Forse troppo sottovalutato o “dato per scontato”, Lorenzo Insigne sta disputando un campionato favoloso.

Ringalluzzito dalla cura Sarri, l’attaccante napoletano sta trascinando i partenopei sempre più verso il secondo posto con giocate pregevoli e gol che (finalmente) arrivano con discreta regolarità. Inoltre, i progressi del giocatore sono sotto gli occhi di tutti: addio al piccolo e ingenuo Lorenzino, scugnizzo napoletano e benvenuto a Lorenzo il Magnifico, trascinatore azzurro.

Insigne, infatti, nell’ultimo anno e mezzo in particolare è diventato anche un vero leader sia nello spogliatoio che in campo. Ricorda, per certi versi, un giovane Diego Armando Maradona. Sì, sottolineiamo questo scomodo paragone. Insigne quasi come Maradona: Lorenzo si merita la “sacra” numero 10? Tiriamo un attimo le somme.

Se la meriterebbe perchè rappresenta il bello e il sano della città di Napoli. Va bene, spesso sotto il Vesuvio non è tutto rose e fiori (come in molte altre città italiane), ma la bellezza della città e degli abitanti non è un segreto. Così come non è un segreto il fatto che Insigne sia l’apice, l’emblema della “napoletaneità”: quella faccia da bambino furbetto, quella sua parlata piena di termini dialettale e quel sangue azzurro che gli scorre nelle vene farebbe di lui un perfetto numero 10, a simbolo di Napoli: una città, una tifoseria, un popolo.

Se la meriterebbe perchè è e sarà, nel prossimo futuro, leader e bandiera della squadra. Oggigiorno, pronunciando la parola Napoli l’associazione con il giocatore è quasi immediata. Insigne appartiene a Napoli e al Napoli, e viceversa. Un legame doppiamente unidirezionale, di quelli belli, sani, che fanno bene allo sport: esempio di un calcio romantico che oggi sta del tutto scomparendo. Inoltre, Lorenzo ha voluto legarsi a società e città fino al 2022: un gesto di amore e gratitudine incondizionati verso chi gli ha dato tutto per diventare ciò che è adesso.

Se la meriterebbe perchè è riuscito a trasformare i fischi della sua gente in applausi scroscianti: quando le cose non andavano così a meraviglia, Insigne è sempre stato il primo ad essere bersagliato da fischi e critiche di giornalisti e tifosi. Lorenzo ci stava male: spesso, quando il suo popolo lo fischiava, usciva dal campo in lacrime. Lacrime sincere, genuine, proprio come lui. Ma adesso il capitolo sembra chiuso. Ad ogni sua giocata il San Paolo si infiamma, si accende e lo acclama a gran voce.

Idolo, trascinatore e leader: 10 e lode Lorenzinho. Anzi, la 10 e basta.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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