Gli ululati razzisti rivolti ad alcuni giocatori della Juventus da una parte di tifosi avversari nel corso della partita sul campo del Cagliari nel turno infrasettimanale di Serie A sono stati oggetto di molte discussioni nel corso di questi giorni e hanno riaperto il fascicolo riguardante la brutta piaga del razzismo, che troppo spesso continua a macchiare il nostro calcio.

Venerdì scorso, il giudice sportivo aveva disposto approfondimenti supplementari per acquisire ulteriori elementi e fare definitivamente chiarezza (ed eventualmente disporre le giuste sanzioni) su quanto accaduto martedì scorso alla Sardegna Arena.

Il comunicato del Giudice Sportivo in merito agli approfondimenti sui fatti di Cagliari-Juventus

Da verificare sicuramente il fatto che gli ululati razzisti siano stati indirizzati ad alcuni giocatori della Juventus (in particolare Kean, Matuidi e Alex Sandro) sin dall’inizio e non dopo la rete bianconera siglata proprio da Kean e dalla relativa esultanza, ritenuta provocatoria da alcuni. Sui social sono, difatti, presenti diversi video che confermano l’atteggiamento razzista di una parte della tifoseria rossoblu già dai primi minuti di gioco.

A circa una settimana dall’accaduto, ha parlato dai microfoni uno dei protagonisti della vicenda, il centrocampista della Juventus Blaise Matuidi, il quale ha reagito ai buu razzisti fermando il gioco e facendo notare all’arbitro quanto stava accadendo.

Il numero 14 bianconero ha spiegato, in un’intervista rilasciata a Canal Plus cosa è successo: “A Cagliari c’erano grida di imitazione di una scimmia, mi ricordo che è successo due volte in cui Kean si è trovato davanti al portiere ed era prima del gol. Ecco perchè poi ha avuto quella reazione dopo il goal, per dire che non capiva”.

Matuidi ha poi proseguito il suo sfogo: “Non è il mondo che vorrei vedere per i miei figli, non possiamo tollerare quello che è successo. Non si può dire che non sono razzisti e vogliono solo darci fastidio, queste sono cose che devono essere punite”.

Il centrocampista campione del mondo è, infine, tornato sulla sua reazione e ha lanciato un appello: In campo non riuscivo a calmarmi, non volevo ignorare quello che stava accadendo e dovevo combatterlo. Quelle sono persone stupide che non dovrebbero mai più entrare in uno stadio. Dobbiamo avere il coraggio di far finire questo razzismo. Fermiamo le partite, le istituzioni prendano decisioni forti.

a cura di Marco Mincione (Twitter: @Mincix91)