Calciatore prima, allenatore poi, Clarence Seedorf non ha avuto la fortuna sperata alla guida del Milan. Il tecnico olandese, ora commissario tecnico del Camerun, ha espresso tutta la sua delusione per il periodo passato alla guida dei rossoneri nel corso della trasmissione di Canale 5 “Pressing” andata in onda ieri sera. L’ex numero 10, infatti, si è sentito abbandonato dalla società nonostante i risultati non mancassero. Seedorf non ha parlato però solo del periodo trascorso sulla panchina del club dell’allora presidente Berlusconi: sono stati tanti gli argomenti dell’ex centrocampista di Inter, Real Madrid, Sampdoria e Botafogo. Ecco le sue dichiarazioni più importanti: “Ho fatto degli ottimi numeri alla guida dei rossoneri. Il Milan era in difficoltà e sono venuto ad aiutarlo. Mi sono sentito solo in quel periodo, anche se abbiamo creato un gruppo unito per fare numeri importanti: 35 punti in 19 partite, con un gioco accettabile. Ero pronto per iniziare la nuova stagione ma poi sono state prese altre decisioni da parte della società. Avrei voluto la fortuna di Inzaghi che può continuare a perdere e a restare in panchina. Come calciatore mi sento soddisfatto: solo per questo motivo ho mollato tutto da un giorno all’altro per venire ad allenare il Milan. Dopo 24 anni ero pronto per una nuova sfida. Non ho mai vinto il Pallone d’oro, ma non sono l’unico e anche tantissimi campioni con cui ho giocato non l’hanno conquistato. Sono stato ripagato in maniera molto importante con le vittorie. Hanno inciso anche le scelte tattiche che ho spesso dovuto fare, non sempre ho giocato da numero 10 ma per molto tempo ho fatto il centrocampista a tutto campo e questo ha tolto un po’ di protagonismo. La finale di Istanbul? Siamo arrivati a quella finale passando il turno in modo molto fortunato contro il PSV. Per quanto sia stata dura da accettare mi rode molto di più la sconfitta contro il Deportivo la Coruña: quell’anno potevamo fare il Triplete. Le partite di Champions ti permettono di misurarti con i più forti e tu vuoi dimostrare di essere il più forte: è il bello della Champions, ti stimola tantissimo. Se ho ancora dei sogni? Sono uno che sogna di continuo, ma prima faccio qualcosa e poi ne parlo.”

A cura di Gabriele Burini (@gabrieleburini)

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