Nato a Genova il 29 Dicembre 1970 e originario di Mignanego, comune dell’entroterra genovese, Enrico Chiesa è e sarà sempre un tifoso del  Pontedecimo, squadra del suo quartiere nel capoluogo ligure.

Nel 1985 approda nelle giovanili della Sampdoria che lo preleva quindicenne e lo porta nel proprio settore giovanile, per farlo crescere. Due anni di prestito in Abruzzo, dal ’90 al ’92 per fare esperienza con le maglie di Teramo e Chieti. Nell’estate del ’92 torna a Genova ma vi resta una sola stagione, per poi passare un altro biennio in prestito: Modena e Cremona le altre due tappe. Nella stagione 95/96 Eriksson e la Samp decidono però che è arrivato il suo tempo, richiamando il giovane genovese e puntando su di lui.

Con Mancini forma una coppia gol da paura nell’annata ’95/’96. Chiesa va a segno ben 22 volte ed alla Juve rifila addirittura una doppietta nella partita di andata dove la Samp si impone per 2-0 a Marassi, mentre al ritorno sigla il gol del vantaggio nel 3-0 finale. L’estate del ’96 viene ricordata come un periodo memorabile della sua carriera. Prima gli Europei in Inghilterra, poi il passaggio al Parma per 25 miliardi. Un grande progetto quello dei ducali che affiancano il giovane bomber a Crespo.

Tre stagioni a Parma, segnando 55 reti e vincendo una Coppa Italia e una Coppa Uefa. In Emilia con 16 reti è diventato il miglior marcatore delle coppe europee nella storia del Parma. Quella squadra era un firmamento di campioni; oltre ai due attaccanti infatti, vi erano Buffon, Thuram e Cannavaro giusto per citarne tre.

Nel 1999 assecondando la sua volontà, il Parma lo cede alla Fiorentina. In Viola, assieme a Battistuta prima e Nuno Gomez poi, con Rui Costa completano un tridente di tutto rispetto. Anche nella città del Rinascimento Chiesa splende e i suoi gol sono fondamentali per la vittoria della Coppa Italia nel 2001. Nell’ottobre dello stesso anno però, nella sfida con il Venezia, un brutto infortunio ai legamenti lo costringe a chiudere la stagione anzitempo, assistendo inerme al crollo della Fiorentina da prima verso la serie B e poi al fallimento. La sua esperienza toscana si chiude con 45 reti in 86 presenze.

La stagione 2002/03 è interlocutoria: va alla Lazio ma fa tanta panchina, 12 presenze e 2 sole reti e così, nell’estate 2003, riparte da Siena per rimanere vicino a casa. In 5 stagioni nella città del palio, consegue altrettante salvezze, segnando molti gol decisivi.

Nel 2008 va a giocare per due stagioni al Figline, squadra dilettantistica della provincia di Firenze, provando anche l’esperienza del calcio dopolavorista. Nel 2010 all’età di 40 anni, Enrico dice basta ed appende le scarpette al chiodo dopo aver solcato campi di calcio per 599 volte. Tanti i gol, 200 per Chiesa che adesso ha lasciato il testimone a suo figlio Federico, giovane attaccante della Fiorentina, che alla prima stagione fra i grandi, ha realizzato tre reti in 27 presenze.

Anche Federico farà una grande carriera: con la benedizione del padre e con un cognome così, si entra nelle grazie di Dio!

Matteo Anobile

 

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