La nuova stagione calcistica ci sta regalando qualche sorpresa, e lo sta facendo in negativo. Potremmo parlarvi del fatto che per la prima votla nella storica recente della Scottish Premiership il Celtic si trova ”in crisi” e in sesta posizione (10 punti in 6 match, -6 dagli Hearts), e invece ci concentriamo sulla Ligue 1 e su quello che potrebbe presto diventare un autentico dramma contemporaneo. L’anno scorso ci si aspettava molto dal Lille, che invece si ritrovò subito in zona-retrocessione e ci rimase fino a fine anno, poi dopo qualche giornata ci si aspettava molto da Bordeaux e Saint-Etienne, salvo trovarle nella stessa fascia della classifica a metà stagione (il Bordeaux poi è arrivato sesto in rimonta), e stavolta il ruolo di ”disastro d’inizio stagione” tocca al Monaco.

È un tracollo inatteso quello dei monegaschi, che vivono la classica stagione partita male e proseguita peggio. Il Monaco ha iniziato il suo 2018-19 prendendo quattro sonori ceffoni dal PSG nel Trophée des Champions disputato senza un’infinità di nazionali e in Cina, ha illuso tutti vincendo 3-1 contro un Nantes che a sua volta si trova in crisi (5 punti in 7 gare, è penultimo) e poi è entrato in un autentico loop di risultati negativi: 0-0 col Lille, sconfitta per 2-1 contro il Bordeaux e per 3-2 contro l’OM, 1-1 contro Tolosa e Nimes, brutto ko casalingo contro l’Angers (1-0, tre tiri in porta) e da ultimo il 2-0 inflitto ieri dal Saint-Etienne (doppio Khazri e calippone in trasferta). Nel mezzo, la sconfitta contro l’Atletico Madrid in Champions League (2-1 in rimonta) per sancire una serie negativa che vede i monegaschi con una sola vittoria negli 10 match ufficiali (1 V, 3 P, 6 S), ma soprattutto per sancire una classifica drammatica in campionato.

Il Monaco è terzultimo nella Ligue 1 2018-19 con 6 punti ottenuti in 8 match, e una media da retrocessione che lo vede realizzare per ora 0.75 punti a partita. E, se malauguratamente il Nantes dovesse battere il Lione (cosa altamente improbabile, ma il calcio è strano Beppe), i monegaschi sarebbero penultimi in classifica. Il tutto a meno di un anno e mezzo dal titolo della Ligue 1 2016-17, e dalle semifinali di Champions League contro la Juventus e con Kylian Mbappé in rosa. I superstiti di quella squadra sono pochissimi (su tutti Falcao), e forse anche questo è uno dei fattori della crisi di un Monaco che ha segnato solo 8 reti (3 Falcao) e ne ha subite 11: il Monaco, da quando Rybolovlev è stato spogliato della metà dei suoi danari dal divorzio miliardario con la moglie (che, tradita, ha ottenuto 4 miliardi e svariati quadri di valore: W gli avvocati russi), vive di autofinanziamento e ha un diktat ben preciso.

