Sporting

Guerra fredda. Anche se siamo in estate. È ciò che si sta consumando nello Sporting, che vive probabilmente i mesi più difficili sulla storia, il tutto per situazioni che col campo non hanno assolutamente nulla a che fare: lo storico club della gente e dell’orgoglio biancoverde, quello del motto ”Esforço, Dedicação, Devoção e Glória!”, vive infatti un momento di faíscas e tensão (scintille e tensione), che l’hanno trasformato in un paio di mesi in un’autentica polveriera.

LITI, AGGRESSIONI E… RESCISSIONI: I MESI DI FUOCO DELLO SPORTING– Il momento difficile dello Sporting è iniziato pochi giorni dopo il via della primavera, la stagione in cui aumentano le emozioni e… il nervosismo. Per la precisione, è iniziato in quello che poteva essere il momento di svolta di un’annata che ha visto i Leões chiudere al 3° posto nella Liga NOS con 78 punti (-10 dal Porto campione, -3 dal Benfica) e perdere la finale della Taça Portugal contro il modesto Desportivo Aves, ma soprattutto uscire ai quarti di finale di Europa League contro l’Atletico Madrid: il primo ”fattaccio” capitava proprio dopo il 2-0 patito al Wanda Metropolitano dai colchoneros, quando il presidente Bruno de Carvalho, uomo vulcanico e dalle reazioni mai banali, sfogava tutta la sua rabbia per la pessima prestazione della squadra in un lungo post Facebook. I membri della rosa venivano definiti dei bambini che pensano solo al proprio interesse e a intascare denaro, facendo ovviamente scattare la dura reazione dello spogliatoio: il primo a rispondere al patron dei biancoverdi era Rui Patricio, capitano e bandiera dello Sporting, seguito dai vari Coentrao, Gelson Martins e quant’altro. Come far scoppiare un putiferio, e non senza conseguenza: Bruno de Carvalho (da qui in poi BdC), da uomo fumantino qual è, aveva messo fuori rosa 19 giocatori della rosa, tra cui figuravano i vari Patricio, Bruno Fernandes e tutti i giocatori più rappresentativi del club, salvo poi creare una tregua armata e reintegrare tutti (tranne Coentrao che, se fosse stato possibile a livello regolamentare, sarebbe stato rispedito al Real Madrid) per la sfida di campionato contro il Leixoes e per la successiva gara contro l’Atletico. E per poco al Josè Alvalade non succedeva il colpaccio, col Leões capaci di battere 1-0 i futuri campioni dell’Europa League e sfiorare il 2-0 che sarebbe valso i supplementari.

Il peggio, però, doveva ancora venire. La tregua, come dicevamo sopra, era armata, e a metà maggio ecco la rottura tra giocatori e tifosi: 50 ultras dello Sporting, o per meglio dire 50 teppisti senza vergogna, entravano incappucciati all’accademia di Alcochete nell’unico giorno in cui la dirigenza non assisteva agli allenamenti (dettaglio che tornerà utile nel paragrafo seguente) e aggredivano i talenti biancoverdi a suon di cinghiate e sprangate. Almeno una decina i feriti, con Battaglia, Misic e Dost a riportare le conseguenze più gravi e l’olandese ”ricucito” alla testa con svariati punti di sutura. A quel punto scattava la rappresaglia dei giocatori, che si dicevano disposti a chiedere la rescissione in massa e non giocare la finalissima della Taça Portugal: una finale che poi è stata giocata per onor di firma (e persa), mentre qualcuno iniziava a tessere la lunga tela che ha generato il caos attuale. I giocatori sono passati all’azione, e hanno chiesto in blocco la rescissione del contratto per giusta causa: dietro a questa mossa c’è la volontà di sfruttare quanto è accaduto ad Alcochete per ripartire altrove e dopo un addio a parametro zero, ma soprattutto c’è una regia ben precisa, come vedremo in seguito.

