Ci risiamo. In un San Siro mezzo vuoto (complice l’orario infame, le 12.30 di domenica) l’Inter cade in casa anche contro il Sassuolo, squadra tribolata ma senza più niente da chiedere al campionato. Altro black out come contro il Genoa, proprio adesso che le difficoltà del Milan avevano reso accessibile quel sesto posto, ultimo appiglio verso la zona Europa League, il preliminare di luglio.

Inutile negarlo: l’ottavo posto attuale sarebbe un fallimento su quasi tutta la linea. Una squadra da anni data in rilancio con pesanti investimenti estivi e che puntualmente a maggio si ritrova al massimo in EL. La stagione era iniziata con Mancini; poi il divorzio prima del via al campionato, panchina all’ex Ajax De Boer. L’olandese si dimostra incapace di tenere il piglio di un collettivo rinforzato da oltre 70 milioni di acquisti estivi, non superando nemmeno il girone eliminatorio di Europa League (con 4 sconfitte su 6 partite). Dopo il breve interregno di Vecchi, arriva Stefano Pioli. Sembra soltanto un traghettatore, ma inanella una serie notevole di vittorie e si porta quasi a ridosso della zona Champions. Fino alla trasferta di Torino, quando quel 2-2 contro i granata spegne ogn velleità di rimonta. Da allora l’Inter non ha più vinto. Ora l’ennesimo ribaltone, preludio, forse, dell’ennesima rivoluzione estiva.

Ieri si è aggiunto un altro elemento: la contestazione della tifoseria. La curva, che prima aveva bersagliato di fischi i giocatori, ora se la prende anche con la dirigenza, rea di aver liquidato Pioli troppo in fretta. In effetti il cambio è abbastanza inspiegabile, a sole tre giornate dalla fine del campionato. Ieri sono arrivate dure dichiarazioni. Il primo è stato Handanovic: “Sono in questa situazione da cinque anni, c’è pazienza ma fino a un certo punto. Non possiamo avere questa situazione di classifica”. Gli ha fatto eco Eder, uno dei pochi a salvarsi domenica: “Chi si sente giocatore dell’Inter e vuole restare deve dirlo alla società, e così chi vuole andarsene. Allo stesso modo la società deve parlare chiaro. Non possiamo andare avanti così anche l’anno prossimo”.

Da giugno si comincerà a ragionare sul nuovo tecnico. Suning vorrebbe nomi importanti quanto praticamente inaccessibili: Conte, Simeone, Sarri o Pochettino. La speranza è che Sabatini tiri fuori dal cilindro il nome giusto, forse Spalletti in uscita dalla Roma. L’unica consolazione: l’ottavo posto è salvo, si entrerà in Coppa italia da gennaio.

Stefano Francescato

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