In occasione di una lunga intervista rilasciata al quotidiano “L’Equipe”, Dimitri Payet, centrocampista francese di 29 anni, ha spiegato i veri motivi per cui a gennaio ha voluto lasciare il West Ham per fare ritorno all’Olympique Marseille. Nel corso della conversazione con l’importante testata giornalistica, il calciatore non nega nemmeno l’importanza che ha avuto anche la decisione della moglie di tornare nella città della Costa Azzurra.

Così Payet: “Non volevo giocare nella parte bassa della classifica di Premier League. Ma soprattutto, non mi trovavo affatto bene con il sistema di gioco difensivo con cui il West Ham scendeva in campo. Non è facile da spiegare perché in quel 5-4-1 avevo tutta la libertà che volevo. Lavoravo tanto in ogni match, ma non avevo alcuna soddisfazione. Sì, possiamo dire che ero incazzato. La svolta per questa decisione di tornare a Marsiglia fu dopo una vittoria per 1-0 contro l’Hull City (lo scorso 17 dicembre, ndr). E’ vero, prendemmo i tre punti, ma loro colpirono il palo per ben quattro volte. Dopo quella partita, mi sono detto tra me e me che non potevo più andare avanti così: sarei regredito e avrei perso sei mesi.  Avevo avuto dei contatti con l’OM e, in particolare, con Rudi Garcia, del quale apprezzo molto la filosofia di gioco. Motivo per cui la scelta del Marsiglia l’ho fatta molto in fretta”.

Prosegue il centrocampista classe 1987: “Bilic sapeva che volevo andare via, ne parlammo anche a inizio stagione dopo EURO 2016, ma il West Ham non voleva cedermi e rispettai la scelta. Ma a gennaio dissi che volevo solo il Marsiglia, era l’unica squadra che desideravo. Il club londinese si oppose un’altra volta, allora dissi che non volevo più giocare per gli “hammers“. E’ vero, un certo peso lo ha avuto anche la volontà di mia moglie, la quale voleva tornare a Marsiglia”.

Tuttavia, Payet si sente comunque di ringraziare i tifosi del West Ham per tutto il loro supporto nei suoi confronti durante il periodo precedente: “Io non avevo paura, semmai  la situazione creatasi era più difficile per la mia famiglia. Sono state dette molte cose, ma io, per esempio, non ero spaventato per la mia auto. Io avevo continuato a vivere normalmente. Del resto, feci la stessa cosa a Saint-Etienne, e lì sappiamo come sono i tifosi… Anche a Londra c’era da aspettarsi una reazione così, ma io non li dimenticherò mai: per più di un anno e mezzo mi hanno sempre sostenuto. Ora, la cosa più importante è che io e la mia famiglia siamo qui, esattamente dove volevamo. E il meglio deve ancora venire”.

Raffaele Campo (@CampoRaffaele)

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