Mondiale per Club 2019

L’anno scorso il Mondiale per Club aveva rappresentato l’ennesimo trionfo del Real Madrid, arrivato a tre vittorie consecutive nel torneo (dopo altrettante Champions) nell’unico trofeo conquistato da Santiago Solari prima del meritato esonero dai blancos (favorito dalla “scoppola” contro l’Ajax delle meraviglie): la finale era stata più equilibrata di quanto possa dimostrare il 4-1 rifilato all’Al-Ain “giustiziere” del River Plate, con reti di Modric, Marcos Llorente, Sergio Ramos e aut. di Nader. Il grande protagonista della competizione era stato Gareth Bale (3 gol, come Borré), che ovviamente non sarà ai nastri di partenza quest’anno. La grande favorita per il Mondiale per Club 2019 è ovviamente la vincitrice della Champions League, il Liverpool di Jurgen Klopp: le europee vincono ininterrottamente la FIFA Club World Cup dal 2013, col Corinthians come ultima sudamericana capace di spezzare il dominio del Vecchio Continente. In generale, da quando il torneo ha assunto l’attuale formula, che vivrà la sua ultima edizione l’anno prossimo (nel 2021 nuovo Mondiale per Club, a cadenza quadriennale e con 24 squadre), lo score parla di 11 vittorie europee e tre successi sudamericani: prima del Corinthians (2012, vs Chelsea), avevano vinto San Paolo (2005, vs Liverpool) e Internacional (2006, vs Barça), senza contare ovviamente la vecchia Coppa Intercontinentale.

Proverà a spezzare questo dominio il Flamengo di Gabigol e Jorge Jesus, vincitore della Copa Libertadores rompendo l’egemonia del River Plate e dominatore del Brasileirao: i rubronegros arrivano al Mondiale stanchi dopo un’annata lunghissima e reduci dal poker inflitto dal Santos nell’ultima giornata, ma possono fare grandi cose perchè dotati di esperienza e talento. Dovranno tra l’altro spezzare il tabù-finale: nelle ultime tre edizioni, due volte le sudamericane sono uscite in semifinale (Atletico Nacional 2017, River Plate 2019). Flamengo e Liverpool sembrano indirizzate verso la finale, ma occhio alle sorprese: l’Al Hilal ha esperienza e qualità, l’Esperance Tunis è ben organizzato, l’Al-Sadd di Xavi ha dalla sua un gruppo consolidato, il Monterrey ha vinto la ConcaChampions, mentre l’Hienghéne Sport reciterà il ruolo della cenerentola d’Oceania. Tutte e cinque sembrano avversari abbordabili per Flamengo e Liverpool, ma vedremo come si comporteranno le due “big” della competizione. Andiamo a presentare le sette partecipanti al Mondiale per Club 2019. 

