Non è una novità, nelle ultime tre stagioni la Juventus di Massimiliano Allegri aveva mostrato molte difficoltà nel costruire il gioco dal basso, con deficit evidenti nella costruzione di una rete di scambi e interscambi (con e senza pallone) che le permettesse di avere una risalita fluida del campo. Difficoltà, inoltre, accentuate quando all’11 titolare è venuto a mancare Miralem Pjanic.

Questo probabilmente è stato uno dei fattori principali che hanno indotto addetti ai lavori e osservatori esterni a non gradire il gioco espresso dai campioni d’Italia, sempre molto incentrato sul gioco lungo, verticale e inesorabilmente statico nei movimenti senza pallone degli interni di centrocampo.

Il passaggio della Juventus da Max Allegri a Maurizio Sarri è stata, dunque, quella naturale evoluzione da un calcio utilitaristico ad un calcio estetico, con la stessa stella polare a indicare la via: la vittoria.

La prestazione di ieri col 4-3-1-2 ha dato l’impressione di essere la nascita di una nuova squadra, emersa dall’emergenza degli esterni offensivi. Se ai tempi di Max Allegri la formazione era sembrata “Pjanic-dipendente”, oggi il regista bosniaco si trova decisamente ancora più di prima al centro del progetto tecnico del nuovo allenatore. I 123 palloni passati tra i piedi dell’ex Roma e i 108 su 115 (93,9% riusciti) passaggi completati (record in questa Serie A) sono un’indicazione ben chiara della strada che stanno percorrendo i bianconeri, con l’obiettivo chiaro dei <<150 palloni>> giocati a partita, come aveva annunciato di gradire Maurizio Sarri durante la sua prima uscita pubblica lo scorso 20 giugno.

La particolarità che però ha contraddistinto la Vecchia Signora contro il Brescia e allo stesso tempo favorito l’efficacia della regia di Miralem Pjanic è stata l’aiuto dei due uomini di raccordo: Aaron Ramsey e Paulo Dybala. Entrambi, rispettivamente come trequartista e mezza punta, hanno aiutato nella costruzione bassa della manovra e dato brio sulla trequarti offensiva. Nello specifico le linee principali sono state quelle che hanno visto le giocate verticali di Pjanic e Bonucci verso i due uomini offensivi. L’argentino ed il gallese hanno fatto la differenza sulla trequarti cercandosi con scambi rapidi, sia centralmente sia cercando di creare superiorità numerica sulla fascia destra: l’ex Arsenal ha avuto libertà di svariare su tutto il fronte offensivo partendo soprattutto dal centrosinistra e dando così simmetria alla formazione bianconera, mentre il n.10 è partito sempre dal centrodestra sfruttando attraverso una serie di triangoli (per la cui completa efficacia sarà necessaria una maggiore velocità di esecuzione) la spinta di Juan Cuadrado e l’allargamento talvolta della mezzala destra. In tal modo Dybala ha avuto come zona di competenza il centrodestra, settore nel quale più volte ha ricevuto il pallone e ha impostato la manovra offensiva.

La heatmap di Paulo Dybala contro il Brescia. La sua zona di movimento è stata soprattutto il centrodestra, ma ha comunque svariato per aiutare la costruzione del gioco

Simmetricamente a Dybala, Ramsey ha manovrato soprattutto sul centrosinistra, ma si è spesso spostato nella zona dell’argentino per creare superiorità numerica

L’intesa tra Dybala e Ramsey è evidenziata anche dalle statistiche Opta. Infatti i due, che hanno fatto il loro esordio dal 1′ solo sabato scorso con il Verona, sono arrivati a scambiarsi il pallone ben 25 volte nelle due apparizioni: 15 volte Dybala ha cercato il gallese (il più cercato dall’argentino), viceversa lo scambio è avvenuto 10 volte. Più di Dybala solo Alex Sandro ha ricevuto più volte il pallone da Ramsey.

Insomma la Juve pare aver imboccato una strada nuova ed efficace, starà ora a Maurizio Sarri lavorare in questa direzione per migliorare ancora l’intesa e inserire ulteriori miglioramenti alla manovra.

Stefano F.Utzeri (@utzi_26)