Avevamo perso le loro tracce per più di un anno, ma i whistleblowers di Football Leaks hanno fatto ritorno per quella che è già stata ribattezzata la ”Fase III” del loro processo di disvelamento del marcio che attanaglia il mondo del calcio europeo e internazionale: negli anni Football Leaks ha fatto luce su vari fenomeni, dai fondi d’investimento alle evasioni fiscali dei calciatori, e la nuova era (supportata sempre dal pool di giornali e siti EIC, che comprende anche l’Espresso, oltre a Der Spiegel e al gruppo Mediapart) delle rivelazioni è partita coi delicati documenti riguardanti il possibile stupro compiuto da Cristiano Ronaldo. Football Leaks però non si è fermata lì, e dopo un mese gli hacker che hanno fatto tremare il calcio in un paio di occasioni (e che ormai lavorano in pieno concerto con Spiegel ecc) si sono concentrati su altri argomenti scottanti. Dalla Superlega, alle magagne finanziarie di PSG e Manchester City con l’aiuto di Infantino, ad altre tematiche future: per fare qualche esempio, lo Spiegel ha iniziato oggi un’inchiesta di quattro puntate su Mansour e sul City, e presto dovrebbe pubblicare articoli su una positività all’antidoping che è stata volontariamente mascherata dall’UEFA e riguarda ”un campione e plurivincitore della Champions League”. Ma intanto andiamo a concentrarci su ciò che è già stato pubblicato: seguiteci in questo viaggio all’interno del football marcio.

SUPERLEGA: LE BIG HANNO TENTATO LE FUGHE DAI RISPETTIVI CAMPIONATI– Da anni ormai si parla della possibile creazione di una Superlega che vada a comprendere le big europee, portando al ”superamento” dei campionati nazionali e alla creazione di un format simile alla NBA: nessuna retrocessione, nessuna chance di salire sul carro a meno che non si venga invitati in un progressivo allargamento dei club, e soprattutto posto fisso all’interno del campionato per le prescelte, che così potrebbero investire vagonate di milioni senza correre il rischio di trovare ”annate storte” o mancate qualificazioni alle coppe. Insomma, l’Eldorado per pochi eletti, un autentico paradiso per le big che sembrava destinato ad essere solo un’idea campata per aria. E invece, era dannatamente reale. L’ha svelato il Der Spiegel, citando tappe e momenti decisivi per la potenziale Superlega: siamo nel 2016, quando Rummenigge propone ufficialmente ai club componenti l’ECA di creare qualcosa che vada oltre Champions, Europa League e singoli campionati. L’idea viene accolta in maniera più che benevola, e procede in maniera spedita: il Bayern chiede informazioni riguardo alle implicazioni legali ed economiche dell’addio alla Bundesliga, altri club fanno lo stesso senza esporsi ufficialmente. E l’UEFA, pur senza movimenti o addii ufficiali, è costretta ad intervenire: l’ECA viene ridotta a più miti consigli tramite il pagamento di una somma da spartire tra i club ”ribelli”, ma soprattutto nasce quella Super-Champions League che ha visto la luce nell’agosto 2018, e di fatto privilegia i campionati top a danno dei cosiddetti ”tornei minori”.

Vedi alla voce quattro club fissi per Italia, Germania, Spagna e Inghilterra. Ma la Superlega resta un autentico chiodo fisso, e nell’ottobre 2018 ecco il nuovo capitolo della telenovela: la società di consulenza Key Partners viene interpellata dall’ECA sulla spinta di Andrea Agnelli per valutare la fattibilità della Superlega. E risponde con una lettera datata 22/10. Si propone la nascita di una società con 11 big europee come azioniste: Juventus, Milan, PSG, Bayern Monaco, Real Madrid, Barcellona, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City e Manchester United. Questa società avrebbe creato la Superlega, e inoltre avrebbe già preso accordi sottobanco con TV e vari soggetti per rafforzare il proprio brand e assicurarsi diritti tv miliardari: sondaggi per la creazione di qualcosa che sarebbe nato dopo il 2021, data di scadenza della ”prova triennale” della Super-Champions. Insomma, era tutto apparecchiato, con buona pace dell’UEFA: a queste società dovevano aggiungersi Inter, Roma, Atletico Madrid, OM/Lione e Dortmund, ma anche Napoli, una squadra portoghese tra Porto e Benfica e probabilmente un altro team per arrivare a 20 club. Sarebbe nata così un’elite che avrebbe distrutto l’attuale sistema-calcio (e attenzione, il rischio è tutt’altro che scongiurato, se le big hanno quell’idea), e l’avrebbe fatto all’insaputa di tutti: un giorno all’improvviso, nell’anno domini 2021, i club avrebbero annunciato la scissione in blocco. E ora vedremo cosa succederà, perchè il clima è bollente: le altre 15 della Premier League hanno minacciato di intraprendere azioni legali contro Arsenal, Chelsea, Liverpool, City e Man U in caso di addio al torneo britannico. E sarebbero cause miliardarie.

