E’ venerdì sera all’Olimpico di Roma. La serata che doveva scompaginare le certezza della corta classifica di campionato le ha invece più che mai rinsaldate. La Juventus di Allegri ha evidentemente trovato la quadra, la Lazio l’ha persa del tutto.

I bianconeri finalmente sono tornati a essere squadra: tanto buon gioco, ruoli ben definiti e il ritorno del sacrificio difensivo, mancato a inizio stagione. I leader persi sono sulla via del rimpiazzo. La Juve 2.0 si sta sempre più cementando intorno a Paulo Dybala, diventato ormai tassello decisivo e irremovibile. L’argentino ha preso anche ieri sera per mano la squadra e l’ha trascinata alla quinta vittoria consecutiva, una striscia che mancava da più di un anno, arrivando a 7 gol in 15 giornate di campionato, esattamente come Tevez durante la sua prima stagione.

A mutare radicalmente è stato l’atteggiamento mentale. Prima la Juve aspettava e faceva girare palla, aspettando un varco che non si apriva mai. Stavolta, complice anche il momento difficile della Lazio, la scelta è stata attaccare subito e pressare alto, aggressivi da subito per indurre all’errore.

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La mossa di Allegri è stata semplicemente un ritorno al passato. Oltre alla rinnovata aggresività, il ritorno all’ordine del 3-5-2, il modulo che aveva portato alla grande stagione dell’anno scorso, è stata una svolta. Il trequartista non c’è? E io non lo uso. Gli esterni si aprono in fase d’attacco e scaraventano valanghe di palloni in area verso Mandzukic, diventato da semi-bidone a guerriero e assistman. Dietro poi non c’è storia: Bonucci, Barzagli e Chiellini fanno riposare Buffon per una sera.

Quegli oggetti misteriosi che Allegri si era ritrovato in rosa quest’estate ora girano alla grande. Oltre a Dybala (l’anno scorso fece 13 gol, ora è già a 8) anche Alex Sandro si è dimostrato un motorino instancabile sulla fascia destra, giocatore che non si fa scrupolo a saltare l’uomo, coprendo discretamente pure in fase difensiva. Il Corriere dello Sport titola “Juve da scudetto”. Presto per dirlo, ma che a Torino l’uscita dal tunnel sia già stata superata è evidente.

Per la Lazio invece il buio è totale. Un’altra sconfitta interna, morale a terra e Pioli di nuovo a rischio. Abbiamo già rianciato la notizia della lite nello spogliatoio tra Candreva e Lotito, sintomo evidente di difficoltà molto profonde. Per non finire di nuovo a rincorrere l’Europa bisogna cambiare, senza però rinunciare ai pezzi forti. Senza un progetto credibile, il tonfo è dietro l’angolo.