La punizione magistrale di Miralem Pjanic, la capocciata di Emre Can e il palo che respinto il rigore di Insigne hanno permesso alla Juve di cucirsi sul petto “due terzi di scudetto”, come aveva dichiarato Max Allegri nella conferenza stampa della vigilia dello scontro diretto fra i bianconeri e il Napoli. Missione compiuta, dunque, per la Juventus che ieri sera ha espugnato il San Paolo vincendo per 1-2 contro gli uomini di Carlo Ancelotti, chiudendo di fatto il discorso scudetto, e potrà ora concentrarsi su quella che l’ambiente bianconero definisce da giorni ‘LA Partita’, ovvero il ritorno dell’ottavo di Champions League contro l’Atletico Madrid.

Al di là del risultato più che positivo, l’impressione è che dalla partita giocata dalla Juve nella serata di ieri non emergono spunti e sensazioni del tutto positive proprio in vista della sfida dell’Allianz Stadium contro i Colchoneros di Diego Simeone (che ieri si sono imposti per 2-0 sul campo della Real Sociedad grazie alla doppietta di Morata).

Dopo un inizio confortante, il doppio vantaggio, la superiorità numerica e le urla di Allegri che chiedeva di aumentare il ritmo e non cullarsi sul vantaggio (di uomini e di punteggio), la Juventus si è accontentata di giochicchiare fino all’espulsione di Pjanic. Da lì in poi gli uomini di Allegri non sono più riusciti a trovare l’equilibrio, smettendo di fatto di giocare e consentendo al Napoli di assediare la metà campo bianconera, di accorciare le distanze e andare vicinissimi al pareggio, ma il rigore di Insigne, gli sforzi e le speranze dei partenopei di evitare la sconfitta e il +16 della Juve si sono infrante sul palo.

Un risultato che sicuramente premia la Juventus, ma la prestazione non credo possa far felice l’ambiente bianconero soprattutto in vista della Champions League. Ci si aspettava sicuramente una risposta in termini di atteggiamento, di condizione fisica, di mentalità e di gioco che, nel complesso, non è arrivata: sia in superiorità numerica che in parità numerica i bianconeri non hanno mai dato l’impressione di poter alzare i ritmi, nonostante per stessa ammissione di Allegri si è nel periodo in cui la squadra dovrebbe essere al top della condizione.

Alcuni giocatori fondamentali, difatti, sembrano in condizioni tutt’altro che ottimali: Pjanic, al di là del goal, si è reso protagonista di alcune imprecisioni e di due ingenuità che gli sono costate l’espulsione, mentre Mandzukic è risultato ancora una volta impalpabile (così come a Madrid e a Bologna).

Non benissimo nemmeno la gestione dalla panchina: seppur abbia provato a stimolare la squadra ad alzare i ritmi subito dopo il goal del vantaggio, Allegri pare aver perso il controllo della squadra nella ripresa. Senza Pjanic la Juve non è mai riuscita a tenere il pallone per interrompere l’assedio napoletano, ad orchestrare una ripartenza o a servire un Ronaldo apparso nervoso, insofferente e quindi poco lucido, come nell’occasione in cui avrebbe potuto servire Bernardeschi liberissimo di andare a tu per tu con Ospina ma ha preferito far tutto da solo, sprecando una preziosa palla goal. Inoltre, i cambi sono arrivati forse troppo tardi e non hanno inciso come si sperava: Cancelo, al netto di qualche imprecisione difensiva, sarebbe potuto rivelarsi utile in uscita nel momento di massima pressione del Napoli, mentre con l’ingresso di Bentancur si sarebbe potuta sistemare la squadra con Bernardeschi e Matuidi larghi, e l’uruguayano accanto ad Emre Can per cercare di ritrovare qualità nel possesso, invece l’ex Boca è stato collocato sulla destra nel 4-4-1 e la Juventus ha continuato a faticare in fase di possesso.

L’occasione sprecata da Cristiano Ronaldo che non ha servito a Bernardeschi la palla del possibile 1-3.

A una settimana a Juventus – Atletico Madrid, in cui si cercherà l’impresa di ribaltare il pesantissimo 2-0 subito al Wanda Metropolitano, dopo la prova opaca di ieri per molti ci sarà bisogno di un miracolo, anche se parlare di miracolo è forse eccessivo: la Juve deve definitivamente eliminare le scorie di quella serataccia di due settimane fa, ritrovando tranquillità e soprattutto quelle certezze, quella fiducia crollate sotto i colpi di Godin e Gimenez. Ci sarà sicuramente bisogno anche del recupero della condizione degli uomini fondamentali e magari di un ritorno a quella brillantezza a livello di prestazioni che si sono viste soprattutto nella prima parte di stagione.

No, non serve un miracolo, serve semplicemente che Allegri tiri fuori dalla sua Juventus tutto ciò che è nelle corde di questa Juventus, tutto il suo vero potenziale per affrontare ‘LA Partita’, quella che vale una stagione, quella che darà molte risposte sul futuro, immediato e prossimo, sui bianconeri e su Allegri stesso.

a cura di Marco Mincione (@Mincix91)