Una sfida da dentro-fuori, chi vince potrà giocarsi la finale nel prestigioso Old Trafford di Manchester. Una partita che è decisiva per l’intera stagione per le due squadre, condita ancora più dalla rivalità che corre tra le due sponde del naviglio. Questo Inter-Milan vale molto di più rispetto agli altri derby nella storia, perchè ci si gioca tutto, a partire dall’onore. Con vista sul Regno Unito…

Come si arriva al match

Si parte dallo 0-0 dell’andata. Un derby tanto atteso quanto deludente in termini di spettacolo. Fu la prima stracittadina, dopo 254, che vedeva le due squadre opposte in una partita di Champions League, e per questo il clima a Milano era, per usare un eufemismo, rovente in quelle settimane. Poche emozioni, poco spettacolo, e tanto timore di subire la sconfitta. Un pareggio senza gol che metteva ancora più pressione i giocatori che sarebbero dovuti scendere in campo appena 6 giorni dopo per la gloria dei colori, oltre che per giocarsi la possibilità di una finale della “Coppa dalle grandi orecchie“.

In casa, ovviamente solo a livello ufficiale, giocò il Milan. Dunque, i rossoneri avevano ben 2 risultati su tre per staccare il biglietto aereo per Manchester. Non bisognava perdere, mentre l’Inter aveva l’obbligo di segnare almeno un gol, altrimenti avrebbero rischiato l’eliminazione.

Inter con i favori della cronaca, che sta affrontando una grande stagione, visto il sicuro cammino in CL e l’attuale secondo posto che la vede impegnata nella contesa dello scudetto contro la Juventus. I cugini, invece, sono fuori dalla lotta per il titolo italiano e hanno faticato e non poco nel cammino in Champions (gol di Tomasson allo scadere con l’Ajax). Nerazzurri squadra molto compatta e solida, che vede una difesa molto rude (ma dannatamente efficace) e un centrocampo con tanta quantità, sviluppando un gioco prettamente laterale per servire l’unica punta Crespo (Vieri al momento è out) coadiuvato dall’estro del chino Recoba. Milan che invece punta molto sulla qualità del suo centrocampo (Pirlo, Seedorf e Rui Costa) e sull’imprevidibilità delle sue due punte, preferendo un gioco per vie centrali e sfruttando le invenzioni di quei tre. Il tutto è supportato da una difesa esperta e elegante, e da un Gattuso che ha i polmoni per sopperire alla mancanza di quantità.

La partita

Ancelotti conferma 9/11 della squadra che ha disputato la semifinale d’andata, Dida a parte che soffre di un problema ad una mano e si sceglie di non rischiarlo e Brocchi al quale gli viene preferito Pirlo (e ci mancherebbe). Al suo posto Abbiati. Cuper invece schiera la stessa identica formazione dell’andata, puntando su un Crespo capace di segnare 9 gol in questa edizione di CL. Arbitra il francese Veissiere.

INTER: Toldo, Cordoba, Materazzi, Cannavaro, Zanetti J., Sergio Conceicao, Zanetti C., Di Biagio, Emre, Recoba, Crespo – All.: Cuper
MILAN: Abbiati, Costacurta, Nesta, Maldini, Kaladze, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Rui Costa, Shevchenko, Inzaghi – All.: Ancelotti

Un primo tempo molto noioso, che vede entrambe le compagini litigarsi lo scettro per “squadra più coperta“, senza particolari emozioni: entrambe non vogliono correre rischi e tendono a giocare abbastanza chiuse, cercando di studiare l’avversario e cautelandosi da eventuali pericoli tenendo basso il baricentro della manovra. Rossoneri più propositivi, ma la retroguardia dell’Inter gioca divinamente e non lascia scampo nè a Inzaghi nè a Sheva. Fino al minuto 46: quando la prima frazione di gioco sembrava spegnersi tra il nervosismo dei 22 in campo, arriva l’imbucata di Seedorf per il Bambi di Kiev, che lesto salta Cordoba e, cadendo, batte un Toldo in uscita infilando il pallone sotto la traversa. Al 45′ Inter-Milan 0-1.

Il secondo tempo inizia subito con due novità nell’11 del Biscione: rimangono negli spogliatoi infatti Gigi Di Biagio (ammonito e a rischio espulsione) e Recoba (apparso sottotono e fuori dal gioco), lasciando il posto a Dalmat e a Obafemi Martins. Il nigeriano entra bene in partita e si rende pericoloso più volte, grazie anche ai suoi che avanzano il baricentro, ma Abbiati si fa sempre trovare pronto. Cambia la partita a 6′ dal termine: Oba Oba Martins riceve palla al limite dall’area, vince il duello aereo con Maldini allungandosela oltre il capitano avversario; scatto fulmineo per lasciarlo sul posto e insacca alla destra dell’estremo difensore rossonero in uscita. I nerazzurri rientrano in partita, Inter-Milan 1-1.

Le capriole di Oba Oba risvegliano i 60mila tifosi casalinghi che ora inneggiano e credono più che mai nella qualificazione, vedendo un Milan alle corde e che risente fisicamente e mentalmente la partita, nonostante siano entrati Serginho, Brocchi e Ambrosini per cercare di salvaguardare il risultato. Pochi minuti più tardi, Kallon avrà l’occasione della vita, arrivando a tu per tu con il numero 18 rossonero, ma sprecando questa preziosa occasione a 3 minuti dalla fine sparando la palla sul ginocchio avversario. La lancetta corre, l’Inter ha sempre meno tempo per segnare il gol che varrebbe la qualificazione, mentre dall’altra sponda di Milano si ha la percezione che questa vada troppo lenta, aumentando l’angoscia per questo finale tesissimo.

Alla fine, arriverà quel tanto atteso (per i Casciavit) triplice fischio che gli permetterà di salire sull’aereo destinazione Manchester, dove il 28 maggio 2003 il Milan avrà la possibilità di tornare sul tetto d’Europa. Ci riuscirà, ma questa è un’altra storia

 

A cura di Vito Lecce e Gianluca Zanfi.