Gianluigi Donnarumma ha rifiutato di rinnovare per altri  cinque anni il  contratto che lo legherà al Milan fino al 30 giugno 2018. Oggi pomeriggio il suo agente Mino Raiola, per placare il polverone sollevato da questa inaspettata decisione, ha deciso di convocare alcuni giornalisti per spiegare le motivazioni che hanno spinto il portiere classe ’99 ad interrompere la sua carriera in rossonero. Il procuratore ha sottolineato che, inizialmente, il desiderio di Donnarumma era quello di rinnovare il contratto con il Milan: a fargli cambiare idea, il mancato appoggio della società in alcune situazioni (ad esempio in occasione dello striscione esposto di fronte alla sede). Ecco l’intervista completa.

LE RAGIONI DEL MANCATO RINNOVO

“Cosa c’è dietro la decisione di Donnarumma di non rinnovare col Milan? Una situazione troppo ostile e violenta che si era creata e da cui non si poteva più uscire. Lui è stato minacciato, la famiglia è stata minacciata: minacce di non giocare, di morte, striscioni mai tolti dalla società e un atteggiamento passivo nei suoi confronti. Non è mai stata una questione economica, se due parti vogliono trovare una soluzione la soluzione si trova. Visto che loro erano in giro con il budget di un top player e il top player ce l’hanno in casa, io sicuramente avrei trovato un modo per soddisfare le parti, ma non siamo mai entrati in quei discorsi. 


LA GESTIONE DI DONNARUMMA ED IL PROGETTO DEL NUOVO MILAN

“Sbagliata la gestione di un top player come Donnarumma? Secondo me sì. Sono stati troppo esuberanti, i toni sono stati sbagliati e i rapporti non sono stati giusti. Se volevo conoscere il progetto del Milan in modo più graduale? Sì, ma comunque avevo già garantito alla società che non saremmo partiti a parametro zero, l’ho sempre detto e pensavo fosse sufficiente almeno per mettere tranquilla la parte patrimoniale della cosa, ma non è stato capito. Non era una questione di rubarsi il giocatore, ma forse ho sbagliato io, non sono stato molto convincente, non lo so. E’ stato gestito tutto male secondo me.”

LE OFFERTE DA ALTRI CLUB 

“Se dietro questa decisione c’è l’offerta di un grande club? Quelle c’erano già da quando aveva 16 anni e anche quando ne aveva 14, quindi se voleva andar via sarebbe andato via quando non era il titolare del Milan. Ripeto, non è questo, noi non abbiamo nessun accordo con nessuna società, nessuna società ci spinge a fare certe cose. Il problema non è economico, è una questione di forma: non potevamo più accettare certe minacce, certe tensioni, lo stress psicologico, la passività della società nei confronti di Gigio.”

I PRESUNTI PROBLEMI CON MIRABELLI “Il rapporto con Mirabelli? Ma io parlo del Milan, poi Mirabelli è stato un esponente che ha condotto questo e quindi si prenderà le sue responsabilità. Se Mirabelli dovesse fare retromarcia e usare altri toni? Oggi non voglio riaprire questi discorsi perché sarebbe riaprire un’altra volta il circo e non lo voglio fare. Io contro il Milan non ho niente, i rapporti con Fassone sono ottimi e se ci dobbiamo parlare ci parliamo, ma ormai loro hanno fatto la loro scelta. Si doveva decidere il 13 giugno e noi abbiamo deciso. Si firmava a ottobre, dicembre: che fretta c’era? Una vera trattativa non c’è mai stata, Mirabelli ha creato subito ostilità, con lui c’è stato uno scontro forte, una guerra. Ci ha minacciati, con un aut aut inaccettabile. Ha dimostrato di non avere esperienza. Ma io in 25 anni di mestiere non mi sono mai inginocchiato. Io se muoio, muoio in piedi.”

SULLA RICCA OFFERTA

Che vuol dire ‘sta cosa dell’età? Allora uno se ne ha 22 deve prendere di più? E se ne ha 40? Gigio diventerà più forte di Buffon e sarà il primo portiere a vincere più Palloni d’oro. Ma poi, dici che vuoi fare di Donnarumma la tua bandiera e poi minacci di spedirlo in tribuna?”

IL RISCHIO TRIBUNA 

“Se Donnarumma rischia di perdere un anno? Sì, è un rischio importante. Se sarà giudicato per le sue qualità di sicuro non perderà l’anno, se invece ci sono altre situazioni che costringono l’allenatore a prendere certe decisioni allora forse lo perderà. Per me è mobbing se minacci un giocatore di stare un anno in tribuna. Il Milan sta cercando un altro portiere sul mercato? Hanno il diritto di cercarne anche altri sette di portieri, non è mica un nostro problema”.

SULLA ROTTURA DEFINITIVA

“Quindici giorni fa, dopo l’incontro qui a Montecarlo. Loro si erano già comportati male chiamando la famiglia, parlando ai giornali, cose inaccettabili. Poi ci danno l’ultimatum. È finita quando Gigio, che fin a lì ci aveva creduto più di me perché lui al Milan ci voleva restare davvero, mi ha detto: Mino, sinceramente adesso non so se me la sento più. L’accusa di lavaggio del cervello? A me di quello che dice la gente non me ne frega niente. Ho commesso qualche errore? Sì, non averla chiusa prima. L’istinto mi suggeriva di dire basta subito.

SU GALLIANI

È un amico, Galliani. Ma solo fuori, non sul campo. A un certo punto ha provato anche a mediare, per tentare di ricucire. Gli ho risposto alla mia maniera, abbiamo discusso. Era amareggiato, lui sì che è un tifoso. Purtroppo del vecchio Milan si è preso lo stemma ma non lo stile

MA COME STA VIVENDO QUESTO MOMENTO GIGIO?

Gli metterò una guardia del corpo. Ho paura, c’è gente pazza in giro, ha ricevuto minacce di morte. E poi è triste, molto. È la vera vittima in questa vicenda. Non ha tradito nessuno“.

SUL FUTURO DI DONNARUMMA

“Real Madrid? Non ho parlato con nessuno, però lui è nato pronto. La Juventus?Credo sarebbe in difficoltà. Per rispetto. Se il Milan mi richiama io rispondo sempre, di irreversibile esiste solo la morte. Ma penso sia meglio se va via“.

A cura di Francesco Cisternino