PSG E MANCHESTER CITY: GIOCHI FINANZIARI CON L’OK DELL’UEFA, ECCO COME SI AGGIRA IL FAIR-PLAY FINANZIARIO– Aggirare il Fair-Play Finanziario, si può. E tutto questo si può fare grazie alla connivenza di amici potenti, anzi, potentissimi. I migliori sulla piazza. Ma partiamo dal principio. PSG e Manchester City hanno molto in comune: entrambe sono state trasformate in super-potenze dagli sceicchi, entrambe falliscono da anni l’assalto alla Champions League nonostante i trionfi nazionali, ma soprattutto entrambe erano delle squadre di piccolo/medio cabotaggio prima della ”trasmutazione da petroldollari”. Il Man City aveva vinto due titoli  (1936-37 e 1967-68), ma in seguito era sprofondato nel baratro del Championship, uscendone solo nel 2002: in seguito ha conosciuto la gestione Shinawatra, ma gli sceicchi hanno acquistato il club e l’hanno fatto passare dagli acquisti alla Rolando Bianchi, al fare incetta di campioni e star dallo stipendio-monstre nella gestione-Mansour. Il PSG, invece, nacque nel 1970 come costola del Paris FC (che era la squadra blasonata e ora langue tra Ligue 2 e Championnat National, la storia si ribalta) e vinse il suo primo titolo nel 1985-86 sotto la gestione-Borelli, ma finì ben presto col tornare a soccombere sotto i colpi del dominante OM di Bernard Tapie: nel 1991 venne acquistato da Canal+, che a suon di investimenti (Weah, Leonardo ecc ecc) lo portò nuovamente sul tetto di Francia (vittoria nella Ligue 1 1993-94 e nella Coppa delle Coppe 1995-96, ma nelle stagioni seguenti rischiò più volte la retrocessione. Almeno fino all’arrivo degli sceicchi qatarioti sul loro cavallo bianco.

Furono Sarkozy e Platini a organizzare l’acquisto del PSG da parte della famiglia Al-Thani e di Al-Khelaifi, e a trasformare di fatto la squadra parigina nella super-potenza attuale: col passare degli anni, gli sceicchi hanno alzato costantemente l’asticella nel tentativo di ottenere la Champions League, la loro ossessione. E hanno raggiunto l’apice nell’estate dell’acquisto di Neymar e Mbappé per 222mln e 180mln (prestito con obbligo di riscatto, da esercitare l’anno seguente). A quel punto, tutti quanti si sono chiesti: ma come fanno PSG e Manchester City a fare tutto questo stando nelle regole e nelle norme del Fair-Play Finanziario? Anche in questo caso, la risposta è semplice quanto la nostra immagine riflessa in uno specchio: non lo fanno, non ci provano neppure a restare nei paletti del FPF. Ma sono un passo avanti rispetto a tutti: i documenti pubblicati da Mediapart su ”imbeccata” di Football Leaks dimostrano che i due club degli sceicchi/emiri sono sopravvissuti grazie a un complesso sistema di doping finanziario, ottenuto attraverso sponsorizzazioni gonfiate e dal valore fittizio. Solo così PSG e Man City sono rimaste nel sostanziale pareggio di bilancio stabilito da un FPF che consente solo 30mln di deficit nel triennio preso in esame. E, stando ai documenti, l’hanno fatto solo grazie alla connivenza dell’UEFA, nelle persone di Gianni Infantino e Michel Platini: se da un lato Platini poteva trovarsi ad avere un lieve conflitto d’interessi riguardante al PSG qatariota (il figlio Laurent lavora per gli Al-Thani), dall’altro il comportamento di Infantino (se confermato) risulta inspiegabile. Stando ai documenti, l’attuale presidente della FIFA ed ex promotore del Fair-Play Finanziario aveva lavorato sottobanco per agevolare PSG e Manchester City, esautorando il Comitato Etico dell’UEFA ed evitando sanzioni afflittive per le due società.

