Sono parole esplosive quelle pronunciate da Igli Tare, direttore sportivo della Lazio, al Corriere dello Sport.

L’ex attaccante ha messo nel mirino la classe arbitrale, rea di aver penalizzato la squadra capitolina in più di un’occasione e accusata di aver impedito all’undici di Simone Inzaghi di ottenere la vittoria sul campo del Cagliari in occasione dell’ultima giornata di Serie A, giocata domenica pomeriggio.

Nello specifico, gli episodi incriminati sono il rigore non assegnato ai biancocelesti per un presunto fallo in area ai danni di Ciro Immobile e un penalty regolarmente assegnato ai sardi a causa di un intervento irregolare di Luiz Felipe su Pavoletti.

“Perchè sono state utilizzate due interpretazioni diverse? È evidente che Immobile sia stato toccato da due calciatori che lo hanno steso, ma l’arbitro non ha visto e nel calcio il doppio rigore non si assegna mai”.

La contestazione non risparmia nemmeno la tecnologia, con il VAR polemicamente osteggiato dal dirigente albanese:

“Ora basta, il VAR ci ha tolto molti punti in classifica. Ce ne mancano almeno 12, di cui 6 dovuti ad interpretazioni chiaramente sbagliate da parte degli arbitri e poi chiarite dalla tv, tra cui l’episodio del gol segnato con il braccio da Cutrone in Milan – Lazio 2-1.

Soprattutto tra novembre e dicembre siamo stati penalizzati in maniera pesante. Quattro partite in cui la Lazio è stata danneggiata e ha perso terreno dalla vetta della classifica. Eravamo a tre punti dal primo posto e si parlava di scudetto, siamo stati rallentati a causa di un handicap con cui la buona fede non c’entra niente e quindi dico che il campionato è falsato. Oggi siamo quarti, ma senza le sviste dei mesi scorsi forse saremmo saldamente in zona Champions League”.

Dopo il duro sfogo, Tare guarda avanti:

“Non voglio fare pronostici o ipotizzare percentuali, ma so bene che se continueremo a correre e combattere riusciremo a raggiungere un risultato che meritiamo e che dobbiamo continuare a sognare, perché abbiamo tanta qualità e spero che riusciremo a farcela”.

Giuseppe Lopinto