Eintracht

Dopo aver battuto il modesto Rapid Vienna, l’Inter aspettava con trepidazione l’avversaria per gli ottavi di finale di un’Europa League che può essere l’unica chance di conquistare un trofeo per i nerazzurri, condannati altrimenti all’ennesima stagione con ”zeru tituli”. Il sorteggio poteva riservare trasferte ostiche a livello logistico (Krasnodar e Dinamo Kiev), squadre temibili (Arsenal, Siviglia, Chelsea, Napoli) oppure ”materasso” (Slavia Praga), e l’urna non è stato certamente benevola: l’Eintracht Francoforte non può essere classificato alla voce ”sorteggio agevole”, anzi. Ma come giocano gli avversari dell’Inter? E quali sono i loro punti di forza? Scopriteli con noi.

LEONE IN EUROPA, ”GATTO” IN BUNDES: I DUE VOLTI DELL’EINTRACHT

In un mondo dove si guarda più Wikipedia delle gare ”reali” e/o delle mere sintesi, l’Eintracht è già stato bollato dalla maggioranza dei tifosi interisti come una squadra estremamente abbordabile. ‘‘Come può la settima della Bundesliga mettere in difficoltà l’Inter?”: abbiamo letto ovunque questa domanda, ma spesso occorre andare oltre. Vero, verissimo che l’Eintracht Francoforte non sta vivendo il suo miglior momento in Bundesliga: l’anno scorso centrò la storica vittoria contro il Bayern nella Coppa di Germania, e quest’anno era partito molto bene, salvo poi frenare nelle ultime settimane. Quattro pareggi (consecutivi) e una sola vittoria nelle ultime cinque gare di campionato hanno fatto scivolare l’Eintracht al 7° posto con 34pti in 22 gare: l’Eintracht graffia come un leone (41 gol), ma difende come un gattino impaurito (28 gol subiti), pagando l’inesperienza sul lungo periodo di qualche interprete e un portiere non ”inossidabile”, il buon Kevin Trapp. Gatto in Bundesliga dunque, pur segnando parecchio, ma anche leone in Europa League: l’Eintracht veniva dato per spacciato dopo un sorteggio che l’aveva accoppiato a Lazio e Olympique Marsiglia (oltre che all’Apollon), ne è uscito da assoluto trionfatore. Ha vinto sei gare su sei, demolendo tutti gli avversari: lezioni di calcio alla Lazio e all’OM, 18 punti conquistati (come il Salisburgo) e 16mi da testa di serie. E, dopo aver trovato uno Shakhtar Donetsk più esperto, i tedeschi approdano agli ottavi: contro gli ucraini hanno ottenuto il primo pareggio nella competizione, ma hanno anche vinto 4-1 al ritorno giocando un grande calcio e demolendo gli arancioneri. L’Eintracht in Europa è un carrarmato: 7 vittorie e un pareggio in otto gare, unica imbattuta tra coloro che hanno iniziato l’EL dai gironi, ma soprattutto il miglior attacco della competizione. 23 reti segnate (miglior attacco) e otto subite: significa tre gol di media a partita, ma anche uno subito. Per vincere, l’Inter dovrà evitare ogni singolo errore in difesa e approfittare di quelli avversari: guardia alta e tanta grinta per battere un avversario che corre di più e può fare malissimo coi suoi giovani terribili. L’Eintracht era una delle squadre da evitare proprio per la sua metamorfosi fuori dai confini nazionali, e non sarà un avversario agevole.

HALLER, JOVIC, REBIC E NON SOLO: QUANTO TALENTO NELL’EINTRACHT!