Con questo modus operandi, di fatto Manchester City e PSG hanno ottenuto sanzioni all’acqua di rose per violazioni conclamate: il City ha ottenuto 60mln di multa che sono poi diventati 20, il PSG ha evitato una sanzione pecuniaria, ed entrambi i club hanno avuto rose ridotte in un blando settlement agreement. Per quel che riguarda il nuovo triennio a rischio, invece, il PSG ha inizialmente ricevuto l’obbligo a produrre 60mln di plusvalenze (ottenuti in modo fantasioso, vedi i 25mln per Berchiche), ma in seguito l’UEFA ha chiesto di poterne riesaminare la posizione e sta ancora tentennando (non a caso, i qatarioti stanno cercando di impedire questa mossa alla Federcalcio europea). Ciò che dimostrano i documenti di Mediapart è stupefacente e tremendo al tempo stesso: dalle carte risulta che il PSG fosse fuori dai parametri di oltre 215mln, e che Al-Khelaifi e Blanc trattarono con l’UEFA per evitare l’esclusione dalle coppe. Oltre a ridurre e poi cancellare la multa, il PSG arrivò ad ottenere l’ok dell’UEFA all’inserimento di sponsorizzazioni retroattive riferite al contratto con la Qatar Tourism Authority, che ufficialmente avrebbe dovuto portare 100mln l’anno dal 2013-14, ma in realtà ha consentito al governo del Qatar di pompare 1.8 miliardi di euro nelle casse del PSG. E il Manchester City ha usato uno schema simile, pompando nelle proprie casse 2.7 miliardi per mantenere i conti in ordine, almeno agli occhi di chi li avrebbe analizzati per capire come mai l’UEFA non ha inflitto sanzioni afflittive e l’esclusione dalle coppe. Nella fattispecie, per il PSG risultava avere un contratto quinquennale da 1.075 miliardi di euro complessivi dalla Qatar Tourism Authority (215mln annui), poi ridotti a 100mln su pressioni dell’UEFA nel 2014: le agenzie di revisione incaricate dall’UEFA di verificare il vero valore delle sponsorizzazioni (il cosiddetto ”fair value” presente nelle norme), Repucom e Octagon, ridimensionarono il contratto a 123mila euro la prima e 2.8mln la seconda.

Cifre in tono con un ruolo da ”araldi del Qatar nel mondo”, ma soprattutto cifre inferiori di 1750 (Repucom) e 77 (Octagon) volte rispetto all’importo messo a bilancio, che quindi era totalmente fuori dal mercato e dalla realtà. Per quel che riguarda il City invece, vengono contestati vari contratti di minor cabotaggio con aziende governative degli Emirati (oltre al già noto contratto-monstre con Etihad): nella fattispecie, quello con Aabar (fondo sovrano) e quello con Etisalat (gruppo telefonico), che portavano 17 e 18.5mln a stagione. Contratti che in realtà valevano 4 e 5mln, e che se derubricati al reale valore, avrebbero fatto salire le perdite triennali dei Citizens a oltre 235mln: addio Champions dunque, e questo fa capire il perchè i due club avrebbero lavorato per insabbiare tutto di concerto con Infantino e Platini, che si sarebbero incontrati anche con l’ad Ferran Soriano. I documenti dimostrano che PSG e Manchester City (che ovviamente non rispondono alle accuse, mentre Infantino parla di un complotto contro di lui) non avrebbero dovuto partecipare alle coppe, e cadere vittime di quel pugno duro che ha portato Dinamo Mosca, Galatasaray, Fenerbahçe e quant’altro all’esclusione dalle stesse. Invece, le big non vengono mai sanzionate, e chissà quanti casi simili sono stati insabbiati negli anni passati. Ora, però, tutto il castello di carte potrebbe cadere: il presidente della DFB (Federcalcio tedesca) vuole denunciare Infantino per il suo comportamento, e discutere all’UEFA della questione. Cosa succederà? Difficile capirlo, e questo non è il solo scheletro nell’armadio per i Citizens.

