L’avventura di Sarri al Napoli è stata finora emozionante, passionale, fonte di ispirazione e di progresso. Dopo una risposta molto negativa da parte dell’opinione pubblica, il tecnico toscano ha lasciato tutti di stucco e ha tramutato le perplessità in complimenti provenienti da ogni parte del globo. Ricordiamo Diego Armando Maradona che lo criticò poco dopo il suo ingaggio come tecnico del Napoli, salvo poi inchinarsi alle doti del maestro toscano. Gli dedichiamo questo pezzo, per celebrare la sua panchina numero 100 in Serie A, traguardo che taglierà oggi nel match contro il Verona.

Gli azzurri arrivavano da una stagione deludente, Emery era sfuggito e De Laurentiis ebbe l’intuizione di puntare proprio su Sarri. Maurizio Sarri, tecnico dal curriculum scarno e reduce da poche stagioni esaltanti, tolto il 2014/2015 dove era alla guida dell’Empoli.

Ad agosto 2015 solo il Carpi aveva staccato meno abbonamenti rispetto al Napoli. Le aspettative erano basse e tra i commentatori napoletani si paventava una stagione da Europa League, con gli azzurri reputati inferiori non solo a Juventus e Roma ma anche all’Inter. Sarri era considerato un signor nessuno e il suo modo di presentarsi, umile e per nulla pomposo, non aiutava a cambiare queste opinioni. In Premier League si potrebbe avvicinare a Tony Pulis, tecnico che ha fatto grandi cose al WBA, ma di certo non un’icona di glamour, stile e politically-correctness. E Sarri alimentò queste considerazioni, affermando di voler andare in panchina sempre in tuta. Rigorosamente in tuta e rigorosamente i principi di una persona che, più di qualsiasi altro tecnico di Serie A, rappresenta il perfetto esempio di scalata dall’alto verso il basso.

Sarri si è spesso trovato ad affrontare una sorta di lotta di classe: icone di stile con tanti titoli in bacheca contro un tecnico che viene dai polverosi campi di provincia. ma non per questo può partire sconfitto. Presentato e presentatosi come una figura poco esaltante al suo arrivo, con il suo calcio ha presto conquistato tifosi, critica ed esperti.

Fluido ma organizzato, passionale ma disciplinato, Sarri ha creato una squadra che gioca praticamente sempre un calcio spettacolare e lo ha fatto con la consapevolezza e le conoscenze tattiche di un allenatore top. Ma da dove è partito questo tecnico che in questi due anni al Napoli ha strabiliato l’Italia e l’Europa? 

In banca mi occupavo dei cambi, ero bravo ma scelsi poi il calcio“.

Il tecnico nato a Napoli ma vissuto quasi sempre in toscana (il padre lavorava a Bagnoli), figlio di un ex ciclista dilettante, da giovane era impiegato di banca al Monte dei Paschi di Siena e un suo ex collega ricorda che “Era il leader dello spogliatoio anche da noi. Sui mercati finanziari decidi in un secondo, devi essere freddo e razionale: se ti si infortuna un giocatore è uguale, serve subito la soluzione“.
Un’altra collega ricorda che cominciarono insieme il 7 gennaio 1980: “Ha scommesso su se stesso e ha vinto meritatamente“.
Altri invece ricordano il suo look tutt’altro che trasandato: “Un tipo elegantissimo: Galliani dovrà mangiarsi le mani due volte se non l’ha preso perché pensava non fosse cool“.
Scavando a fondo nel look, invece, il ritratto si fa noir: “Cappotto nero, camicia nera, giacca nera: un tenebroso che piaceva molto alle donne”.
Sarri, dopo aver terminato il lavoro in ufficio si recava sui campetti ad allenare ovviamente vestito in modo meno elegante rispetto a quando di giorno era in banca. Indossava un abito che per le sue doti e capacità calzava a pennello: la tuta.
Durante il giorno gestiva miliardi, e la sera tentava di dare un equilibrio in campo allo Stia o alla Faellese, al Cavriglia o all’Antella, al Tegoleto o alla Sansovino. Quest’ultima una società di Eccellenza, con ambizioni di serie D, come ce ne possono essere tante. L’inizio non è dei migliori (2 sconfitte nelle prime 3 giornate), ma il prosieguo della stagione sarà una cavalcata, coronata da ben 8 punti di vantaggio sulla prima inseguitrice.
Decise di lì a poco di lasciare la banca e dedicarsi pienamente al mondo del calcio.
Dopo anni passati tra eccellenza, Lega Pro e SerieB approda all’Empoli in cadetteria e in due anni porta i toscani in Serie A e nella massima categoria figura così bene che viene adocchiato dal Milan e dal Napoli. Scartato da Galliani perché poco cool, approda in azzurro.


Il resto è storia. Da quando è con gli azzurri ha ottenuto tantissimi attestati di stima. Arrigo Sacchi disse di lui: “Le squadre di Sarri sono armoniose, l’Empoli avrebbe potuto avere anche più punti. Ha invece avuto problemi nella finalizzazione, Sarri è un allenatore che ha una sensibilità in possesso solo dai grandi tecnici”.

Tatticamente Maurizio Sarri è stato confrontato non poche volte con Pep Guardiola. Una corrente di pensiero lo definisce “dogmatico” come il tecnico catalano, un’altra, certamente più favorevole, semplicemente determinato a rispettare la propria filosofia, ma sempre disposto ad adattarsi ogniqualvolta lo reputa opportuno. “Prima ero rigido e ritenevo la tattica un valore assoluto, mentre oggi voglio che in campo ci si diverta“.


Sarri adotta un sistema di gioco che ha fatto innamorare l’Italia ed è stato molto efficace anche in Europa. Il tecnico toscano ha sempre dichiarato, riprendendo le parole di Sacchi, che difendere significa attaccare l’attacco dell’avversario. Sarri studia l’avversario in maniera maniacale e l’organizzazione difensiva è un punto cardine della sua filosofia. Organizzazione intesa sia come armonia nel difendere, ma anche nel far partire l’azione, come mostrato in tanti video che danno un’idea ampia della spettacolarità delle azioni sarriane, partendo dal basso. In conclusione, Sarri è un esteta del calcio, ma che mette la spettacolarità sullo stesso piano della solidità. I punti ottenuti hanno rappresentato la dimostrazione della bontà del suo lavoro: ora a Napoli si aspettano solo la ciliegina sulla torta, quell’innominabile che manca oramai da 27 anni… E avrebbe un sapore ancora più dolce se lo portasse un ex impiegato di banca, il cui ingaggio appena due anni fa aveva fatto allontanare e quasi disamorare una fetta del popolo calcistico partenopeo.