SPORTING VS GIOCATORI: LA REGIA DI JORGE MENDES (E NON SOLO) ALLA BASE DEL CAOS?– Si può dire che l’aggressione degli ultras sia stata lo ”strappo nel cielo di carta” teorizzato da Pirandello durante ”Il fu Mattia Pascal”: fino ad allora tutto sembrava normale all’interno del club sportinguista, ma dopo quel fatto è successo di tutto, e sono emerse allo scoperto tutte le tensioni interne e le pressioni esterne che gravano sullo Sporting. Partiamo da un assunto: BdC, uomo che come dicevamo poc’anzi è noto per le sue opinioni mai banali e per il suo carattere vulcanico e sull’orlo dello zampariniano, non si è certamente fatto amare da tutti quegli operatori di mercato che gravitano intorno a un calcio senza regole come quello portoghese: nella Liga NOS e nel calcio locale, infatti, i soldi sono pochi e la necessità di legarsi a fondi e quant’altro ancora maggiore, ma soprattutto l’assenza di limiti sugli extracomunitari consente la proliferazione e la diffusione di forme di trasferimento poco consuete. E proprio lo Sporting, al pari del mendesiano Rio Ave e dell’Estoril guidato dalla Traffic, è stato a lungo un porto di mare per giocatori di dubbio e valore e per le manovre di Gestifute: tutto questo è successo durante la gestione del predecessore di BdC, quel Godinho Lopes che ha consentito a Jorge Mendes di spopolare e prendere potere all’interno del club. In quel periodo, c’era solo JM a intermediare gli acquisti e le cessioni dei Leões, ma soprattutto si creavano continui debiti con Gestifute che venivano risolti nel modo più (auto-censura, evitiamo gli sproloqui) possibile: vendendo scientificamente percentuali dei cartellini dei giocatori. E così, BdC si è trovato in mano una situazione francamente insostenibile al momento del suo arrivo nello Sporting, coi 3/4 dei giocatori non totalmente di proprietà del club (tra Doyen, Kia Joorabchian, Mendes e le sue Gestifute/Quality Football Ireland, Stellar Group e tutti i fondi della galassia) e agenti pronti a battere cassa in ogni istante o costringere il club a cedere il ragazzo in questione (vedi Joao Mario: Mendes ha ricavato il 25% dalla cessione, pur non essendo nè agente, nè intermediario). Quando le cose stanno così, ci sono due possibili reazioni: guerra totale ai fondi/super-agenti, oppure continuità nel piegarsi alle richieste di ognuno di questi soggetti. Ovviamente, BdC ha optato per la prima strada e si è fatto parecchi nemici: Doyen l’ha portato in tribunale (e, inspiegabilmente, ha vinto) per ottenere la percentuale sulla cessione di Rojo al Manchester United, Jorge Mendes invece ha iniziato una lunghissima guerra fredda che ha avuto il suo culmine dopo l’aggressione ai giocatori. Nei mesi ed anni precedenti all’accaduto, infatti, JM ha rafforzato la sua posizione all’interno della rosa dello Sporting e assunto la procura/intermediazione di svariati talenti dei Leões.

