Una vita di corsa per Magnanelli che a 36 anni vuole ancora dare tanto al suo Sassuolo.

“Bisogna avere molta ma molta umiltà nel capire che niente cade dal cielo. Tutto quello che abbiamo ce lo siamo meritati “.

Quando Ligabue, nel 1999, scrisse “Una vita da mediano” citò Lele Oriali, grande centrocampista dell’Inter e della Nazionale azzurra negli anni 80′. Per il Liga, grande appassionato di futbol, era facile utilizzare la figura del mediano come metafora di vita.
Nel calcio ci sono i giocatori di talento, quelli a cui madre natura ha dato un dono e che non hanno bisogno di presentazioni ma poi ci sono i mediani, gli antieroi per eccellenza che fanno dell’altruismo uno stile di vita.
Francesco Magnanelli è un antieroe, uno di quei calciatori che non ricorderemo per i goal o per le giocate di alta scuola ma per il suo altruismo, la sua lealtà ed il suo senso del sacrificio.

“Arrivare al Sassuolo è stata la mia fortuna e ora sono qui. Nessuno mi ha dato la Serie A: me la sono presa”.

 

All’età di 36 anni nel calcio sei considerato a fine carriera ma lui sa che può dare ancora molto per il suo Sassuolo e per quei colori che difende ininterrottamente dal 2005.
498 presenza con la maglia neroverde, partito dalla Serie C ed arrivato in 8 lunghissimi anni in Serie A fino al sogno di giocarsi l’Europa League.
Magnanelli è l’ultima bandiera del calcio italiano, un termine che va in contrasto con il calcio moderno fatto di giocatori che cambiano bandiera alla ricerca di contratti migliori.

Prima di approdare al Sassuolo ha un momento di appannamento, di riflessione in cui il pallone passa in secondo piano. Quando sogni di diventare professionista e non trovi una squadra disposta a puntare su di te i dubbi sono tanti. Per un attimo pensò di ritornare a studiare per costruirsi un futuro lontano dai campi ma all’improvviso, quasi dal nulla, arriva la chiamata del Sassuolo al cui comando c’è Squinzi, un presidente importante e con un progetto ambizioso per la squadra di una città con soli 40mila abitanti.
Contro ogni più rosea aspettativa il club emiliano riesce nell’impresa di raggiungere la Serie A dopo 8 stagioni. In questi anni Francesco avrà la possibilità di essere allenato da tecnici non casuali: Pioli, Mandorlini ed Allegri su tutti.

“La dote principale di un capitano è quella di dare l’esempio. Le parole sono importanti, ma è l’esempio quello che trascina il gruppo, giorno dopo giorno, verso qualcosa di grande”.

Il suo percorso non è stato semplice. Magnanelli ha lottato, si è adattato alle richieste degli allenatori ed alle loro diverse filosofie di gioco. Lui si è sempre fatto trovare pronto e con la sua versatilità difficilmente i mister ci rinunciavano. Un calciatore fondamentale per unire la fase offensiva a quella difensiva, un giocatore con il senso del sacrificio del mediano e le geometrie del play.
Ora, a 36 anni , sa che con l’esplosione di Locatelli avrà un ruolo da comprimario ma come sempre si farà trovare pronto per dare il suo contributo dentro e fuori dal campo e per questo quando si siederà a fine stagione con la dirigenza si aspetterà di poter rinnovare il suo contratto che è in scadenza nel 2021.