I fondi d’investimento e gli sceicchi non sono più un’esclusiva del calcio europeo o del futbol sudamericano, e dobbiamo prepararci a vedere situazioni surreali in ogni continente e in ogni stato: d’altronde, in un calcio sempre più globalizzato e tendente al business o alla ricerca immediata della vittoria, la poesia sparisce anche dove meno te l’aspetti. E può capitare che uno sceicco investa in Egitto e decida di stravolgere completamente le gerarchie del calcio locale. Il modus operandi è quello visto tante volte nel Vecchio Continente: prendi una società senza apparente tradizione sportiva, la inondi di denaro e la trasformi in una super-potenza capace di vincere tutto, o almeno di provarci.

È successo anche in Egitto, è successo all’ormai non più esistente Al-Assiouty FC. E non stupitevi se non lo conoscete minimamente e la vostra cultura sul calcio della terra dei Faraoni si limita all’Al-Ahly (a lungo club più titolato al mondo, e casa del genio Aboutrika), allo Zamalek e a qualche elemento della nazionale (Trezeguet, El Hadary e Salah, vero?) che è uscita nella fase a gironi dei Mondiali: anche noi, fino a quando ci sono capitate davanti le notizie provenienti dalla terra delle piramidi, non conoscevamo minimamente questa piccola società. Ma si sa, le cose più assurde succedono all’improvviso, ed è così che l’Al-Assiouty si è trasformato in qualcos’altro, e si è candidato a diventare una delle prossime potenze del calcio africano: sin qui la storia del piccolo club si limitava alla promozione nel massimo campionato egiziano avvenuta nel 2016-17, al 9° posto della stagione 2017-18 e all’eliminazione nelle semifinali della Coppa d’Egitto contro lo Smouha, subita dopo aver eliminato il fortissimo Al-Ahly nei quarti.

Una piccola impresa che forse ha contribuito a far partire la nuova storia della società, o forse no. Sta di fatto che l’Al-Assiouty è stato ceduto al ricchissimo sceicco saudita Turki Al-Sheikh, che ha avviato un’opera di customizzazione e demolizione di tutto quanto esistesse già: via lo stemma storico del club, dentro un nuovo nome e una nuova politica societaria. Dall’Al-Assiouty al neonato Pyramids FC, con un nome spendibile anche in Europa, che va a richiamare una delle caratteristiche-chiave dell’Egitto stesso e della sua storia, ma soprattutto un’opera fatta di spese folli e investimenti da club di media classifica europea. L’idea di Al-Sheikh è quella di creare un’alternativa ad hoc all’Al-Ahly, che di fatto per storia e tradizione è la Juventus d’Egitto: vince quasi sempre (39 titoli e 36 Coppe d’Egitto), ha conquistato 8 Champions League africane e fatto varie apparizioni nel Mondiale per Club, risultando per qualche anno il club più titolato al mondo. Il Pyramids FC dunque nasce per spodestare l’Al-Ahly e diventare entro un paio d’anni la favorita alla vittoria nella Champions africana, ma soprattutto nasce con un’anima brasiliana e vincente.

ALBERTO VALENTIM, KENO, RIBAMAR E QUALCHE NAZIONALE: LE FOLLI SPESE DEL PYRAMIDS FC– Le spese folli del neonato (rinato?) club hanno tenuto banco negli ultimi giorni, spodestando anche i Mondiali tra i trend topics del calcio africano. Il Pyramids FC (se il nome, oltre alle piramidi, vi ricorda il giochino per cellulare, siete delle brutte persone come chi scrive) ha iniziato a fare fuoco e fiamme, spendendo in pochissimi giorni qualcosa come 30mln di dollari: e intende spenderne altrettanti per dare vita a una squadra-monstre. Il presidente (o meglio, facente funzioni) del club sarà Hossam Al-Badri, storico tecnico dell’Al-Ahly e dell’Olimpica egiziana che vinse anche la Champions con la Juventus d’Egitto, il team manager e volto del club un certo Ahmed Hassan: di professione ex centrocampista, ma soprattutto leggenda imperitura del calcio egiziano con le sue 184 presenze e 33 gol in nazionale e quattro Coppe d’Africa vinte (1998, 2006, 2008, 2010). Al-Badri inizialmente doveva essere il tecnico, e invece per la panchina è stato piazzato un colpo notevole: ecco Alberto Valentim, ex tecnico del Palmeiras e fino a qualche giorno fa mister di un Botafogo che non stava sfigurando in Copa Sudamericana e nel Brasileirao (9° posto, 17 punti in 12 match). Valentim, ex Siena e Udinese da giocatore e tecnico decisamente promettente per il suo gioco offensivo e le sue capacità gestionali nonostante la giovane età (43 anni), è il secondo allenatore che lascia il Brasileirao in pieno campionato: Fabio Carille aveva mollato il Corinthians per approdare nella neopromossa araba Al-Wehda (La Mecca), lui ha mollato tutto per il Pyramids FC.

E, ingaggiandolo, il club si è dotato di un’anima brasiliana. Valentim ha caldeggiato l’acquisto di Lucas Ribamar (ex Monaco 1860) dall’Atletico Paranaense per 4mln (5 gol nelle fila del Furaçao), ma soprattutto il grande colpo chiamato-Keno: l’attaccante del Palmeiras, determinante nell’avvio di stagione con 10 gol e 7 assist nonchè nei precedenti successi della Palestra Italia, ha lasciato a sua volta il Brasile per 4mln e rappresenterà la stella del campionato egiziano insieme ai nazionali locali. Entrambi, come d’altronde Valentim, sono stati convinti a suon di milioni d’ingaggio, e anche il resto del calciomercato del Pyramids FC è stato sfavillante. Da squadra modesta, l’ex Al-Assiouty si troverà ad avere in rosa i nazionali egiziani Aly Gabr (ex WBA, che non l’ha riscattato dopo la retrocessione) e Tarek Hamed, pilastri della difesa e del centrocampo dei Faraoni, che arrivano per 6mln dallo Zamalek, ma non solo: ecco Mohamed Fathy dall’Ismaily, Mohamed Hamdy dall’El-Masry per 1.1mln, Mohamed Farouk dall’Arab Contractors (club che lanciò Salah) e gli U23 Mohamed Magdy Afsha e Naser Mansi, arrivati dall’ENPPI e dal Dakhleya per 1.8 e 2mln rispettivamente. Insomma, una rosa fortissima per quel campionato, alla quale si è aggiunto anche il pilastro difensivo di quella Siria che ha sfiorato la qualificazione ai Mondiali: Omar Al Midani è stato strappato all’Hatta (Emirati Arabi) e pur avendo 24 anni porterà esperienza internazionale e forza fisica. Alberto Valentim, già adesso, ha una rosa per vincere il campionato, e otterrà altri campioni: d’altronde, quando tu puoi permetterti di spendere milioni e gli altri club ragionano sulle centinaia di migliaia di euro (500mila euro sono già una cifra altissima per i trasferimenti egiziani: Salah costò al Basilea 1mln circa, ed era un trasferimento record fino a poco fa), tutto può succedere.

E così, la politica d’investimenti multimilionari del 37enne Turki Al-Sheikh andrà a sconvolgere il calcio africano: gli investitori esteri lo seguiranno a ruota, oppure il Pyramids FC resterà un’entità isolata destinata a dominare e strappare giocatori agli altri club a peso d’oro?

(di Marco Corradi, @corradone91)

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