L’Eintracht è un concentrato di gioventù e talento: potrebbe pagare qualcosa in termini d’esperienza, ma ha anche la sfrontatezza di chi vuole farsi avanti a spallate per conquistarsi un posto al sole tra le big. Il paragone più calzante è quello col Salisburgo 2017-18, che conquistò le semifinali e sfiorò la finale non guardando in faccia a nessuno. Adi Hutter (vedi sotto) ha disegnato la sua squadra con un sistema potenzialmente perfetto, che sin qui ha reso al 200%: il 3-4-1-2 consente di coprire al meglio sia le fasce che la zona centrale del campo, di crossare e anche di creare triangoli tra i giocatori offensivi. Ed è un sistema flessibile negli interpreti: nelle gare contro le big abbiamo visto Gacinovic sulla trequarti per dare più equilibrio e geometrie (un 10 interpretato ”alla Gasperini”), ma la versione migliore dell’Eintracht è quella fatta di bollicine e talento allo stato puro. Rebic, reduce da un fantastico Mondiale (gongola la Fiorentina, che ha il 50% della futura cessione), giostra alle spalle di Luka Jovic e Sebastien Haller: questi tre, messi tutti assieme e in un caos organizzato che li vede scambiarsi continuamente le posizioni, con Jovic ad agire da centravanti e gli altri due che possono allargarsi a formare un 3-4-3, rappresentano il ”triangolo magico” dell’Eintracht. Un triangolo che sfiderà una coppia centrale in forma strepitosa: Skriniar e De Vrij riusciranno ad annullare il magico trio? E l’Inter reggerà sulle fasce?

Difficile prevederlo, ma quel che è certo sono i gol e il rendimento altissimo per tre talenti che sono al posto giusto e al momento giusto, e hanno una fame allucinante. Rebic (’93) era stato scartato dalla Fiorentina, venendo prestato all’Hellas Verona e arrivando a una sorta di anno zero, e lo stesso vale per Jovic (’97), mandato a farsi le ossa da un Benfica che l’aveva ingaggiato senza convinzione e l’ha già perso (riscatto esercitato). Haller (’94) invece arriva dalla ”periferia” del calcio moderno: esordi nell’Auxerre, esplosione definitiva nell’Utrecht con 51 gol in una novantina di match, cessione all’Eintracht per 8mln (lo voleva anche la Lazio). Insieme, questi tre sono diventati le bocche da fuoco di una squadra che sorprende tutti: Haller e Jovic, in tandem, hanno realizzato 36 gol e 15 assist, per dire. E il trio, che in tutto fa 70 anni, ha numeri spaventosi: 20 gol stagionali per Jovic, 16 per Haller, 8 per Rebic, che diventano 6 per il serbo, 5 per il francese e uno per Rebic in Europa League. Esattamente la metà del totale per le tre stelline di una squadra che ha rilanciato molti giocatori: citiamo ad esempio Rode (scartato da BVB e Bayern), Kostic e Danny Da Costa (”giubilato” dal Leverkusen), oppure Hasebe che vive una seconda giovinezza e gioca anche da difensore centrale. E poi, ci sono i giovani talenti: oltre al trio delle meraviglie, con Jovic vicino al Barcellona per giugno e destinato a diventare una delle ”next big things” del calcio mondiale, va citato il giovane difensore N’Dika. Mentre l’esperienza viene data da due ex Serie A che, insieme ad Hasebe e Trapp, formano i ”vecchi” dello spogliatoio: nella rosa dell’Eintracht hanno trovato spazio anche Jonathan De Guzman e Gelson Fernandes, che fino all’infortunio era un titolare inamovibile. D’altronde, con quei tre davanti, serve equilibrio.

La formazione-tipo dell’Eintracht

ADI HUTTER, IL TECNICO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO

Il nome di Adolf Hütter, per tutti Adi, è nuovo per gli amanti del grande calcio, ma non per chi si diverte a spulciare le statistiche dei campionati minori. Hutter ha costruito lo Young Boys che è passato nel giro di un paio d’anni dalle scoppole in patria al titolo svizzero demolendo il Basilea (6-1) e alla Champions, e poi è approdato all’Eintracht per sostituire Nico Kovac: è stato accolto con scetticismo, ma ha costruito una squadra che gioca a calcio, ama attaccare con più elementi possibili, sa divertire e soprattutto si diverte. L’Eintracht di Hutter è la classica squadra nata su fondamenta già solide, e cresciuta ulteriormente a livello mentale dopo la vittoria della Coppa di Germania dell’anno scorso: i risultati europei nascono da quella vittoria, ma anche dalla crescita complessiva di quei 3-4 talenti che ormai sono pronti per il grande salto nelle big, e per spiccare il volo. Hutter ha disegnato la sua squadra con un 3-4-1-2 che vede sulle fasce un terzino offensivo come Da Costa e un’ala come Kostic, chiamati a creare superiorità in fase offensiva e stantuffare per coprire in fase difensiva: contro un 4-2-3-1, le catene esterne potrebbero soffrire, perchè messe in minoranza dalle sovrapposizioni dei terzini, ma anche trovare spazi in ripartenza. A centrocampo, muscoli e fosforo, e poi davanti una sorta di ”liberi tutti” che ha generato i grandi numeri del trio offensivo: libertà d’inventare che non significa disorganizzazione, ma che ha anche dato vita alle disattenzioni di troppo viste nella fase difensiva in Bundesliga, perchè a volte Rebic-Jovic-Haller non partecipano alla fase difensiva. D’altronde, all’Eintracht manca il grande centrale, e la squadra può soffrire se messa costantemente sotto pressione con un’aggressione ad alto ritmo: l’Inter saprà farlo? Questa è la domanda alla quale otterremo risposta il 7 marzo (a Francoforte, h. 19) e il 14 marzo (Milano, h. 21): sicuramente, l’Eintracht ha dalla sua età, sfrontatezza e un’idea di gioco moderna e chiara.

