Nove punti in quattro giornate, quattro gol segnati e solo uno subito.

La Spal è inaspettatamente seconda in classifica, a pari punti con il Napoli e sotto soltanto alla Juventus.

La squadra ferrarese è la reincarnazione perfetta della voglia di rivincita e di risalita.

A partire dallo stadio di casa, il Paolo Mazza, rimodernato in tempo record durante l’estate, passando per il presidente Walter Mattioli, che sei anni fa aveva acquistato la squadra scivolata in Serie D, proseguendo con l’allenatore Leonardo Semplici, 51enne ma solo al secondo anno di Serie A, fino ad arrivare ai calciatori, molti dei quali considerati finiti o inadatti a giocare nella massima serie.

Uno di questi è sicuramente Andrea Petagna, centravanti di peso che però in carriera ha sempre segnato poco e che ieri, assieme a Jasmin Kurtic, ha fatto pentire l’Atalanta di averli ceduti a cuor leggero rispettivamente 2 e 8 mesi fa.

Fermo restando il fatto che la doppietta segnata ai bergamaschi da parte del bomber scuola Milan sia la traslazione visiva più nitida della parola rivincita, la Spal è molto più del solo Petagna. I biancazzurri, infatti, sono una squadra logicamente solida, che usa il 3-5-2 in maniera intelligente ed estremamente eclettica, grazie ai due esterni Lazzari e Fares che, a livello di compiti da svolgere nelle due fasi e di chilometri percorsi a partita, ricordano il tandem LichtsteinerAsamoah dei tempi della Juventus di Antonio Conte.

Semplici ha fatto i compiti a casa, ha studiato un modo per distribuire equamente sul terreno di gioco il peso specifico di ogni calciatore. Ha assemblato una squadra fisica ed esperta a metà campo (è di 31 anni l’età media del trio MissiroliSchiattarellaKurtic) e tanto giovane quanto leggera sulle fasce.

Per completare il tutto, ha scelto due giovanissimi portieri che si giocheranno la titolarità per tutto l’anno (Gomis e Vanja Milinkovic-Savic) e un attacco perfettamente assortito. Alla stazza imponente di Petagna, che si assesta sul metro e novanta di altezza, ha unito il dinamismo di Antenucciplaymaker offensivo che nessuno riesce a capire perché sia diventato protagonista in Serie A soltanto a 34 anni suonati.

Non è facile prevedere se la squadra emiliana riuscirà a mantenere questi ritmi fino alla fine della stagione, ma è lecito credere fermamente nel fatto che tre vittorie in quattro partite non siano frutto del caso e che molto spesso la voglia di rivincita sia un’arma efficace e valida contro il maggior blasone e la maggior esperienza dei propri avversari.

Giuseppe Lopinto