Era il 4 marzo del 2018 quando la sua vita è cambiata per sempre. Quel giorno Francesca Fioretti ha saputo che il suo compagno, Davide Astori, era stato trovato senza vita in un hotel di Udine.

C’è una cosa che colpisce nel racconto di Federica: la sua voglia e la sua determinazione nel proteggere Vittoria (la figlia che ha avuto con Astori) trasmettendole tranquillità e serenità:  Il 5 Marzo l’ho accompagnata a scuola e sono andata dalla psicologa dell’infanzia – ha continuato la Fioretti – Ho voluto mantenere la routine quotidiana di sempre. Nemmeno la cosa più tragica che poteva mai accadermi doveva destabilizzarla. Non devo vivere il mio dolore attraverso di lei, non deve vedermi triste né disperata. La sua serenità dipende dalla mia. Davide, per quanto io stia male, non deve diventare un tabù, qualcosa di cui non si può parlare. Vittoria sa che lui non tornerà, ma lo abbiamo collocato in un luogo immaginario in cui è felice. Il vuoto che ha lasciato Davide non ci deve inghiottire. Devo fabbricare le ali con le quali Vittoria possa volare nella vita”. E ancora: “Le mie lacrime ci saranno, e le condividerò con lei, ma dovrò fare in modo che lei comprenda che sono lacrime non di disperazione. Sono lacrime di emozione, quell’emozione che solo i ricordi più belli possono creare. Insieme sapremo colmare il vuoto che si è creato riempiendolo con tutti i ricordi e le immagini di noi e del breve ma intenso periodo che abbiamo condiviso. Questo penso sia l’unico regalo e l’unico modo con cui posso accompagnarla nel futuro: essere la sua ancora quando ne avrà bisogno, il porto sicuro dove potrà sempre tornare ed essere serena, ma lasciandola libera di vivere come tutte le sue coetanee”.

Nella chiacchierata si è parlato anche di Davide, e di come si sono conosciuti : “Una sera di settembre 2013. A una festa lui mi ha fermato per chiedermi come era il Vietnam, dove io ero stata come concorrente del programma televisivo Pechino Express. Sembrava una strategia, ma la vita e i nostri viaggi si sarebbero incaricati di provarmi che era sincero. Quella notte mi arrivò il suo primo messaggio, si era fatto dare il numero da un amico. Mi ha scritto per un mese, ogni giorno. Poi insieme siamo andati in India, in Nepal, in Perù, in Giappone. Sembravamo due adolescenti, fra treni e autobus.

Si rende conto però Federica che la sua vita non può, e non deve, finire così: “ora la mia vita deve ricominciare. Ce la metterò tutta…. C’era una vita possibile per me e per lui. Ora, almeno per me, ce n’è un’altra, che non ho scelto”.

Speriamo che fra qualche anno potremo raccontare di una ragazza che ha vissuto l’inferno ma che, grazie alla sua forza e determinazione, è riuscita a ritrovare la felicità che la vita le ha strappato dalle mani.