Tripletta storica. L’Europa League è decisamente cosa loro. Artefici di questa impresa? Tanti, tantissimi. Da Bacca a Gameiro, da Emery al presidente Josè Castro Carmona. E poi c’è lui, una costante in questi 3 anni: il direttore sportivo Monchi. Tre anni? No, molto, ma molto di più. Sedici anni. Tutti a servire la squadra per cui, da calciatore, difendeva la porta. Monchi come Re Mida. Ciò che tocca lui, diventa oro. Oro che è andato a rimpinguare spesso le casse societarie. Ma non solo, perchè se c’è la bravura nel vendere, di certo non manca la capacità di acquistare. Da Dani Alves a Carlos Bacca, passando per la scommessa (vinta) Banega e l’utlima chicca regalata ad una città per cui ha dato tutto: Gameiro. Un, dos, tres. No, non è il ritmo di una canzone latino americana da ballare a bordo piscina con l’arrivo dell’estate. E’ il clamoroso tris messo a segno dalla squadra andalusa. Capoluogo di regione, centro dell’ombelico d’Europa da tre anni. Tutti messi in riga, siempre. E comunque. Adesso, dopo l’ennesimo trionfo Monchi ha detto basta, vuole cambiare aria. La realtà è che in giro di ds come lui non se ne trovano, e l’Europa intera (finalmente) si è accorta di ciò. Manchester, sponda United, la prossima metà? Non si sa, impossibile dirlo, almeno per ora. Ora è il momento di fermarsi, guardare lo splendido passato vissuto in simbiosi perfetta, e dire grazie. Andalusi, ma non solo, hanno ammirato, ed imparato, che da una gestione oculata e programmata  possono scaturire risultati entusiasmanti. Ed allora gracias por todos Monchi. Re Mida andaluso, insegnate europeo.

Stefano Gaudino