Se c’è una cosa che è stata rimproverata più volte a Maurizio Sarri in questa stagione è stata la gestione della rosa. Il tecnico toscano, nei momenti chiave della stagione, ha preferito sempre affidarsi ai suoi titolarissimi piuttosto che scegliere di far riposare chi stava attraversando un momento no. Il risultato? Chi scendeva in campo era a corto di energie e la spinta necessaria per svoltare la partita arrivava dalla panchina. Il caso più evidente di queste scelte si vede nella gestione dei due bomber della squadra, Dries Mertens Arek Milik.

Milik ed il rapporto con il gol

Mertens Milik, ad agosto, dovevano essere gli uomini che avrebbero dovuto reggere il peso dell’attacco dei partenopei. Il caso ha però voluto che il bomber polacco si infortunasse per la seconda volta al ginocchio, e che il peso dell’attacco ricadesse nuovamente sul solo Mertens. I numeri di Ciro (così viene chiamato il belga dai suoi tifosi) non sono affatto da buttare: diciotto gol in trentasette presenze, meglio di Higuain Dzeko. Quello che però è mancato al folletto azzurro è stata la costanza di rendimento. Dei diciotto gol, soltanto due sono stati messi a segno da febbraio in poi, con la squadra di Sarri che ha calato le sue prestazioni e non ha portato a termine la missione scudetto.

Ma per un Mertens in calo, c’era anche un Milik scalpitante ed al rientro dall’infortunio. Il polacco ha ritrovato condizione e minutaggio, dando sempre un apporto decisivo alla squadra nei momenti in cui Sarri lo ha chiamato in causa. Tre gol e un assist decisivi ai fini del risultato nelle undici partite in cui è stato chiamato in causa, quasi sempre partendo dalla panchina. Solo un’apparizione dal primo minuto dopo l’infortunio, condita proprio da un gol. Numeri alla mano si tratta di 371 minuti giocati in stagione e quattro gol, in media uno ogni 93. In pratica un gol a partita, e tutti decisivi.

Il rientro di Milik poteva sicuramente essere sfruttato in maniera migliore da Sarri: lo scudetto, alla fine, è stato deciso soprattutto dai piccoli dettagli.

A cura di Gabriele Burini (@gabrieleburini)

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