È la notizia del giorno, o per meglio dire della notte. I veri nottambuli, quelli che non dormono per vedere Libertadores e Sudamericana e lo faranno anche per la Copa America, lo sapevano già verso le 3 di stanotte. Gli altri l’hanno scoperto stamattina verso le 7, leggendo (e in alcuni casi, interpretando in maniera errata) il comunicato della CBF riguardo all’infortunio della sua stella. Neymar non farà parte della rosa della Copa America 2019, la stella del Brasile non risplenderà nel torneo casalingo e nella competizione che nell’immaginazione del tifoso medio della Seleçao dovrà riscattare l’onta del Mineirazo e quella figuraccia mondiale. Ironia della sorte, è successo tutto contro quel Qatar che paga il lauto stipendio di O Ney: un duro contrasto con un avversario, un movimento totalmente innaturale e da brividi, l’uscita dal campo ”a braccia” e in lacrime. Neymar aveva già capito tutto, e la diagnosi ha confermato le sue sensazioni: rottura dei legamenti della caviglia, e lungo stop che lo taglia fuori dalla Copa America. L’ennesimo capitolo della maledizione-Seleçao, che tante lacrime ha fatto versare al 10 brasiliano.

NEYMAR E LA MALEDIZIONE-SELEÇAO: TRA INFORTUNI E DELUSIONINeymar ha esordito in Nazionale nel 2010 da predestinato: nei nove anni seguenti è stato stella, leader tecnico e per qualche tempo anche capitano della Seleçao, con un invidiabile score di 60 gol in 96 presenze. Come Messi, è il giocatore su cui ripone le speranze un paese intero, con annesse e monumentali pressioni. Come Messi, ha vinto poco o nulla: una Confederations Cup nel 2013 e l’oro olimpico a Rio 2016, con una generazione d’oro (Luan, Gabriel Jesus, Gabigol, Zeca ecc ecc) che probabilmente avrebbe trionfato anche senza di lui, inserito nella rosa come fuoriquota. Curiosamente, entrambi i trofei sono stati vinti in casa, là dove è arrivata la maggior delusione del Neymar verdeoro. Parliamo del Mondiale 2014, dove Neymar arriva ”di corsa” dopo due infortuni in sequenza col Barcellona: rientra, corre per prepararsi per i Mondiali e trascina il Brasile fino ai quarti, dove Zuniga fa quell’entrataccia che gli procura la frattura di una vertebra. Esce in lacrime, evita il Mineirazo e l’umiliazione del 7-1, ma ne rimane ugualmente devastato. Quando un anno dopo deve guidare il Brasile in Copa America, ritrova la Colombia e ”scapoccia”: rissa e accenno di testata a Murillo, quattro giornate di stop e torneo finito prima della fine dei gironi. Anche qui ”evita” la figuraccia col Paraguay, mentre salta la seguente Copa America per fare l’Olimpiade e vincerla. Quello è il suo ultimo trofeo con la nazionale, anche perchè il suo percorso viene funestato dagli infortuni. Per uno di questi rischia di non fare il Mondiale di Russia 2018: frattura al metatarso, rientra a maggio e rassegna iridata presa ”per i capelli”. Il rientro anticipato forse costa qualcosa a Neymar, che non è scintillante come dovrebbe: 2 gol e 2 assist, ma anche una prestazione evanescente nei quarti contro il Belgio, che elimina la Seleçao. Nel 2019 il copione si ripete: infortunio al piede, rientro anticipato ad aprile per fare la Copa America. Tutto il Brasile lo aspetta, non può mancare, invece mancherà: l’infortunio di oggi lo esclude dal torneo, dove dovrebbe sostituirlo uno tra Willian e Lucas Moura. È una storia di infortuni, delusioni, rincorse e rientri anticipati, quella tra Neymar e il Brasile: il ko notturno va a completare un 2019 da incubo per la stella del PSG, e probabilmente terrà fuori Neymar per due/tre mesi.

INFORTUNI, SCENATE E ACCUSE: IL 2019 DA INCUBO DI NEYMAR– Infortuni, scenate e accuse. Riassumere così il 2019 del leader della Seleçao sarebbe riduttivo, visto che i primi sei mesi dell’anno sono stati da incubo. Tutto è iniziato col già citato infortunio: un non meglio precisato problema al piede che ha tenuto Neymar fuori per più di tre mesi, facendogli saltare le sfide di Champions League contro il Manchester United. Fa sorridere come O Ney finisca col perdersi sempre i fallimenti di club/nazionale per infortunio, ma il suo anno non gli avrà dato molti motivi per essere felice: il rientro dall’infortunio è avvenuto tra metà e fine aprile, quindi Neymar si è trovato a dover inseguire la condizione ottimale per la Copa America. In Francia accusano di privilegiare la Nazionale al club e forse non hanno tutti i torti, ma comunque ha realizzato 23 gol e 15 assist in 28 match. Il problema è il mix tra follie e fatti extracalcio: gli insulti su Instagram all‘arbitro di PSG-Man U gli sono costati tre turni di squalifica nella prossima Champions, il pugno al tifoso avversario che l’aveva ”sfottuto” dopo la finale persa contro il Rennes (Coupe de France) gli è valsoinvece tre turni di squalifica in Ligue 1. Tutto questo è successo tra aprile e maggio, e poi Neymar si è fatto odiare per la rumorosa assenza dalla cerimonia d’assegnazione dei premi stagionali del torneo francese: era ovviamente tra i premiati, ma ha preferito far serata con Rihanna attirandosi fior di critiche. Critiche che gli erano piovute addosso anche quando si è presentato agli allenamenti del Brasile col suo elicottero privato, costato 13mln di euro, facendosi lasciare direttamente sul campo. Come se non bastasse, tutta la stampa locale e spagnola parla di un Ney disperato, che continua a chiamare Messi per farsi riportare al Barça e lasciare un campionato poco competitivo e un club che ha soldi, ma non visione d’insieme e progettualità.

E poi, l’accusa più infamante: una modella brasiliana ha accusato a più riprese Neymar di stupro. Ci sarebbero anche dei video e delle prove che inchioderebbero O Ney, e fino a ieri la CBF era spaccata tra chi voleva escluderlo ”a divinis” dalla squadra per la Copa America, e i garantisti: l’infortunio ha tolto le castagne dal fuoco, ma ha anche chiuso il cerchio di un semestre da incubo. E non va esclusa la concatenazione d’eventi: un rientro anticipato dall’infortunio, le pressioni e le aspettative di un paese intero, la scarsa o nulla serenità per le accuse di stupro potrebbero aver portato Neymar al limite. E si sa, quando il corpo è al limite reagisce nel modo più imprevedibile: si è meno lucidi, e così può capitare che un contrasto di gioco porti a quel movimento innaturale e al grave infortunio. Perchè la testa fa brutti scherzi, e Neymar questo potrebbe averlo imparato a sue spese in un inizio d’anno da dimenticare.

Le lacrime di Neymar

(di Marco Corradi, @corradone91)

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