L’ Argentina, l’Inghilterra e poi chissà. Ma chissà per Gigi Di Biagio non è l’ignoto come riporta la Gazzetta dello Sport: qualunque cosa succederà dopo le amichevoli sicuramente lui non si sentirà come un ct di passaggio ma come un’allenatore vero anche se per un breve periodo.

Le sue parole alla rosea «Io sono un’uomo federale da otto anni, mi gioco anche io qualcosa, certo, e cercherò di mettere in difficoltà i vertici, ma la priorità per noi tutti è rilanciare la Nazionale,ridare passione ai tifosi.Si può ripartire, e con un po’ di pazienza ricreare una squadra importante.

AMICHEVOLI «Il risultato sarà importante, ma io penso sia sempre conseguenza di quello che si fa in campo. E noi in campo dovremo giocare a calcio, possibilmente bene. Cosa vuol dire? Imporre il nostro modo di giocare, affrontare gli avversari nella loro metà campo, pressarli alto mantenendo equilibrio fra fase offensiva e difensiva. Dirlo a parole è facile: se non ci riusciremo, avrò le mie responsabilità».

BALOTELLI «I numeri, dunque i gol, per gli attaccanti sono importanti. Ma vanno conditi con prestazioni fatte in un certo modo. Io ho valutato a 360° solo quello che mi ha detto il campo (riferimento alla recente uscita social di Mario sul senatore leghista di colore), poi ho deciso di non convocarlo. Ma non è e non ci sarà mai una chiusura totale: continuerò a seguirlo».

CUTRONE E CHIESA «Chiesa è pronto per stare qui in maniera definitiva e ho convocato Cutrone per le prestazioni, per l’entusiasmo, perché è con noi dall’Under 15 e per i gol, che non guastano mai. Chi è convocato, c’è perché mi può servire nelle due gare, non perché devo farmi dire “Bravo, porti i giovani”. E non posso creare problemi all’Under 21, chiamando un ragazzo solo per fargli fare il trentesimo».

BUFFON E I PORTIERI «Gigi è qui per aggregare, certo. Ma anche per giocare, aiutarmi dando un valore aggiunto dentro e fuori dal campo. Farà una o due partite: lo valuterò. Poi, quando invecchierà un pochino, ci saranno Donnarumma e Perin che sono diventati uomini. Oggi abbiamo un monumento: quando non ci sarà più,si giocheranno il suo posto».

VERRATTI «Non so cosa intenda Marco quando dice che vedo il calcio come lui. L’ho avuto nell’Under 20, forse si identifica nel mio tentativo di provare a fare sempre la partita. Lui gioca da anni in Champions, può diventare molto importante. Però può fare di più, abbiamo l’obbligo di pensare che sia il momento di un suo salto di qualità. In un centrocampo a tre può essere.