Giampaolo Pazzini è nato in concomitanza di una data triste, quattro anni dopo la strage di Bologna, ma lui ha sempre avuto il sorriso sulle labbra. Toscano di Pescia (Pt), ha lasciato casa molto giovane a 15 anni per andare all’Atalanta, da Bergamo è partita la sua carriera, come tutti i ragazzi delle giovanili, alloggiava alla casa del Giovine, ma sebbene fosse molto giovane non avvertiva la nostalgia di casa poichè faceva ciò che gli piaceva, ovvero giocare a pallone. All’Atalanta ha creato un’amicizia con Montolivo tanto da legare i due nomi e diventare “Pazzolivo”.

Dopo aver raggiunto una promozione in serie A, coronata con l’esordio in massima serie, nel gennaio del 2005 per 6,5 milioni passa dall’Atalanta alla Fiorentina dove poi ritrova Montolivo e il suo maestro ai tempi dell’Atalanta Prandelli. A Firenze vive nell’ombra di Toni, nel suo periodo fiorentino la gioia piu’ grande l’assapora con l’Under 21. Nel marzo 2007 viene innaugurato il nuovo stadio di Wembley e per l’occasione si sfidano le rappresentative di Inghilterra e Italia, la partita finisce 3-3, per il Pazzo è un pomeriggio che resterà nella storia del calcio italiano oltre che restare impresso per sempre nella sa mente, oltre ad aver segnato il primo gol nel nuovo tempio del calcio, realizzerà anche una tripletta. A fine partita si porta a casa il pallone autografato dai compagni di squadra, come si usa fare in Inghilterra. A Firenze nasce la sua esultanza con la V davanti agli occhi, in risposta a Toni che si portava la mano all’orecchio,  come dire “hai visto??”

La giovane età e la sua voglia di giocare lo portanto lontano dalla sua Toscana, nel gennaio 2009 arriva alla Samp, a Genova vive il suo apice della carriera, formando con Cassano una coppia gol altamente prolifica. Pazzini di testa è devastante e con il barese si completava alla perfezione, tanto da rivedere in loro la coppia (magica) dello scudetto, Vialli-Mancini. Uno striscione dei tifosi blucerchiati esposto in gradinata nord davvero commovente diceva così:” Mio papà con Vialli e Pazzini, io con Cassano e Pazzini”, anche i risultati con la maglia della Samp sono stati esaltati, una finale di Coppa Italia persa con la Lazio ai rigori e nel 2010 un mirabolante 4° posto con l’accesso ai preliminari di Champions League.

A Genova con 87 presenze e 48 reti è diventato un beniamino dei tifosi doriani, ma nel gennaio 2011 la coppia gol viene scissa, Cassano al Milan e Pazzini all’Inter per 12,5 milioni, il primo anno in nerazzurro è fantascientifico, 11 reti in 17 presenze, i suoi gol trascinano i milanesi a giocarsi lo scudetto con il Milan, dall’8° al 2° posto. A giugno 2011 vince anche il suo primo e unico trofeo la coppa Italia. Con l’addio di Leonardo e il succedersi di tre allenatori, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni l’ex doriano trova difficoltà come tutta la squadra. Ancora Cassano si lega al suo destino, il talento di Bari vecchia chiede esplicitamente la cessione all’Inter, così Pazzini arriva al Milan nell’agosto 2012, prendendosi la maglia che era di Ibra, la numero 11.

Ancora una tripletta e un pallone firmato al suo esordio in maglia rossonera contro il Bologna al Dall’Ara, il Pazzo piace ai tifosi rossoneri il suo modo di stare in campo e lottare, incarna lo spirito del diavolo. In una notte di marzo del 2013 segna un gran gol da infortunato, con una gran botta da fuori area dopo aver ricevuto un calcione da Portanova che all’epoca militava nel Genova. Tale infortunio lo ha bloccato nel momento migliore, facendogli saltare, Barcellona-Milan, ottavo di finale di ritorno di Champions,  nonostante ciò grazie ai suoi gol (12) il Milan si è classificato 3°. Al Milan vi è rimasto sino al 2015, ma complice un operazione al ginocchio e un rapporto poco idilliaco con Seedorf e Inzaghi colleziona parecchie panchine e pochi gol.

Dopo aver seguito un filo con Cassano, segue il percorso di Toni e va al Verona prendendo il suo posto in quanto l’ex campione del mondo si è ritirato. Protagonista dell’ultima risalita degli scaligeri in serie A, con 23 reti e il titolo di capocannoniere della serie cadetta.

Auguri Pazzo, non c’è bisogno che tu faccia la “V” in modo che ti si veda, perchè quasi 170 gol in carriera testimoniano la tua forza e la tua professionalità.

M.Anobile

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