EINTRACHT, CHE TIFO! I TEDESCHI PUNTANO TUTTO SUL FATTORE-STADIO

L’Inter, che è in testa nelle presenze nella nostra Serie A, si troverà di fronte a un fattore-campo che ha fatto vittime nella fase a gironi e in generale in questa Europa League. L’Eintracht ha dalla sua un pubblico caldissimo, capace di incendiare la Commerzbank-Arena e spingere i suoi giocatori a imprese inaspettate, come il passaggio del turno in quel complesso girone. 51mila spettatori pronti a urlare, far tremare la terra (letteralmente) e intimorire gli avversari: chiedere per credere alla Lazio, che ha assaggiato entrambi i lati della tifoseria tedesca. Il timore della gara tedesca, ma anche le intemperanze a Roma: i tifosi dell’Eintracht misero a ferro e fuoco la Capitale, ”cavandosela” con una multa di 80mila euro e la squalifica per un turno subito tolta con la condizionale. Il tifo giocherà un fattore importante: l’Eintracht proverà a sfruttarlo per ottenere una grande vittoria in casa, l’Inter invece dovrà resistere e non uscire sconfitta a Francoforte. Resistendo nella sfida esterna, i nerazzurri avranno ottenuto un buon 30% della qualificazione: perchè l’Eintracht gioca tutto sull’entusiasmo, e perchè i giovani possono esaltarsi e ”spegnersi” altrettanto rapidamente.

INTER-EINTRACHT: NESSUN PRECEDENTE. MA I NERAZZURRI ”TEMONO” LE TEDESCHE

Non ci sono precedenti tra l’Inter e l’Eintracht Francoforte, squadre che non si sono mai affrontate nella rispettiva lunga storia, ma l’Inter non può sorridere per due motivi. Il primo è la recente ”allergia” alle tedesche: è curioso che una nazione capace di dare così tante soddisfazioni ai nerazzurri (Brehme e Matthaus, ma anche la Champions 2010 contro il Bayern e la rimonta con Leonardo) sia stata proprio quella che ha spento le recenti velleità europee dell’Inter. Le ultime quattro sfide contro avversarie tedesche (Schalke e Wolfsburg, a memoria) hanno visto l’Inter uscire sempre sconfitta, subendo sempre almeno due gol in ogni partita: l’Inter vuole spezzare questo rognoso tabù. E soprattutto vuole togliere il sorriso all’Eintracht: i tedeschi non hanno mai affrontato la Beneamata, ma hanno vinto quattro gare su sette contro le italiane, con uno score di quattro vittorie, due pareggi e un solo ko. Per vincere, l’Inter non dovrà sottovalutare l’avversaria e giocare al 100%, sfruttando il fattore-San Siro, uno stadio che può tagliare le gambe al ritorno: battere questo Eintracht darebbe una grande spinta al morale, e restituirebbe entusiasmo a un ambiente che sogna l’Europa League, ma è anche abituato a soffrire contro ogni avversario per il diabolico autolesionismo dell’Inter, in campo e fuori (vedi alla voce-Icardi). Vedremo come andrà, ma una cosa è certa: escludendo Siviglia, Chelsea, Arsenal e Napoli, i nerazzurri hanno pescato l’avversaria peggiore.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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