E naturalmente, è stato lesto a cavalcare l’onda: ha intermediato la possibile cessione di Rui Patricio al Napoli prima e al Wolverhampton poi (e qui potremmo aprire una parentesi di due ore: i Wolves sono il ”parco-giochi” di Mendes, e comprano/vendono solo suoi assistiti dall’acquisto da parte del fondo Fosun, co-proprietario di Gestifute, leggere qui per credere), e quando BdC ha fatto saltare il passaggio del portiere del Portogallo in Premier League alzando improvvisamente la richiesta a 20mln (da 18), è passato al contrattacco. Secondo la posizione ufficiale del club, la trattativa col Wolverhampton è saltata perchè ”l’intermediario Jorge Mendes ha chiesto di ottenere 7mln dall’affare senza averne diritto”, e la cosa non ci stupisce: JM non è più l’agente di Rui Patricio (passato a Gonçalves e alla ProEleven), ma reclamava una percentuale che gli era stata garantita da Godinho Lopes, che gli aveva ceduto parte del cartellino del portiere stornando un debito. Di quei 7mln richiesti, 3 venivano dall’affare Rui Patricio e 4 dal vecchio passaggio di Adrien Silva al Leicester, quello che per inciso è slittato a gennaio dopo che il contratto era stato depositato pochi minuti dopo la chiusura ufficiale del mercato britannico: anche Silva non era più di Gestifute e di Mendes, ma per lo stesso motivo JM chiedeva una percentuale sul trasferimento. Ovviamente BdC ha detto no e fatto saltare tutto col Wolverhampton mendesiano, scatenando la reazione del super-agente: immediatamente Rui Patricio ha chiesto la rescissione contrattuale dallo Sporting perchè oggetto di ”aggressioni verbali e fisiche, di violenza privata e psicologica”, motivando il tutto con una lunga lettera che è stata ripresa paro paro da Daniel Podence: in seguito, hanno presentato domande simili Rodrigo Battaglia, Gelson Martins, William Carvalho, Bruno Fernandes, Cristiano Piccini, Marcos Acuña e Bruno Fernandes, e altri arriveranno. E qui ci sono due particolarità, o meglio tre: la prima è che (a parte Piccini e Acuña), tutti i giocatori hanno o hanno avuto Mendes come agente/intermediario, la seconda che il giocatore maggiormente ferito nell’agguato dei tifosi (Bas Dost) non ha chiesto la cessione perchè sa che l’accaduto non va ascritto al club e non vuole creare un danno economico alla società, la terza si chiama invece Raphinha. Giocatore che non c’entra nulla con l’interista e fratello di Thiago Alcantara, ma che sicuramente stabilirà un record: il classe ’96, autore di una grande annata col Vitoria Guimaraes (15 gol in 32 gare), è stato ufficializzato dallo Sporting e dopo 24 ore aveva già chiesto la rescissione contrattuale. Inutile dirvi chi sia il suo agente, lo sapete già, ed è inutile dirvi anche chi abbia spinto per l’addio di Jorge Jesus: il tecnico aveva preparato la partenza accusando Bruno de Carvalho di essere il mandante dell’aggressione, motivando questo sospetto con la già citata assenza dei dirigenti all’allenamento, e qualche giorno fa ha salutato la compagnia approdando all’Al-Hilal.

E, siccome nessuno vuole allenare una squadra che al momento come acquisto certo ha il solo Bruno Gaspar (disastroso terzino ex Fiorentina), lo Sporting si è ritrovato a inseguire Felipao Scolari (in netto declino, è stato esonerato dal Guangzhou e quattro anni fa colava a picco nel Mineirazo) come possibile tecnico. E intanto, deve fare i conti con le richieste di rescissione a pioggia dei suoi talenti, che dovranno essere ratificate prima dal Tribunale Federale portoghese, e poi dall’UEFA ed eventualmente dal TAS: la sensazione è che verranno respinte perchè non ci sono gli estremi per questi addii a raffica, ma quando ci sono di mezzo i fondi e Jorge Mendes nulla va dato per scontato. Anche perchè Mendes (che deve ricostruirsi una verginità dopo che è stato distrutto mediaticamente da Football Leaks e dallo scandalo-evasione), e ormai lo sapete già se leggete da tempo queste pagine, è tanto bravo a dare e radicarsi nei club, quanto a scappare e portare via tutta la cristalleria che lui stesso aveva contribuito a scappare: il più classico tra gli agenti che ”se vogliono una cosa se la prendono” (vedi alla voce Nuno Espirito Santo e fuga verso il Depor), fregandosene dei regolamenti e dell’ordine costituito. Con buona pace di BdC e dello Sporting, che stanno subendo un autentico attacco da quei poteri forti che avevano combattuto nei mesi e anni scorsi: qualcuno salvi lo Sporting Clube, e la credibilità del sistema-calcio europeo.

(di Marco Corradi, @corradone91)

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