LIVERPOOL: LA GRANDE FAVORITA– Il Liverpool di Jurgen Klopp vive un momento davvero magico. Ha conquistato con merito la Champions League 2018-19, con la “roccia” van Dijk (zero dribbling subiti e Pallone d’oro sfiorato) a guidare la difesa, due terzini d’altissima qualità come Alexander Arnold e Robertson, una mediana che mixa tecnica e quantità e un attacco stellare formato da Salah, Firmino e Mané, oltre a Spider-Alisson, che a nostro avviso avrebbe meritato il Pallone d’Oro 2019 (record di reti inviolate in Premier, Champions e Copa America vinte): l’ha vinta battendo il Tottenham nella finale tutta inglese, dopo la rimonta leggendaria contro il Barcellona griffata da Divock Origi. E ora sta dominando la Premier League, dopo aver distrutto il Man City e vinto praticamente ogni gara: 46pti in 16 gare per i Reds, con 15 vittorie e un solo pareggio, ma soprattutto 40 gol fatti e 14 subiti, e un significativo +8 sul Leicester e +16 sul Man City. Una Premier League che non viene festeggiata in quel di Anfield dal lontano 1990, dopo i ripetuti fallimenti nell’assalto al titolo durante l’era-Gerrard (da ultimo, quello con Brendan Rodgers e Luis Suarez). Ne va da sè che il Liverpool arrivi a questo Mondiale per Club col morale alle stelle, ma anche con una situazione particolare: la FA ha piazzato il quarto di finale della EFL Cup (Liverpool-Aston Villa) il 17 dicembre, proprio il giorno prima della semifinale del Mondiale. Klopp si è lamentato della questione, chiedendo il rinvio e minacciando il boicottaggio della coppa nazionale, ma la Federazione ha negato lo spostamento del match, ponendo il Liverpool in una situazione difficile: metà squadra (probabilmente composta da giovani speranze e/o terze scelte) rimarrà in Inghilterra per giocare in EFL Cup insieme al vice di Klopp, i big invece giocheranno il Mondiale per Club a partire dal 18/12. Un Mondiale per Club che è un autentico tabù per i Reds, che hanno vinto sei Coppe Campioni/Champions League, ma non hanno mai vinto l’Intercontinentale o il Mondiale. Nel 1977 rinunciarono alla finale (andata/ritorno) e vennero sostituiti dal Borussia Mönchengladbach (sconfitto dal Boca), nel 1978 il trofeo non venne disputato perchè non si trovò l’accordo sulla data, e poi sono arrivate tre sconfitte: nel 1981 il Flamengo di Zico distrusse il Liverpool (3-0), nel 1985 fu l’Independiente a battere i Reds, mentre nel primo Mondiale per Club della storia (2005) la formazione britannica venne sconfitta dal San Paolo (1-0). Riuscirà Jurgen Klopp a spezzare l’ennesimo tabù, magari proprio contro il Flamengo?

La probabile formazione (4-3-3): Alisson; Alexander-Arnold, van Dijk, Lovren (Gomez), Robertson; Milner, Henderson, Oxlade-Chamberlain (Wijnaldum); Salah, Firmino, Mané. All. Jurgen Klopp.

Mondiale per Club 2019

FLAMENGO: PER CONFERMARSI GRANDE– Il Flamengo è sempre stata l’eterna incompiuta del calcio sudamericano. Ha avuto molte formazioni di valore e molti talenti in rosa, ma fino al mese di novembre aveva vinto una sola Copa Libertadores, nel 1981 con Zico e dopo… tre finali: la prima venne vinta dai rubronegros con doppietta del Galinho (2-1), la seconda dal Cobreloa (1-0) e si giocò la”bella” in campo neutro a Montevideo, decisa ancora da Zico con una doppietta (2-0). 38 anni dopo, il Flamengo ha fatto esultare una città intera, vincendo la Libertadores 2019 dopo un’annata strepitosa. Il Mengão è stato trasformato da un mercato ambizioso e dall’arrivo di Jorge Jesus, che ha dato una mentalità vincente a una squadra che faticava nei match importanti. Plasmato col 4-1-3-2, marchio di fabbrica del tecnico portoghese ed ex Benfica, il Flamengo ha vinto tutto. I rubronegros hanno dominato il Brasileirao, vinto con 90pti e 86 gol fatti in 38 partite e un ampio margine (+16 su Palmeiras e Santos), e poi hanno conquistato la seconda Copa Libertadores della loro storia: dopo un girone-thrilling, con arrivo a tre a quota 9pti e differenza-reti determinante, il Mengão ha eliminato Emelec, Internacional e Gremio (5-0 al ritorno), arrivando alla finalissima contro il River Plate. Una finalissima che sembrava decisa fino ai minuti finali, quando Gabigol ha ribaltato il vantaggio dei Millonarios con una doppietta nel recupero: 2-1, vittoria del Flamengo e Libertadores che torna in Brasile, con tanto di Cristo Redentore dipinto di rubronegro e oltre 500mila persone a festeggiare in piazza a Rio de Janeiro. Già, Gabigol, il brasiliano che venne scartato in malo modo dall’Inter e ha vissuto un’annata da fenomeno: 44 gol in 53 partite stagionali (11 assist) e titolo di capocannoniere in Libertadores (9) e nel Brasileirao (25), ma soprattutto un’intesa entusiasmante con Bruno Henrique, autore di oltre trenta gol (21 in campionato, 5 in Libertadores, ecc ecc.) e trascinatore della squadra nel torneo continentale. Oltre a loro, fioccano i talenti nel Flamengo: Willian Arao e Gerson hanno composto una perfetta cerniera di centrocampo, De Arrascaeta ispira, Diego Alves, Rafinha, Filipe Luis ed Everton Ribeiro hanno esperienza nelle grandi partite e la coppia centrale formata da Rodrigo Caio e Pablo Marí (che fino a maggio giocava in Segunda Division spagnola) è granitica. In più, in panchina ci sono i fenomeni del futuro Reinier e Lincoln. Se c’è una squadra che può provare a battere il Liverpool, è il Flamengo “macchiato” d’Europa. Anche perchè l’ha già fatto: nel 1981, dopo aver vinto la sua prima Libertadores, il club sconfisse i Reds nella Coppa Intercontinentale con un rotondo 3-0 (2 Nunes e Adilio).

