Jorge Sampaoli

Jorge Sampaoli aveva un sogno. Consacrare una carriera di altissimo livello in Sudamerica (Copa America col Cile e grandi soddisfazioni coi club) e parzialmente in Europa col suo Siviglia tutto spettacolo e calcio offensivo, con la gioia più grande: vincere un Mondiale con l’Argentina da dt della Seleccion. Per questo motivo il Loco non si fece problemi ad abbandonare il Siviglia e la Liga, ”saltando” sul treno dell‘Albiceleste nell’estate 2017, per questo motivo accettò la sfida più difficile al mondo: regalare un Mondiale a Lionel Messi e a una squadra che aveva fallito tre finali consecutive (Mondiale 2014, Copa America 2015 e 2016).

Il sogno si è trasformato presto in un incubo. Sampaoli aveva un’idea iniziale: Icardi centravanti titolare, con Messi e Dybala centrali nel progetto insieme a Di Maria e ad altri giocatori di prospettiva e/o veterani. L’idea è mestamente naufragata per le reticenze dello spogliatoio (contrario a Maurito, favorevole a Higuain), e dopo aver conquistato la qualificazione in extremis, il pessimo rapporto tra il Loco e i giocatori è deflagrato in seguito al 6-1 patito da un’Argentina sperimentale contro la Spagna di Lopetegui: era un’amichevole, ma la sconfitta contro i conquistadores ha fatto rumore e più di un senatore ha chiesto la testa di Sampaoli, non ricevendo una risposta affermativa dall’AFA. Sampaoli ha iniziato il Mondiale, ha dovuto accettare alcune imposizioni all’interno della lista dei convocati (Mascherano), ha sbagliato qualche scelta ed ha finito con l’essere esautorato da ogni compito prima della gara conclusiva del girone: contro la Nigeria, era solo uno spettatore della partita, mentre i giocatori mettevano in atto una sorta di autogestione. L’Argentina poi è uscita agli ottavi contro la Francia, e dopo qualche giorno di braccio di ferro, l’avventura di Sampaoli si è conclusa ed è stato ingaggiato Lionel Scaloni, che ha ottenuto libertà totale nella costruzione della rosa e ha ”liberato” l’Albiceleste di qualche nome scomodo, mettendo Icardi e altri giovani talenti (Palacios, Lautaro e non solo) al centro del progetto e conquistandosi la conferma per la Copa America 2019.

A quel punto, Sampaoli doveva ricostruirsi completamente a livello mediatico, e ha valutato varie opzioni. Il Paraguay gli ha offerto la panchina, ricevendo un ”no, grazie” e virando su Osorio, l’Atlanta United (campione MLS) l’ha sondato come alternativa a Guillermo Barros Schelotto (vicino a firmare) per sostituire il Tata Martino, che nel 2019 sarà ct del Messico. E poi, c’era la tentazione-Cina: un’offerta con stipendio oltre i 10mln per sostituire Lippi a partire da febbraio 2019, che ha fatto vacillare il Loco. Jorge Sampaoli però era consapevole che approdare in Cina da ct, per inseguire la qualificazione a Qatar 2022 con una squadra mediocre, sarebbe significato perdere ogni chance di tornare nel calcio che conta da protagonista. Si spiega così il no ai cinesi, e la riapertura a un club che aveva cordialmente rifiutato a fine luglio: troppo fresca la ferita chiamata-Albiceleste per accettare la chiamata del Santos, troppo alte le sue richieste (2.5mln/anno, stipendio europeo) per un club in perenne difficoltà economica come il Peixe, che ormai cede i suoi talenti in tenerissima età e non appena arrivano offerte di alto profilo (vedi Rodrygo, un 2001 che approderà al Real Madrid per 45mln nel luglio 2019).

I contatti, però, sono ripartiti al termine della stagione brasiliana e dopo l’addio di Cuca (operato d’urgenza per un problema cardiaco), e Jorge Sampaoli ha capito che il Santos era la piazza giusta per rilanciarsi: il Brasileirao mette molta pressione ai tecnici, e non a caso la CBF ha dovuto mettere un tetto al numero di allenatori ingaggiabili in stagione (3), ma è anche un campionato ricco di talenti. Nonchè, probabilmente, il più ricco del Sudamerica e quello che può garantire gli ingaggi maggiori a tecnici e giocatori (eccezion fatta per Boca e River). Andare al Santos, dunque, significa tentare il rilancio in Sudamerica per poi riproporsi in Europa o nelle nazionali: il Peixe darà al Loco carta bianca sulla squadra, che non avrà nei suoi ranghi Gabigol (rientra all’Inter), ma ha un talento di sicuro valore come Rodrygo e un giusto mix tra esperti (il super-portiere Vanderlei, Bryan Ruiz, Carlos Sanchez e Ferraz) e giovani di talento (Eduardo Sasha, Derlis Gonzalez, Lucas Verissimo, Arthur Gomes ecc).

Insomma, il Santos è la piazza giusta per ripartire, anche perchè deve rilanciarsi a sua volta. Dopo una buona fase a gironi nella Copa Libertadores, il Peixe è uscito agli ottavi contro l’Independiente a causa del 3-0 a tavolino per ”colpa” di Carlos Sanchez, mentre il Brasileirao è stato un disastro: la squadra si trovava in piena zona-retrocessione, prima dell’arrivo di Cuca, ed è poi ripartita chiudendo al 10° posto con 50 punti in 38 gare e con Gabigol capocannoniere (17 gol). Gabigol non ci sarà più, ma resta la qualificazione alla prossima Copa Sudamericana, che sarà il grande obiettivo del Santos di Jorge Sampaoli insieme alla qualificazione alla Copa Libertadores 2020: il Peixe proverà a rilanciarsi, magari ingaggiando qualche big (si è fatto il nome di Mascherano, ironia della sorte), e Sampaoli ha firmato per un anno. Sarà un’annata da ”tudo ou nada”, ”tutto o niente”: se Sampaoli vincerà e farà giocare bene il suo Santos valorizzando i talenti del club ed eventuali nuovi acquisti, il suo nome tornerà sulla bocca di tutti. Se invece fallirà, saranno guai. Ma d’altronde il Loco è abituato alle sfide: ne ha passate tante, da quando era un semplice ayudante de campo che si arrampicava sugli alberi per spiare gli allenamenti degli avversari, e saprà ripartire anche stavolta. Adelante Loco, Adelante Santos!

(di Marco Corradi, @corradone91)

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