 novembre ci si contenderà il primato cittadino e coinciderà con il suo esordio, una partita che, in caso di vittoria, permetterebbe di lavorare sulle ali dell’entusiasmo oppure di rendere più complicato i successivi turni in caso di sconfitta.

“Derby? Ci aspetta una grande partita e credo che l’Inter abbia già dimostrato contro altri avversari forti di trovare forti motivazioni e fare la partita. Se vogliamo avere possibilità di successo dobbiamo allenarci bene, meglio di loro.”

La chiave di volta del lavoro di Pioli, come da lui affermato, sarà soprattutto nel cercare di tirare fuori dal gruppo nerazzurro quella passione agonistica che fino ad ora si è accesa solamente ad intermittenza.

“Dobbiamo ragionare da squadra, abbiamo dei valori. Al di là delle qualità che abbiamo voglio che i ragazzi giochino con il cuore, con tanta passione, anche questo è importante. Abbiamo un mese importantissimo, ci aspetta un forcing incredibile e farò in modo che tutti nella rosa si sentano importanti perché ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti. Serve avere una mentalità concreta e vincente, voglio un gioco propositivo ma anche la volontà da parte dei ragazzi di scendere in campo con l’intenzione di mettere sotto i nostri avversari”.

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Quando si parla poi di obbiettivi, non sembra volersi nascondere e punta subito alla posta in palio più importante di questa stagione:

Sarei contento se ottenessimo la Champions, manca ancora tanto alla fine del campionato. Lo scorso anno la Juventus fece una rimonta incredibile ad esempio. Non sono comunque qui per vendere illusioni, lavoreremo duro per raggiungere i nostri obiettivi.”

Molto più riservato, invece, quando si tratta di affrontare l’argomento modulo, sul quale preferisce mantenere alcune riserve:

“Non credo che serva troppo ragionare sul modulo, almeno inizialmente mi sembra giusto non cambiare molto. Credo che in queste prime partite punterò sulla difesa a 4. Prediligo un calcio intenso ed aggressivo, per questo gli allenamenti futuri andranno in quella direzione. Dovremo lavorare su tutto senza trascurare nulla, sappiamo che il tempo stringe. Mi hanno definito normalizzatore ma non credo l’Inter voglia la normalità. Spero che alla fine più che normalizzatore venga definito un potenziatore”.

Si è tenuto il punto anche su alcune dei senatori dello spogliatoio, al centro delle critiche nell’ultimo periodo, ma ancora tenuti in grande considerazione dal tecnico.

“Sono contento di poter allenare Icardi, ha grande talento e sta segnando con continuità. Credo che ce ne siano tanti di giocatori che possano segnare, abbiamo degli esterni di qualità e dei centrocampisti che possono e devono inserirsi di più. Voglio che gli spazi nell’area avversaria siano occupati di più. Gabigol? E’ un giocatore di qualità che si sta allenando molto bene, vedrò volta per volta chi sarà pronto per scendere in campo. Banega non ho ancora avuto modo di conoscerlo, anche se credo che sia un giocatore intelligente, utile per trovare tante soluzioni di gioco. Noi non dobbiamo avere un solo giocatore che faccia muovere il pallone ma una squadra capace di rendere più fluida la manovra. Rapporto con Candreva? Ho sempre pensato che fosse un ottimo giocatore, da lui mi aspetto tanto e sono sicuro che darà il massimo per questa causa”.

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Ultimo argomento tenuto in banco è la sua situazione contrattuale, che lo vede legato con la società milanese fino al 2018 ma con una clausola di uscita a fine stagione che permetterebbe all’Inter di cercare il suo successore a partire dalla prossima sessione di mercato estiva.

“So che possiamo fare tanto e raggiungere traguardi importanti. Il mio contratto conta zero, conta solo il bene dell’Inter”.

Lorenzo Garbarino

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