La probabile formazione (4-1-3-2): Diego Alves; Rafinha, Rodrigo Caio, Pablo Marí, Filipe Luis; Willian Arão; Everton Ribeiro, Gerson, De Arrascaeta; Gabigol, Bruno Henrique. All. Jorge Jesus.

Gabigol

AL-HILAL: I CAMPIONI D’ASIA, CON GIOVINCO E SUPER-GOMIS- Da anni la vincitrice della AFC Champions League non proveniva dalla West Zone, più precisamente dal 2011 e dalla vittoria dell’Al-Sadd: da allora, trionfi per formazioni giapponesi (2), cinesi (2) e coreane (2), con l’eccezione chiamata Western Sydney Wanderers nel 2014. Il tabù è stato sfatato dall’Al-Hilal, che dopo anni d’investimenti e trionfi mancati ha centrato l’obiettivo, conquistando la terza Champions League asiatica della sua storia (1992, 2000, 2019) dopo una splendida cavalcata. I sauditi, allenati dal figlio d’arte Razvan Lucescu (già vincente in Grecia, al PAOK), hanno vinto con il giusto mix tra compattezza, esperienza e qualità, con un 4-4-2 granitico: negli ottavi hanno eliminato i connazionali dell’Al-Ahli (4-2, 0-1), per poi battere l’Al-Ittihad nei quarti (0-0, 3-1) e distruggere i qatarioti dell’Al-Sadd nella semifinale, nonchè atto conclusivo della West Zone. L’Al-Hilal ha vinto 4-1 all’andata, resistendo al ritorno e passando nonostante la sconfitta per 4-2: a quel punto ha affrontato la “vincitrice” dell’East Zone, l’Urawa Reds (JPN), e l’ha sconfitta sia all’andata che al ritorno (1-0 e 2-0), conquistando la terza AFC Champions League della sua storia. La stella dell’Al-Hilal è il suo centravanti: Bafetimbi Gomis ha ritrovato una seconda giovinezza in Arabia Saudita, dopo le esperienze fallimentari tra Swansea e Galatasaray, ed è stato il trascinatore del club nella vincente campagna continentale, con 11 reti e il titolo di capocannoniere. Nel torneo vinto c’è anche un pizzico d’Italia: Sebastian Giovinco si è trasferito in Arabia Saudita a gennaio (ingaggio da 9mln), dopo aver lasciato il Toronto FC, e ha contribuito con gol e assist alla vittoria del trofeo. Dalla panchina, poi, c’è Omar Khrbin, centravanti della Siria e probabilmente miglior attaccante tra i giocatori asiatici: ruolo da protagonista anche per il peruviano Carrillo, per Gustavo Cuellar (ex Flamengo) e per il nazionale saudita Al-Dawsari. L’Al-Hilal ha organizzazione e buone doti, e proverà a passare il turno contro l’Esperance Tunis: se vincerà, sfiderà il Flamengo nella semifinale.

