Quando nel 2016 la Juventus pagò la clausola rescissoria di 32 milioni di euro per Miralem Pjanic, il bosniaco si era affermato come uno dei migliori calciatori dell’intera Serie A concludendo la stagione 2015/16 con uno score di 10 gol e 12 assist.

Tuttavia il fantasista classe ’90 aveva mostrato eccellenti doti tecniche e balistiche, non supportate però da una continuità di rendimento all’altezza del talento mostrato.
Nel passaggio alla Juventus, l’ex Olympique Lione ha incontrato qualche difficoltà di adattamento a ciò che gli veniva chiesto dall’ambiente bianconero e alla ricerca della giusta posizione in un sistema di gioco che imponeva un maggiore sacrificio in fase di non possesso.
Prima mezzala e poi trequartista, così Massimiliano Allegri ha provato a trovare una collocazione adatta al bosniaco, che tuttavia ha continuato a faticare, come tutta la squadra.

La svolta è arrivata nel gennaio 2017, la Juventus è passata a giocare un molto più offensivo 4-2-3-1 con Pjanic arretrato al ruolo di regista davanti alla difesa. Un ruolo che gli ha regalato continuità di rendimento e dato maggiore qualità alla Juventus orfana da oltre una stagione di Andrea Pirlo.

Pjanic si è evoluto, vincendo la propria sfida personale, acquisendo continuità all’interno della singola partita e in generale in tutte le sue prestazioni, trasformandosi nella stagione successiva in un regista, vertice basso di un centrocampo a 3, dal quale passa ogni manovra della Juventus, diventando regista e punto di riferimento dei bianconeri.
Il suo straordinario rendimento offensivo è stato sostituito da una esponenziale crescita nella pulizia del suo gioco d’impostazione e un miglioramento della fase di non possesso, della quale è diventato buon protagonista nelle stagioni bianconeri.

I numeri parlano chiaro come produzione offensiva, Pjanic in giallorosso chiuse la stagione 2015/16 con uno score di 10 gol e 12 assist. Nelle successive due stagioni ha prodotto 5 gol per anno, mettendo a referto 10 e 11 assist, considerando il solo campionato di Serie A.
Arretrando il raggio di azione il bosniaco ha completato la sua maturazione come calciatore, sacrificando qualche conclusione in porta passando da quasi un tiro a partita, agli 0,52 della stagione precedente agli 0,21 di quella attuale, nella quale però non ha ancora avuto una vera occasione da calcio piazzato, da sempre la sua specialità.
Il dato che fa più impressione, nonostante la media degli assist sia rimasta pressoché la medesima è quella dei tocchi in area avversaria, che sono passati dai 3,42 a partita dell’ultima stagione giallorossa, agli appena 0,57 della stagione in corso. Un dato che come detto Pjanic compensa con la sua maturazione in fase di non possesso nella quale ha fatt registrare un dato di oltre 7 palloni recuperati a partita nell’ultima stagione, rispetto ai 5 delle stagioni romane.

Insomma Pjanic ha vinto la sua sfida personale, ora però deve nuovamente vincere in campo contro la sua ex squadra, la Roma.

Stefano F. Utzeri (@utzi_26)