Tanto tuonò che piovve, la beffa è sempre dietro l’angolo o “ce l’avevamo in canna“, riprendendo le parole di Chiellini. Il succo non cambia: la Juventus ha rimediato la sua prima sconfitta stagionale per mano del “nemico per eccellenza”, ovvero Josè Mourinho.

– LA PARTITA –

Ma facciamo un passo indietro. Max Allegri recupera Khedira, che schiera sin dall’inizio, e tiene a riposo Cancelo, dando fiducia a De Sciglio che dovrà vedersela con Martial. Cuadrado completa il terzetto offensivo, ma, come ormai avviene di sovente, va a schierarsi come quarto largo a destra in fase di non possesso. Il primo tempo dei bianconeri è da incorniciare, con Bentancur sugli scudi a dar sfoggio della sua indiscussa tecnica, ma anche di una sicurezza non comune ai ragazzi della sua età e dei compresi tempi di inserimento da mezzala, che, dopo un paio di partite, ha finalmente metabolizzato e messo in campo in maniera a dir poco magistrale.

Una Juventus armoniosa, quasi sempre padrona del gioco, quasi mai a soffrire le ripartenze del Manchester, privo stavolta di Romelu Lukaku, ma con Lingaard in campo accanto a Sanchez e Martial. E’ davvero difficoltoso trovare un migliore in campo nei primi 45 minuti bianconeri; anche De Sciglio, partito in maniera titubante, ha concluso la prima frazione di gioco in crescendo. L’unica pecca, forse, è la non densità costante in area avversaria, sopperita però in parte dal rientro di Sami Khedira, che spesso e volentieri si è fatto trovar pronto e che è stato sfortunatissimo nell’occasione del palo che poteva sancire il vantaggio prima del fischio del direttore di gara rumeno.

Stesso copione alla ripresa del gioco, con un De Sciglio ancora più in fiducia che addirittura costringe quasi costantemente Martial al ripiegamento difensivo. La Juventus, confermando quanto di buono proposto nei primi 45 minuti di gara, ricomincia a palleggiare ed a mantener salda la supremazia territoriale, collezionando un altro palo, stavolta a carico di Dybala. Poi di colpo la magia: Bonucci alza la testa, vede Cristiano scattare e gli serve un assist che il portoghese finalizza senza pensarci due volte, insaccando il pallone alle spalle dell’incolpevole De Gea. Una rete strepitosa e “six-pack” in bella vista: non c’è da stupirsi, è CR7. Il copione non cambia, la Juventus è bella come non mai ma continua a sbagliare troppo in fase di finalizzazione: è quasi da considerarsi reato l’errore di Cuadrado a due passi dalla porta.

– I CAMBI – 

Intorno all’ora di gioco (dunque prima del gol del vantaggio bianconero), Max Allegri spedisce in campo Blaise Matuidi al posto dello stanchissimo Khedira, autore di una buona partita. Mourinho, invece, al fine di recuperare il match, sostituisce a 10 dal termine Herrera con Mata e Sanchez con Fellaini. Pochi minuti dopo, il tecnico juventino risponde richiamando in panchina un decisamente positivo De Sciglio ed inserendo (come da routine) l’esperto Barzagli.

E’ forse qui la svolta della partita: gli uomini dello Special One vanno partecipano attivamente ad entrambe le marcature dei Red Devils, mentre i calciatori messi in campo da Allegri ne sono coinvolti in maniera negativa. E’ Matuidi a commettere il fallo che origina la punizione splendidamente realizzata da Mata, è Barzagli a perder palla ed a causare la punizione su Martial, da cui poi scaturirà l’autogol di Bonucci.

– CONCORSO DI COLPE – 

Così come vanno elogiati tutti quando si gioca bene e si vince, allo stesso modo le responsabilità vanno condivise anche nel momento di sconfitte brucianti, come quella di ieri. Innanzitutto, il non concretizzare l’innumerevole mole di palle gol è un’abitudine da variare in maniera repentina: impossibile sbagliare con errori grossolani dei palloni che vanno solo spinti in porta o giochicchiare eccessivamente, compiacendosi di quanto fatto, mentre il risultato appare ancora in bilico.

Da rivedere anche la prestazione di Szczesny, apparso non troppo sicuro in occasione dei due gol. Nel primo compie due-tre passetti in avanti, che lo condannano e non gli permettono di arrivare sul pallone calciato sì in maniera esemplare da Mata, ma non esageratamente forte ed angolato; nel secondo avrebbe potuto cercare l’uscita, anzichè franare, insieme al resto della retroguardia, sul secondo palo. Ha il merito di salvare dal terzo gol con un’uscita provvidenziale, ma ormai la frittata era stata fatta.

Imprecisioni anche dalla panchina, in questo caso. Se risulta ovvia la sostituzione del rientrante Khedira, che non ha ancora i 90 minuti nelle gambe, con Matuidi, inspiegabile appare il cambio De Sciglio-Barzagli a 7 dalla fine. Non vi è un riassetto a 3 dietro, con quindi il centrale toscano che prende a tutti gli effetti la posizione di terzino destro e “riabilita” di fatto il velocissimo Martial, fino a quel momento poco in partita e costretto spesso a ripiegamenti difensivi.

– CONCLUSIONI – 

Morale della favola: in Champions non si può lasciare nulla al caso, non si possono sbagliare innumerevoli e nette occasioni per far gol perchè, anche nel giro di pochi minuti, si può esser puniti in maniera irrimediabile. Non è contemplato il “passo indietro” abbassando il baricentro e consentendo agli avversari, fino ad allora innocui, di prendere il pallino del gioco e capitalizzare le poche chance avute. E’ una sconfitta che fa male nella forma ma, fortunatamente, non nella sostanza: se la posizione di testa nel girone di Champions non appare affatto compromessa, questo blackout nel finale servirà a mettere una pulce nell’orecchio di Allegri. Sì, quello stesso orecchio mostrato a fine match anche da Mou.

a cura di E.Menegatti (@44gattdernesto)