La probabile formazione (4-4-2): Al-Mualouf; Al-Burayk, Jang Hyeon-su, Al-Shahrani; Carrillo, Al-Faraj, Gustavo Cuellar, Al-Dawsari; Giovinco, Gomis. All. Razvan Lucescu. 

ESPERANCE TUNIS: L’ESPERIENZA AFRICANA PER SORPRENDERE– L’Esperance Tunis torna al Mondiale dopo dodici mesi, e dopo la bruciante sconfitta nel 1° turno contro l‘Al-Ain padrone di casa, che vinse 3-0 lasciando senza appello i campioni d’Africa. Un anno dopo, i tunisini parteciperanno nuovamente alla FIFA Club World Cup dopo aver conquistato nuovamente la CAF Champions League. Un successo arrivato in modo parecchio contestato: dopo l’1-1 nella gara d’andata, sull’1-0 in favore dell’Esperance Tunis, al 59′ il Wydad Casablanca segnò il pareggio, che venne però annullata dall’arbitro su segnalazione del guardialinee. La rete era in realtà assolutamente regolare, ma per un malfunzionamento della VAR non fu possibile rivederla: il Wydad, già penalizzato da alcune decisioni arbitrali, decise di protestare non tornando più in campo, e dopo 80′ di stop la gara venne definitivamente sospesa, con vittoria a tavolino per l’Esperance Tunis. La CAF ordinò poi di ripetere la sfida a luglio, salvo doversi arrendere al giudizio del TAS che invalidò quella decisione, assegnando definitivamente il titolo ai tunisini. L’Esperance Tunis di Moin Chaabani, vincitore di due CAF Champions League, ha così conquistato il trofeo per la seconda volta consecutiva, la quarta nella sua storia (1994, 2011, 2018, 2018-19). L’ha fatto con un cammino decisamente meno travagliato rispetto al 2018, dove rimontò dal 3-1 esterno contro l’Al-Ahly (vincendo 3-0): i tunisini hanno eliminato il CS Constantine (ALG) nei quarti e vinto di misura col Mazembe in semifinale, prima della già citata finale. L’Esperance Tunis ha però perso la sua stella, quel Belaili che aveva incantato in Coppa d’Africa e si è unito all‘Al-Ahli (KSA): hanno lasciato anche i veterani Kom (Al-Rayyan) e Larbi (Mumbai City), oltre al giovane talento delle Aigles de Carthage Chaalali (Malatyaspor). La stessa dell’Esperance Tunis è l’esterno destro offensivo Badri, fornitore di gol e assist, che ha nel suo omologo dall’altra parte il libico Elhouni: in attacco si alternano il centravanti della Nazionale Khenissi e l’ivoriano Ouattara, acquistato dal CA Bizertin. Il tecnico è sempre il 38enne Moin Chaabani, che ha rimodellato i suoi con un 4-3-3 ben organizzato, che ha Moez Ben Chrifia a proteggere la porta. Vedremo dove si piazzerà l’Esperance Tunis, che affronterà il già citato Al-Hilal nel 1° turno: l’obiettivo è la semifinale.

La probabile formazione (4-3-3): Ben Chrifia; Derbali, Yaakoubi, Bedrane, Chetti; Benguit; Coulibaly, Bonsu; Badri, Khenissi (Ouattara), Elhouni. All. Moin Chaabani.