MANCINI, IL CITY E L’AL-JAZIRA: CONTI OFFSHORE PER AGGIRARE IL FPF?– Oltre alle spese folli per gli acquisti, del Manchester City hanno sempre sorpreso gli stipendi-monstre concessi ai vari allenatori. Attualmente Guardiola percepisce circa 20mln annui, ma anche Roberto Mancini era tutt’altro che mal retribuito. E proprio attorno agli emolumenti garantiti al Mancio gira l’inchiesta pubblicata ieri dall’Espresso: stando ai documenti girati da Der Spiegel al settimanale d’inchiesta italiano, l’attuale ct dell’Italia avrebbe ricevuto pagamenti tramite conti off-shore. Il tutto per aggirare il Fair Play Finanziario, e tramite un sistema che andava a coinvolgere società con sede alle Mauritius e holding di proprietà di Mansour_ ovviamente Mancini e il City si sono rifiutati di commentare le rivelazioni del polo investigativo EIC, ma il quadro viene dipinto in maniera cristallina.

Il City avrebbe aggirato parte delle restrizioni del Fair-Play Finanziario pagando una percentuale dello stipendio del Mancio attraverso l’Al-Jazira, di proprietà di Mansour, e la banca Barclays, ai tempi di proprietà di… Mansour! Che, ovviamente, era ed è il patron dei Citizens. Il sistema viene scoperto da un documento datato il 25 marzo 2011: 1.8mln di sterline vengono accreditati su un conto di Ancona (Mancini è jesino, ndr) intestato ufficialmente alla Sparkleglow Holdings Ltd, che ha sede alle Mauritius (paradiso fiscale). La causale è la seguente: ”pagamento di attività svolte dal signor Roberto Mancini per conto dell’Al-Jazira”. E il punto è semplice, visto che Mancini non ha mai avuto nulla a che fare col club emiratino, e non ha mai visto i suoi giocatori neppure in foto: a questo aggiungiamo che guarda caso la Sparkleglow è nata nel dicembre 2009, qualche giorno dopo l’ingaggio di Mancini da parte dei Citizens (19/12/2009). E che pochi giorni dopo il primo bonifico sopraccitato, riceva un altro bonifico di 437.5mila sterline proveniente direttamente dal City attraverso Barclays. Il ”giochino” fatto per ridurre il rosso del City in ottica-FPF prosegue negli anni a venire, ma vede cambiare la società: nel 2011 l’Al-Jazira firma un nuovo contratto di consulenza con la Italy International Services (IIS) con sede a Roma, affidata alla fiduciaria Fidor (il cui consulente legale è la signora Silvia Fortini, moglie di Mancini) e con il Mancio all’interno della compagine azionaria di ISS.

Il contratto viene spiegato come ” consulenze relative a questioni calcistiche, di marketing, di pubblicità, consulenza strategica su temi commerciali relativi al calcio”: l’Al-Jazira si impegna a pagare in totale 9mln di euro, con 1.8mln versati istantaneamente al momento della firma e il resto in tranche trimestrali per due anni. Come si legge sull’Espresso, non tutta la cifra viene saldata: la società registra un fatturato di 3.6mln nel 2011 e di 3.3mln nel 2012, poi i ricavi crollano a 3mila euro nell’annata seguente. Il motivo è presto detto: Mancini viene esonerato nel maggio 2013, quindi i pagamenti dell’Al-Jazira e di Mansour cessano. E per chi avesse ancora dubbi sul giro che porta il danaro dal Manchester City ad Adug (controllata di Mansour), e poi ad Al-Jazira e a IIS, citiamo il documento firmato da uno stimato dirigente del Man City: ”Puoi per favore controllare con Al Jazira lo stato dei pagamenti della consulenza di Roberto di gennaio? La cifra è di 796.903 sterline. Il denaro è stato inviato dal Manchester City ad Adug il 19 dicembre, per essere poi trasferito all’Al-Jazira. Il pagamento doveva essere effettuato il 5 di gennaio, ma al momento non è stato ricevuto da IIS”. Una e-mail hackerata e resa pubblica da Football Leaks, che vale più di mille parole.

