In occasione di una lunga intervista rilasciata al quotidiano abruzzese “Il Centro”, Simone Pepe, veterano esterno offensivo del Pescara, ha parlato della sfida di sabato tra la compagine di Zeman e la Juventus. Per il calciatore, 33 anni, non sarà un match come gli altri, dal momento che per ben cinque stagioni, dal 2010 al 2015, ha vestito la maglia bianconera.

Inoltre, Pepe ha di fatto annunciato che a fine stagione lascerà il calcio giocato per via dei numerosi infortuni e inizierà un nuovo percorso in ambito manageriale.

Queste le sue dichiarazioni: “Essere rimasto nel cuore dei tifosi della Juve è un motivo di orgoglio per me. Io in campo do sempre tutto e non mollo. I bianconeri sono nati con la vittoria nel sangue, come me. Perché mi chiamano “er chiacchiera”? Non sto zitto un momento. L’unico allenatore che non sopportava questa cosa è stato Conte: mi diceva che fuori dal campo potevo dire quello che volevo, ma quando si lavora in allenamento massimo silenzio. Io invece rompevo e scherzavo con tutti anche durante lo stretching. Alla Juve ho lasciato tanti amici, penso a Bonucci, Barzagli, Chellini, Tevez e Storari. Con Chiellini poi siamo amici di famiglia, siamo molto legati. La partita più indimenticabile con la casacca juventina? Juventus-Parma, era la prima giornata di campionato del 2011 e vincemmo 4-1. Era un match che Conte aveva caricato a mille: quello fu l’inizio di un ciclo. Eravamo una macchina da guerra”.

Prosegue il giocatore, che parla della sua esperienza a Pescara: “E’ una città che ha tutto: mare e montagna. Ed è anche a misura d’uomo. Inoltre, si mangia benissimo: non capisco chi la snobba. La mia base è a Roma, ma rimango volentieri qui a lavorare proprio perché si sta benissimo. Per quanto riguarda il calcio giocato, questa è la mia ultima stagione. Mi sono reso conto che non posso dare più nulla, mi piacerebbe dare il mio contributo in altri ambiti. Mi metterò alla prova. Posso imparare dal direttore sportivo. Il club manager è una figura di raccordo tra la squadra e la società, poi vivi accanto al direttore sportivo un mestiere che mi piacerebbe fare. Cosa avrei fatto senza il calcio? Il benzinaio, da ragazzino volevo fare quel mestiere perché vedevo sempre i benzinai con il portafogli pieno…”

Raffaele campo (@CampoRaffaele)

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