Alla prima offerta di valore, si vende senza guardare al chi e al come: in estate sono partiti Lemar (Atletico, 70mln), Fabinho (Liverpool, 50), Kongolo (Huddersfield, 15), Ghezzal (Leicester, 14), Meité (Torino, 10), Diakhaby (Huddersfield), Moutinho (Wolverhampton, 6), Keita (Inter, prestito da 5mln). In tutto, i monegaschi hanno incassato 180mln, e ne hanno poi spesi 120 per rifare nuovamente la squadra, com’era già successo un anno fa. Il problema è quello che ha colpito vari club nella storia recente del calcio: quando non ci sono le intuizioni low-cost, e quando i club sanno che hai moltissimi milioni da spendere, i prezzi volano alle stelle. E allora via alle scommesse: il Monaco (che già aveva faticato nella fase centrale della scorsa Ligue 1) ha inserito in rosa giovani dal buon potenziale come Henrichs, Aholou, Barreca, Geubbels e Grandsir (potenziale Lemar-bis), si è fatto abbagliare dal Mondiale acquistando Chadli e Golovin, e ha riallacciato i rapporti con Mendes dando un (meritato) ruolo chiave a Rony Lopes e inserendo in rosa un giocatore dalla rara modestia come il medianaccio Pelé. Che giocava nel Rio Ave (Mendes FC, for friends), è omonimo dell’ex meteora dell’Inter (inserire nella stessa frase questo onesto mestierante della palla-piede e O Rei sarebbe un insulto a questa disciplina) e nelle idee del ds del Monaco avrebbe dovuto sostituire Joao Moutinho: un passaggio che assomiglia a quello da Brad Pitt al sottoscritto (spiace Brad, non avrai mai il mio fisico da sollevatore di polemiche), e che ovviamente è stato un disastro di proporzioni cosmiche. E non è che gli altri acquisti stiano rendendo: dopo otto giornate le cose migliori si sono viste da Grandsir, mentre Chadli oscilla tra panchine, titolarità disastrose e sostituzioni al 45′, Golovin è rientrato sette giorni fa dopo due mesi di stop per infortunio senza incidere (magari lo farà, ma intanto è già scivolato in panca) ed Henrichs ha le stesse capacità difensive del peggior Dalbert.

Tutte queste condizioni, sommate all’infortunio quasi trimestrale di un Subasic che deve ancora giocare una gara ufficiale ed è un autentico mistero (Benaglio non è quello di un tempo, e subisce quasi sempre gol al primo tiro), hanno contribuito a creare una confusione senza pari. Nelle otto giornate disputate, Jardim ha schierato otto formazioni diverse. E quando diciamo diverse non parliamo di un paio di cambi per volta, ma di undici stravolti: una volta c’è il 4-4-2 marchio di fabbrica del Monaco, una volta il 4-2-3-1, un’altra il 4-3-3 o il 3-5-2, ieri sera un 3-4-3 che assomigliava in fase offensiva a un 4-3-3 con N’Doram (altro giovane messo lì per necessità, come Jordi Mboula) schermo davanti alla difesa e in fase difensiva a un 5-4-1 abbottonatissimo. E soprattutto, ogni volta vediamo volti diversi: l’infortunio di Jovetic nel suo momento migliore (deja-vu), quello di Rony Lopes e l’intermezzo senza Falcao (un paio di match) hanno regalato al Monaco attacchi e automatismi sempre diversi. Abbiamo visto entrare o giocare titolari (spesso senza un’idea precisa) giovani come Pellegri (ora ko), Sylla e Diop, abbiamo visto Tielemans naufragare a centrocampo e giocatori vagare letteralmente per il campo, oppure difensori non azzeccare mezza diagonale, con Glik e Jemerson (in rotta con Jardim, e quasi fuori rosa da giovedì) alla deriva. Insomma, fanno molto i tanti cambiamenti, fanno molto infortuni e assenze, ma fanno molto anche le idee confuse di Jardim, che infatti rischia l’esonero. E il Monaco ne paga le conseguenze: i sei punti in otto match sono il peggior avvio da almeno un decennio. Basti pensare che nel 2010-11 i punti in otto giornate furono 8: non stiamo citando quella stagione per caso, ma perchè fu quella della clamorosa retrocessione col terzultimo posto a 44pti in 38 gare (-2 dal Nizza).

Era un Monaco diverso e più povero, ma nel Principato le sensazioni sono decisamente negative. Un altro ko nella prossima giornata, che vedrà i bianconeri affrontare il Rennes domenica 7 ottobre, butterebbe definitivamente i francesi nel baratro, e riaccenderebbe lo spettro della retrocessione. Uno spettro sempre più fatto di carne ed ossa, visto che il Monaco non vede la luce in fondo al tunnel. Un tunnel dal quale non sa proprio come uscire.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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