MONTERREY: UN’ALTRA MESSICANA AL MONDIALE– Il Monterrey è solo l’ultima di una serie di messicane capaci di vincere la CONCACAF Champions League: le formazioni messicane la conquistano ininterrottamente dal 2006, e i Rayados sono stati una delle formazioni più vincenti nella storia recente. Il Monterrey, che ha ottenuto solo quattro titoli nazionali in patria, ha vinto infatti quattro volte la ConcaChampions: tre volte consecutivamente (2010-11, 2011-12, 2012-13) e poi nel 2019, sfruttando la qualità superiore della propria rosa e la proposta calcistica di Diego Alonso, che si è liberato dalla panchina messicana nel mese di ottobre per provare a sfruttare la propria vittoria e cercare di allenare un grande club in Sudamerica (era accostato al Boca Jrs, ma non ci andrà dopo il ribaltone delle elezioni). I Rayados hanno sconfitto nei quarti l’Atlanta United degli argentini, per poi distruggere lo Sporting Kansas in semifinale col risultato complessivo di 10-2 e guadagnarsi la finalissima contro gli odiati rivali del Tigres. Nell’atto conclusivo, dopo l’1-0 esterno dell’andata, ha resistito e pareggiato 1-1: decisive per conquistare il titolo due reti del difensore-goleador Nicolas Sanchez, 33enne ex Racing e Godoy Cruz che ha segnato 6 gol in stagione ed è un autentico valore aggiunto. Il Monterrey è tutt’altro che una cenerentola, e ha top player in ogni ruolo: Barovero (ex River) è un ottimo portiere, in difesa ci sono gli ex Serie A Basanta (Fiorentina) e Vangioni (Milan), a centrocampo detta i tempi il paraguayo Ortiz (insieme al prodotto del vivaio Rodriguez) e la trequarti è di altissimo livello. Dorlan Pabon (ex Parma) ha trovato la sua dimensione in Messico, Rodolfo Pizarro è il prossimo crack del Messico e aveva già trascinato il Chivas nella ConcaChampions 2018, Jesus Gallardo viene ormai schierato sempre da esterno alto e fornisce assist e ottime giocate: sono loro ad aver panchinato un investimento costoso come Maxi Meza (ex Independiente), e a rifornire di palloni il centravanti dei Rayados. Un centravanti che non è Vincent Janssen, acquistato per 9mln dal Tottenham dopo il no di Luuk de Jong e autore di due misere reti, ma Rogelio Funes Mori: l’ex River si era perso ed è diventato un leader in Messico, segnando tantissimi gol (10 in Liga MX) e rendendosi eleggibile per la nazionale locale. L’allenatore del Monterrey non è più Diego Alonso (che vinse la ConcaChampions anche col Pachuca), ma Antonio Mohamed: l’ex tecnico dell’America proverà a vincere anche coi Rayados, dopo il fallimento dell’esperienza argentina con l’Huracan. Il Monterrey debutterà contro la vincente del playoff tra Al-Sadd e Hienghéne Sport, e può raggiungere la semifinale, dove sfiderebbe il Liverpool.

La probabile formazione (4-2-3-1): Barovero; Medina, Montes, Sanchez, Vangioni; Ortiz, C. Rodriguez; Pabon, R. Pizarro, J. Gallardo; Funes Mori. All. Antonio Mohamed. 

HIENGHÉNE SPORT: LA SORPRESA DALL’OCEANIA– Solitamente l’Oceania porta al Mondiale per Club una squadra proveniente dalla Nuova Zelanda. Un’egemonia che ha scandito l’epoca post-Australia della OFC, e che era stata interrotta solo nel 2009-10 dall’Hekari United (Papua Nuova Guinea). Da allora si erano alternate le neozelandesi, fino a quest’anno, quando la rappresentante dell’Oceania proviene dalla Nuova Caledonia: una terra che è tuttora protettorato francese, e vede i propri club prendere parte alla Coupe de France come rappresentanti dei territori d’Oltremare. L’Hienghéne Sport ha perso malamente la sfida in quella competizione, ma ha ottenuto una storica vittoria nella OFC Champions League: un risultato impronosticabile per i ragazzi allenati dal tecnico Felix Tagawa (originario di Tahiti), che invece hanno scalato una montagna grazie alla loro organizzazione e probabilmente alla sottovalutazione da parte delle formazioni più blasonate. L’Hienghéne Sport ha battuto con qualche sofferenza i figiani del Ba, ed ha raggiunto la semifinale, dove ha sfidato il Team Wellington: sulla carta doveva finire nel peggiore dei modi per i ragazzi della Nuova Caledonia (che hanno tutti cittadinanza francese), che invece hanno vinto 2-0 conquistando la finale. Qui è successo qualcosa di storico, con la prima finale senza formazioni neozelandesi: i connazionali del Magenta avevano infatti eliminato l’Auckland City, e sono stati poi sconfitti con un risicato 1-0 nella finalissima. L’Hienghéne Sport ha vinto la OFC Champions League e giocherà il suo primo Mondiale per Club, cercando di evitare figuracce nel playoff contro l’Al-Sadd: sarà determinante il portiere Rocky Nyikeine, eletto portiere dell’anno, mentre l’attaccante Bertrand Kai era stato eletto MVP del torneo ed è la stella di una squadra che l’ha avuto come capocannoniere con soli 4 gol. La forza dell’Hienghéne Sport è la compattezza: difficilmente basterà.

