nuova Champions League

Chiamatela Super-Champions League, chiamatela ECA Champions League (questo sarà), chiamatela SuperLega, chiamatela come volete. Da qualunque parte venga presa, in qualunque modo venga chiamata e in qualunque modo venga analizzata e/o sviscerata, la nuova Champions League che nascerà nel 2024 è qualcosa che rasenta la follia. O meglio, è la vittoria di un’élite contro il calcio ”reale”, l’ennesimo atto ”usurpatorio” dei top club e delle Fab-4 (Germania, Italia, Inghilterra e Spagna) nei confronti di un’UEFA sempre più remissiva e rinunciataria: è bastata una notizia circa la fondazione di una fantomatica SuperLega coi top club (Football Leaks), per far ”calare le braghe” a un’UEFA, quella di Ceferin, che era partita con intenti guerrafondai e ”proletari”, e invece ha solo fatto danni e consegnato il calcio europeo nelle mani dei top club. ”Prendete e trasformatene tutti”, è questo il mantra che sta alla base della ECA Champions League, perchè di UEFA in questa nuova Champions c’è ben poco. Vi starete chiedendo perchè siamo così duri contro il nuovo format della ”coppa dalle grandi orecchie”. Abbiamo tanti e buoni motivi.

UNA RIVOLUZIONE AL CONTRARIO: IL FORMAT DELLA NUOVA CHAMPIONS LEAGUE

Il format della nuova Champions League ricorda molto la super-fase a gironi dell’Eurolega di basket, che assegna i posti per i playoff che poi determineranno la Final Four con un girone unico a 16 squadre e gare andata/ritorno, mandando avanti le prime otto e di fatto ”impedendo” che ci siano sorprese, visto che si gareggia per quasi sei mesi in quello che un autentico campionato. La nuova Champions League non si discosterà molto da questo format. Le 32 squadre verranno divise in quattro gironi da 8 club, giocando così in tutto 14 gare nel girone tra andata e ritorno: facendo due rapidi conti, chi arriverà in finale dovrà giocare un totale di 21 gare, contro le 13 attuali. Le prime quattro di ogni girone accederanno agli ottavi di finale, e nessuna retrocederà in Europa League, rendendo il secondo torneo continentale a sè stante, alla pari della nuova terza competizione (ancora senza nome) che scatterà tra qualche anno. E sin qui, nulla da dire, ma le perplessità nascono andando più in profondità. Le prime quattro di ogni girone, oltre ad andare agli ottavi, si qualificheranno anche all’edizione successiva della competizione, insieme alle quinte di ogni gruppo: sesta e settima, invece, si giocheranno uno spareggio andata/ritorno per qualificarsi a loro volta alla Champions League seguente. La perdente approderà direttamente all’Europa League seguente, mentre l’ottava e ultima di ogni girone disputerà i preliminari di EL.

Al netto della cervellotica formula, facendo due rapidi calcoli si arriva a un totale di 24 squadre su 32 che vengono ammesse di diritto alla Champions League dell’anno seguente e hanno dunque un introito ”sicuro” anche se dovessero andare malissimo nei rispettivi campionati, che vengono svuotati di ogni significato. Se vi aspettate ”meritocrazia”, non guardate all’ECA Champions League (ci viene da chiamarla così, poco da fà), perchè i restanti otto posti verranno assegnati in modo arbitrario: quattro alle semifinaliste di Europa League, che vengono così ”promosse”, quattro alle squadre campioni nazionali che non si sono qualificate alla Champions League seguente. Che potrebbero anche provenire dai quattro campionati top, perchè ovviamente i club verranno spinti a puntare tutto sulla competizione internazionale e non sul proprio campionato, lasciando spazio a qualche sorpresa. Con questo sistema di qualificazione ”automatica” all’edizione seguente che di fatto verrà ripetuto ”in loop”, l’ECA dà vita a una vera e propria Superlega sotto l’egida dell’UEFA: un torneo che avrà grandi introiti televisivi, ma genera anche tantissime polemiche e non convince per la sua deriva anti-meritocratica.

