Maradona riparte dalla Bielorussia. Il Pibe de Oro ha accettato di diventare il presidente della Dinamo Brest, ottava nel campionato locale. Ancora non è chiaro se sarà anche allenatore al posto di Radoslav Latal, ex centrocampista della Repubblica Ceca.

La leggenda argentina, 57 anni, ha firmato un contratto triennale per “concentrarsi sullo sviluppo strategico del club e sull’interazione tra le sue divisioni, in particolare l’Academy“, come annunciava ieri il sito della Dinamo in tono festante. L’avventura inizierà dopo i Mondiali di Russia, dove l’ex capitano del Napoli sarà opinionista per la tv pubblica venezuelana.

Compito di Maradona sarà quindi portare al vertice nazionale un club che è sempre stato di una mediocrità disarmante: nove punti in sette giornate, lontanissima dai 21 del Bate Borisov e dai 17 della Dinamo Minsk. In bacheca ci sono solo due Coppe nazionali e una Supercoppa. “Diego non vuole prendere freddo – ha detto l’agente Stefano Ceci a ItaSportPress – e tantomeno fare brutte figure, per questo ha chiesto le giuste garanzie tecniche. Serviranno rinforzi importanti“.

La carriera di allenatore di Maradona è iniziata ancora prima del ritiro dal calcio giocato nel 1997. Per due mesi, da ottobre a novembre 1994, allenò il Textil Mandiyu, con sede a Corrientes e, all’epoca, nella massima serie argentina (oggi è in quarta divisione). Per altri due mesi scelse il Racing Santander, per poi riprendere la sua carriera da giocatore al Boca Juniors, fino al ritiro.

Nel 2008 fece scalpore la sua nomina ad allenatore dell’Argentina: al Mondiale sudafricano eliminò il Messico in una partita piena di polemiche, arbitrata dall’italiano Rosetti che non si accorse di un gol in netto fuorigioco di Tevez; l’Albiceleste uscirà ai quarti contro la Germania con un netto 4-0. Da allora solo esperienze minori: gli arabi dell’Al Fujayrah (2011-12), preparatore mentale agli argentini del Riestra, in seconda divisione (2013-17) e, infine, il ritorno negli Emirati alla guida dell’al Wasl.

Stefano Francescato