La probabile formazione (4-2-3-1): Nyikeine; Yentao, Kayara, Dintao, Ausu; Gony, Sansot; A. Kai, Kayara, Dahite; B. Kai. All. Felix Tagawa. 

AL-SADD: I PADRONI DI CASA, CON XAVI… IN PANCHINA– L’Al-Sadd arriva al Mondiale per Club come campione del paese ospitante, dopo aver nettamente dominato la Qatar Stars League 2018-19: 57pti in 22 partite, ma soprattutto 100 gol fatti e solo 18 subiti. Di questi, 39 sono stati segnati da quel Baghdad Bounedjah che ha poi trascinato l’Algeria alla vittoria nella Coppa d’Africa 2019, e 26 da quell‘Akram Afif che ha guidato il Qatar alla conquista della Coppa d’Asia nella stessa annata. D’altronde, l’Al-Sadd è il vero e proprio polmone (insieme all’Al-Duhail) della Nazionale qatariota, con nove elementi prestati alla selezione vincitrice a inizio anno dopo un lungo progetto, partito dalle giovanili e dall’ASPIRE Academy, e quest’anno ha un campione anche in panchina. Fino a giugno Xavi Hernandez ha giocato nel club, concludendo proprio qui la propria carriera, poi ha fatto il grande salto dall’altra parte del banco: i tifosi dell’Al-Sadd erano entusiasti all’inizio, ma pian piano hanno iniziato a sviluppare una certa insofferenza verso la sua guida tecnica e chiederne la testa. Xavi arriva al Mondiale per Club mentre si trova a rischio-esonero, perchè il suo Al-Sadd si trova quarto in campionato con 15pti in otto gare (5V, 3S), due gare in meno e una distanza di 11pti dalla capolista Al-Duhail. La stella del club qatariota è Baghdad Bounedjah, che abbiamo già citato e sarà senza dubbio il trascinatore del club: con lui possono fare grandi cose Akram Afif e il capitano Al-Heydos, ma anche il neoacquisto Nam Tae-Hee, arrivato dai rivali dell’ex Lekhwiya. Tra i suoi leader l’Al-Sadd ha l’ex Atletico Madrid Gabi, e il difensore della Nazionale Khoukhi. Partirà dal preliminare contro l’Hienghéne Sport, ma l’obiettivo dichiarato è la semifinale col Liverpool: per arrivarci dovrà passare due turni, battendo anche il Monterrey.

La probabile formazione (4-2-3-1): Al Sheeb; Pedro Miguel “Rò Rò”, Khoukhi, Jung Woo-Young, Tarek Salman; Gabi, Al-Hajri; Al-Heydos, Nam Tae-Hee, Akram Afif; Bounedjah. All. Xavi. 

IL CALENDARIO

Turno preliminare, 11/12 h. 18.30: Hienghéne Sport-Al Sadd.

1° turno, 14/12 h. 15: Al Hilal-Esperance Tunis.
1° turno, 14/12 h. 18.30: Monterrey-vincitrice playoff.

Finale 5° posto: 17/12 h. 15.30.

Semifinale, 17/12 h. 18.30: Flamengo vs Al Hilal/Esperance Tunis.
Semifinale, 18/12 h. 18.30: Liverpool vs Monterrey/vinc.playoff.

Finale 3° posto: 21/12 h. 15.30.

Finalissima: 21/12 h. 18.30 all’Education City Stadium di Doha.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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