CAMPIONATI NAZIONALI ”SVUOTATI”, CALCI ALLA MERITOCRAZIA E NON SOLO: ECCO PERCHÈ LA NUOVA CHAMPIONS LEAGUE LASCIA PERPLESSI

Non ci vuole molto per capire che la nuova Champions League è la vittoria dell’ECA e dei grandi club sull’UEFA. Di fatto, le grandi società si garantiscono una presenza quasi ”vitalizia” nelle coppe europee, e in modo ”subdolo” inseriscono anche nel calcio il concetto stile-Eurolega della carta decennale che consente di accedere alla competizione continentale ”a prescindere” dai risultati di campo. Così accadrà a partire dal 2024, perchè le 24 squadre che accederanno di diritto alla Champions League seguente sfruttando il proprio piazzamento nella fase a gironi, lo faranno a prescindere dal proprio risultato nel campionato nazionale: se il Real Madrid di turno (nome a caso) dovesse arrivare agli ottavi di Champions, ma essere ottavo in campionato, andrà a prescindere in Champions League, senza storie o possibilità d’appello. E, per proprietà inversa, una società che arriva nelle top-4 del campionato nazionale potrebbe anche trovarsi fuori dalla Champions, e magari costretta a una meno nobile Europa League perchè altri club accedono al massimo torneo ”a divinis”. Ne va da sè che i campionati nazionali verranno svuotati di ogni significato, e che vincere un titolo in patria potrebbe essere visto come ”secondario” rispetto alla top-5 nella fase a gironi della Champions. Insomma, non si arriva a una vera e propria uscita delle big dai tornei nazionali per fondare una Superlega a sè stante, ma quasi. Se già quest’anno abbiamo assistito a un campionato dove arrivare secondi o quarti non fa nessuna differenza in ottica-Champions League e molte squadre si sono ”adagiate” sui piazzamenti, dando vita a un sostanziale ”ciapanò”, immaginatevi cosa potrebbe accadere quando alcuni club sapranno già a gennaio/febbraio di essere in Champions a prescindere dal piazzamento nel proprio torneo.

L’ECA, dunque, rifila un calcio al buonsenso e alla competitività dei campionati nazionali, ma soprattutto rifila un calcio alla meritocrazia. 24 squadre accederanno direttamente alla Champions League seguente, e dunque ci sarà pochissimo spazio per sorprese e/o squadre provenienti al di fuori dalle Fab-4 (Germania, Inghilterra, Spagna, Italia): l’idea è quella di concentrare le big del continente e le potenze ”economiche” in un torneo elitario, e ridurre/eliminare sul lungo periodo gli exploit dell’Ajax o del Porto di turno, ma soprattutto l’idea è quella di ”eliminare” le società provenienti da paesi fuori dall’élite (ma anche le piazzate dei campionati), che verranno relegate nell’Europa League o nella terza competizione, con conseguenti minori introiti e minori possibilità di crescita. Ci troveremo dunque ad assistere ad una Champions League con partecipanti pre-determinati, a prescindere dal momento delle squadre o dagli exploit del momento: per chi ha stabilito il format della nuova Champions League, avere il grande nome (Inter e Milan, per dire) conta di più di avere un Ajax che incanta col nuovo calcio totale, per intenderci, e costoro non fanno nulla per nasconderlo. Perchè nessuno lo dice, ma difficilmente i posti per la prima edizione della nuova Champions League (2024) verranno assegnati col sistema attuale. I club che volevano fondare la Superlega, 18 in tutto (Juventus, Milan, PSG, Bayern, Real, Barça, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Inter, Roma, Atletico Madrid, Dortmund, Napoli, Lione, Porto/Benfica) dovrebbero avere il posto garantito, insieme ad altri club dal merito ”storico”, e solo dopo si andranno a guardare le classifiche per tappare i buchi: una Roma in difficoltà, dunque, potrebbe entrare al posto di un’Atalanta emergente, sempre facendo ipotetiche ipotesi, perchè per i diritti tv ”è giusto così”. Con buona pace, appunto, delle realtà emergenti o di paesi calciofili come Olanda &co.

Un calcio alla meritocrazia e ai tifosi, sull’altare dei diritti tv e degli interessi dei top club, che ormai ”commissariano” l’UEFA e vorrebbero andare oltre: l’idea di Agnelli e dell’ECA, per ora scartata ma pronta ad essere riproposta, è quella di giocare la nuova Champions League nei weekend, ”relegando” i tornei nazionali a infiniti turni infrasettimanali. Un ulteriore modo per dimostrare che il calcio nazionale verrà svuotato di ogni significato, insieme ai risultati stagionali, sull’altare del blasone conquistato in precedenza: perchè ormai la meritocrazia e i risultati dell’oggi non contano, e gli exploit dei club minori vengono visti come un intralcio. È meglio avere l’Ajax che incanta e lotta per una semifinale, o le big che lottano nel loro giardinetto per garantirsi una qualificazione ”vita eterna amen” alla Champions League? Il vero appassionato di calcio saprebbe già cosa rispondere, ma gli affaristi dell’ECA la pensano diversamente. E allora lunga vita all’ECA Champions League, una competizione che magari inonderà le casse delle big di milioni di euro, ma sicuramente non può convincere i veri appassionati…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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