La Lazio rallenta ancora. Due sconfitte e un pareggio in una settimana fanno scattare un pesante campanello d’allarme in casa biancoceleste, alla vigilia del ritorno in Europa League.

Giocarsela ad armi pari contro il Milan, diretto concorrente per l’EL, ci può stare. Ma cadere in casa contro il modesto Genoa, sia pure in pieno recupero, è un segnale preoccupante. “Siamo stanchi“, si è giustificato Simone Inzaghi. Sarebbe preoccupante spegnere sul più bello uno dei migliori progetti italiani proprio ora che la stagione entra nel vivo.

La terza posizione rimane ancora salva, nonostante la vittoria della Roma (-2) e il punto strappato a fatica dall’Inter (-1). Quella per la Champions, da quest’anno di nuovo a 4 posti, potrebbe essere una lotta da combattere punto a punto da qua a giugno. La differenza la devono fare gli scontri diretti, non quelli con chi gioca soltanto per la salvezza.

I 58 gol fatti certificano qual è il punto di forza della Lazio, un attacco che poggia su Immobile e Luis Alberto più ancora che sulla riscoperta di Felipe Anderson. Solo la Juventus ha fatto un gol in più. Ma le reti subite sono 29, quasi come quelle del Milan che veleggia 11 punti più indietro. E’ là che bisogna lavorare: il promesso rinnovo di De Vrij, in questo senso, potrebbe essere un segnale potente, a patto che non sia quello visto ieri sera.

Sabato sera la Lazio sarà di casa al San Paolo di Napoli, vero stress test per la condizione dei prossimi mesi. Se la squadra reggerà all’impatto contro la capolista non sarà un problema nemmeno la Stella Rossa di Belgrado giovedì prossimo, ai sedicesimi di Europa League. La prossima gola stretta sarà poi a fine mese: il 28 ritorno contro il Milan in Coppa Italia, tre giorni dopo visita a Torino contro la Juventus.

Stefano Francescato