Con o senza il Cavaliere, la trattativa per il passaggio societario del 70% del Milan dal gruppo Fininvest alla cordata cinese continua. Con o senza Berlusconi, certo, però alle sue condizioni: riportare il Milan alla gloria in pochi anni investendo nel mercato e, soprattutto, costruendo uno stadio che possa fare da casa per i tifosi rossoneri. Se i cinesi dovessero accettare queste condizioni il Milan passerà quindi di mano, vista la grande disponibilità di Fininvest, rappresentato dall’AD Cannatelli, il DG Pellegrino e il CFO Franzosi, a vendere. Oggi è l’ultimo giorno in Italia di Sal Galatioto, l’italoamericano che sta fungendo da intermediario, che insieme al fidato Phil Landolph partirà alla volta di Londra per controllare l’effettivo potere economico del gruppo di imprenditori cinesi che le banche britanniche garantiscono essere di 1,5 miliardi di euro. A Milano resterà l’altro fidatissimo, Nicholas Gancikoff, per continuare a tenere vivi i rapporti con Fininvest: come detto le basi economiche ci sono, bisogna trovare l’accordo sul progetto sportivo senza dimenticare che la firma ci sarà solo dopo che Silvio Berlusconi si sarà ripreso dall’intervento e avrà preso visione del contratto. La firma dunque slitta a fine mese, nonostante l’esclusiva sia effettivamente scaduta ieri: anche l’altra metà di Milano è pronta a diventare cinese.

Nicola Cavagnetto