INTER E MILAN: DISPARITÀ DI TRATTAMENTO DALL’UEFA?– Oltre al Mancio-gate, l’Espresso pubblica anche documenti riguardanti il trattamento di Inter e Milan da parte dall’UEFA, che hanno fatto scatenare i tifosi rossoneri. Ciò che è stato pubblicato, dimostra che l’Inter aveva ottenuto un passivo di 165mln nel triennio 2012-14, vedendosi infliggere un pesante settlement agreement col quale convive tuttora, mentre il Milan per 121mln di passivo dal 2014 al 2017 era stato escluso dalle coppe. Nessun complotto e nessun inganno anti-milanista, però, perchè dietro alla disparità di trattamento ci sono motivazioni ben radicate. Partiamo dall’Inter: la società guidata da Thohir venne multata in maniera più soft perchè ereditò la difficile situazione dell’Inter morattiana, che aveva caricato di deficit il proprio bilancio nella ricerca del successo, e in seguito si è guadagnata qualche libertà in più a suon di campagne acquisti lacrime e sangue, e riducendo il passivo. Il Milan, invece, aveva ricevuto la pena massima perchè di fatto si era ritrovato a sfidare l’UEFA per la scellerata politica estera di Fassone (l’uomo che mandò l’Inter in settlement agreement) e Mirabelli: i rossoneri, già sotto osservazione per le violazioni del triennio 2014-17, avevano caricato il bilancio con un corposo aumento degli ingaggi e una campagna acquisti che (obblighi di riscatto compresi) sfiorava quota 250mln. Capite anche voi che una mossa simile viene vista come potenzialmente ”annientante” per le finanze del club, e che l’UEFA abbia preso provvedimenti. Che piaccia o no, soprattutto vedendo cosa è successo a PSG e Manchester City, succede questo quando le normative vengono applicate correttamente. E poi il Milan ha potuto rinegoziare tutto con l’arrivo di Elliott: a proposito, la società rossonera non sa ancora di che morte dovrà morire, assurdo.

E, tornando all’Inter, Football Leaks spiega anche come i nerazzurri hanno potuto fare mercato. Con operazioni di finanza creativa, che hanno avuto anche altissime percentuali di rischio. Vedi alla voce-Shaqiri: Mancini, che poi l’ha ridimensionato di mese in mese, lo voleva ad ogni costo, e Fassone studiò col Bayern un modo per acquistarlo restando nei paletti imposti al 30 giugno. Prestito secco con obbligo di riscatto a 15mln, a condizione che si verifichi una delle tre condizioni stabilite nel prestito dall’8 gennaio al 31 dicembre 2015: utilizzo in una gara (ufficiale o amichevole) dal 1° luglio al 31 dicembre, non utilizzo in nessuna partita nello stesso periodo per infortunio o squalifica, piazzamento tra le prime 17 al 31/12. Insomma, l’Inter non poteva non riscattare Shaqiri, e così si spiega perchè si trovò a venderlo in fretta e furia allo Stoke City: l’operazione di riscatto da 15mln avrebbe squilibrato il bilancio, l’acquisto dello Stoke per 14.5 l’ha rimesso parzialmente in sesto e ha evitato ulteriori guai. Chi ci ha guadagnato dunque? Solo lo svizzero e attuale ala del Liverpool: Shaqiri è passato da 93mila euro al mese percepiti al Bayern a 343mila euro mensili allo Stoke. Mica male no? E dopo questo, le rivelazioni sono finite: vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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