41 anni, di cui la maggior parte passati a battagliare in campo. Ecco la vita di Mario Alberto Yepes Diaz, per tutti solo Mario Yepes.

Battagliare. Ebbene si. Perchè quando Mario scende in campo lui non gioca coi piedi. Lui combatte, con il cuore. Suda la maglia, guida i compagni e infiamma stadi e tifosi.

Mario nasce il 13 gennaio 1976 a Calì. Allora la Colombia non poteva sapere quale grande regalo avesse ricevuto.

Yepes non è un personaggio banale. Non lo è mai stato, ed è forse per questo che è diventato subito idolo della Curva Sud di Milano, emblema del calcio colombiano e rocciosissimo difensore. Ah, difensore. Partiamo proprio da quello. Mario non nasce stopper: nasce puntero. Un goleador, con il fisico da Adone e i capelli lunghi un po’ alla Sansone (ovviamente non quello del Villarreal e nemmeno quello del Bari). Tutti i cross sono suoi, tiene su la squadra come pochi altri e segna gol a raffica. C’è una persona che dobbiamo ringraziare, perchè ci ha regalato uno dei difensori più amati del Sudamerica.

Egli risponde al nome di Reinaldo Rueda, allenatore all’epoca del Cortoluà. Il manager decide di spostare Mario in difesa, per esaltare la sua cattiveria agonistica e un tempismo proprio di un libero, e non di un centravanti. All’inizio, la carriera difensiva di Yepes parte sulla fascia sinistra. Mario rimpiange il tempo in cui faceva il puntero, quindi parte come terzino sinistro di spinta, illudendosi di diventare un terzino-ala. Poi però un ulteriore passo indietro, diventa quindi un centrale. Un cambio di ruolo che farà la storia della nazionale Colombiana.

Da quel momento, anche inconsciamente, la Colombia ha tra le mani un grandissimo difensore, mai banale. Anche perchè a Mario piace giocare centravanti, una cosa a cui non rinuncia. Infatti, negli allenamenti Yepes gonfia sempre la rete giocando da vero numero 9 guidando l’attacco nelle partitelle.

Dopo la parentesi vincente in Argentina con il River, durante la quale vince due campionati, Yepes sbarca in Europa. Pieno di titoli e con una consapevolezza in più: quella di essere diventato uno stopper coi fiocchi, che potrà trovare la sua definitiva consacrazione in Europa.

Mario sbarca in Francia, a Nantes in particolare. Lì Yepes si afferma come un profilo davvero affidabile, su cui ogni allenatore può contare. Mario a Nantes non è più il difensore roccioso sudamericano, diventa El Rey. Gioca talmente bene che tutta l’Europa si accorge di lui. Riceve offerte a destra e a manca, ma ha una sola cosa in testa: rimanere in Francia per diventare, perchè no, uno dei  migliori al mondo. Si trasferisce dunque al Psg, dove dal 2004 al 2008 disputa stagioni di altissimo livello. Diventa anche capitano dei parigini. Guardando giocare El Rey non si può non rimanere incantati: dalla sua leadership, dalla sua voglia di non mollare mai un centimetro, dalla sua serietà, dal fatto che qualsiasi pallone buttato per aria fosse suo. Perchè Mario di testa è uno dei più forti di sempre, ha tempismo e senso dell’anticipo e non si fa mai trovar fuori posizione.

Noi Yepes lo possiamo osservare da vicino nel 2008, quando si trasferisce al Chievo, voluto a tutti i costi dal presidente Campedelli. Pur non essendo mai sotto i riflettori, Mario è l’idolo dei tifosi, gioca da leader e vive due stagioni a Verona da vero protagonista.

Nel 2010, forse un po’ tardivamente, Mario arriva nel club più titolato al mondo. Ha 34 anni, non è più quel giovane centravanti che insacca palloni in Colombia. Ora è Mario, affidabile difensore che non sbaglia mai un colpo. Diventa subito idolo dei tifosi, gioca meno di quanto avrebbe meritato ma dice sempre la sua. Nel Milan indossa anche la fascia da capitano: un giusto premio per un uomo come lui.

La carriera italiana si conclude all’Atalanta, con una stagione non esattamente esaltante. Chiude la carriera al San Lorenzo, in Argentina.

Ma noi ci ricorderemo sempre di Marione Yepes per un’altra carriera. Quella da capitano della Colombia. Capitano, leader, chioccia per i giovani ed esempio per gli stessi. Motivatore. Eh sì. Nessuno potrà mai scordarsi di come, prima delle partite, Mario prendesse quasi di forza i suoi, li posizionasse a cerchio (lui rigorosamente in mezzo) e facesse dei discorsi degni di Al Pacino. Yepes non è un difensore: è un generale, un trascinatore, un esempio.

Non si può concludere senza riportare il suo discorso più rappresentativo, che ti fa venire la pelle d’oca.” Oggi abbiamo un grande impegno nei confronti di tutta la gente che è qui e quella a casa, con la nostra famiglia e con il paese intero, però l’impegno più importante è con noi stessi , fratelli!!Dobbiamo dimostrare perché cazzo siamo arrivati fino a qui! Se siamo fatti per questo oppure no! Abbiamo una partita per dimostrarlo! Mettiamoci dentro tutto questo per fargli sentire che non riusciranno a vincere! Mettiamocela tutta. COLOMBIA, COLOMBIA, COLOMBIA!” Ecco le parole prima di Colombia-Argentina. Parole da leader, da trascinatore, da capitano.

Tanti auguri Mario, buon compleanno. Grazie a uno degli ultimi che ha dimostrato cosa significa “sudare per la maglia”.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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